Informazioni su robert quiet photographer

sagittario, vivo in Italia e mi sento Europeo. sagittarius, Living in Italy and feeling European. Photography and visual arts are in my hearth.

I went into a (small) forest and…

Sono andato in un (piccolo) bosco e…                english text? scroll down, please :-)

Qualche giorno fa, prima delle grandi piogge  ho fatto una passeggiata in un piccolo  parco non lontano da casa. Per fare un poco di movimento, tenermi in forma, respirare aria un poco più pulita del solito. Non intendevo fare fotografie (anche perché gli alberi mi riescono quasi sempre male) pertanto avevo lasciato le mie macchine fotografiche a casa,  in mano tenevo solamente i bastoncini da nordic walking.

A few days ago, before the heavy rains I went for a walk in a small forest in a park not far from home. Just to move a little bit, to keep my body working and breath some fresh air. I had not planned to make photographs and I had left my cameras on their shelves. In my hands just nordic walking sticks.

Molti fotografi amano parlare delle loro attrezzature: questa marca è meglio di quell’altra perché….bla…bla…bla… Many photographers love to discuss about their gear, this brand is better that that one because …bla…bla…bla…

Ma un altro  detto comune dice che la miglior macchina fotografica è quella che hai con te quando ti serve.  But another saying says that the best camera is the one you have with yourself when you need it.

E allora quando ero nel bosco e ho visto certe luci fra gli alberi ho pensato che grazie alla tecnologia odierna una fotocamera l’avevo con me: quella del mio cellulare. Quella era la miglior macchina fotografica in quel momento!

Than when I was in the wood and saw certain lights I thought that thanks to today’s technology I had a camera with me: the one of my mobile phone. That was the best camera in that moment!

Come (quasi) sempre suggerisco di cliccare sulle immagini per una visione migliore, commenti e critiche sono benvenuti. Grazie :-)

As (almost) always I suggest to click the images for a better view, comments and critics are welcome. Thanks.

My slow photography, N°3

La mia fotografia lenta, N°3

Giornate di pioggia, continuo a lavorare sulle foto analogiche del mio piccolo viaggio …

Rainy days, I work on the analogue photos from my short trip…

Suggerisco di cliccare sulle foto per una visione migliore.

I suggest to click on the photos for a better view.

La prima parte di questa seria la trovate qui e il  prologo qui. Se volete saperne di più sul perché a volte amo fotografare in analogico potete leggere questo articolo.

You can find the first part of this serie here and the prologue here. If you like to know more why sometimes I like to photograph analogue you can read this post.

Happy Birthday Robert!

Buon Compleanno Robert!      please scroll down for english text, thanks

E’ una fotografia duplice, quasi un dittico. Scattata attraverso una finestra sporca, appannata la sua mano tiene una piccola bambola davanti a un orizzonte storto dove un mare grigio s’incontra con un cielo altrettanto grigio. Sotto uno specchio che riflette solo il vuoto è appoggiato alla finestra stessa. Attraverso entrambe le immagini le parole “Sick of Goodby’s” appaiono come fossero scritte nel sangue.

E’ un grido di disperazione, l’urlo di una perdita. Con questa foto, scattata nel 1978 Robert Frank esprime la propria stanchezza, il proprio dolore per le tragedie che hanno colpito la sua vita. La sua fotografia è sempre stata una fotografia ruvida, aspra non patinata ma che colpisce in modo diretto. In un intervista Robert Frank spiega che dopo la morte della figlia Andrea (incidente aereo, 20 anni) il suo modo di fotografare è cambiato: non più far vedere quello che vedeva ma quello che sentiva. E per far questo se necessario “distrugge” la fotografia, usa polaroids, collages, graffia le foto, ci scrive sopra.

“Sick of Goddby’s” che potete vedere qui è la foto di Frank preferita da Lou Reed suo grande amico, che la commenta in questo articolo.

It’s a dual image taken through a smudged window. His hands holds a small doll against an horizon where sea and sky meet, both grey. Beneath a mirror against the same window reflects emptiness. Across the images, as if the were written in blood the words “Sick of Goodby’s”

It’s a visual anguish, a real scream. With this photo, taken in 1978 Robert Frank states his tiredness, his torment for the tragedies which hit his life. His photography has always been rough, not polished. But a photography which hits directly your feelings. In an interview he declared that after the death of his daughter Andrea (plane crash, age 20) his way to photograph changed: no more to illustrate what he was seeing but to communicate what he was feeling. And to do this when necessary he destroys the photos, works with polaroids, scuff the negatives, writes on them.

“Sick of Goodby’s” which you can see here  is the photograph from Frank that his friend Lou Reed prefers: you can read his comment in this post.

Robert Frank ha compiuto 90 anni domenica. Per celebrare questa sera scorrerò le pagine di un altro suo libro denso di emozioni, storylines. Tanti Auguri Robert!

Last sunday was Frank’s 90th birthday. To celebrate it tonight I’ll go through the pages of one of his  beautiful books: storylines. Happy Birthday Robert!

 Questo post è stato ispirato da questo articolo (in inglese) sul “The Guardian” che consiglio vivamente di leggere.  This post has been inspired by this article on “The Guardian” which I do suggest to read.

Here there was a wall

Here there was a wall  -  Qui c'era un muro - foto rkr©2014

Here there was a wall – Qui c’era un muro –                                                      foto rkr©2014

Qui c’era un muro                                   scroll down please for english text, thanks

25 anni fa cadeva il muro a Berlino. Io l’ho visto in televisione. Come molti di noi. 138 persone sono morte nel tentativo di superare questa barriera che ha diviso la città per quasi 28 anni.

Berlino era la città che i miei nonni negli anni ’30 dovettero abbandonare per le loro idee, era la città che mio padre ragazzo dovette abbandonare insieme a loro. E dire addio alla scuola, agli amici, alla casa…

Check Point Charlie -     foto rkr ©2014

Check Point Charlie –                                                                                                        foto rkr ©2014

E allora in questo anniversario questa settimana voglio postare alcune foto che ho scattato a Berlino qualche anno fa, sono semplici istantanee. Ma che diventano un piccolo tributo…

 It is the 25th anniversary of the fall of the Berlin wall. I saw it in television. As many of us. 138 people died in the attempt to go on the other side of this barrier which divided the city for almost 28 years.

Memorial to the Murdered Jews of Europe, by Peter Eisenman

Memorial to the Murdered Jews of Europe, by Peter Eisenman          foto rkr©2014

Berlin was my grandfathers’s city, the city they had to leave in the ’30s because of their ideas. The city my father, a young boy in that time had to leave together with his parents, saying farewell to the school, his friends, home…

Than in this anniversary this week I desire to post a few pictures I took in Berlin years ago. They are simple snaps. But they become a small tribute..

My slow photography, N° 2

La mia fotografia lenta, N°2

Avevo parlato della mia fotografia lenta pochi giorni fa, in questo post. Le pellicole sono state sviluppate, sono in fase di scansione, selezione e post produzione. Per chi fosse impaziente e curioso (ma non sono tutti i fotografi curiosi?) anticipo qualche scatto per chi è curioso, anche un paio di foto della Voitglander Bessa R adoperata in quella piccola vacanza. Potete cliccare sulle foto per una visione migliore. E i vostri commenti, critiche e suggerimenti sonno sempre benvenuti, grazie.

I already mentioned my slow photography a few day ago in this post. Films have been developed, actually I’m in the scanning, selecting and processing phase. For the impatient and curious  ones (but aren’t all the photographers curious?) I anticipate a few photos, included a couple of the Voitglander Bessa R I used in this short non photographic holiday. You can click the photos for a better view. And  your comments, critics and suggestions are welcome, thanks.

In the kitchen n°6, creativity and exercises

In cucina n° 6, creatività ed esercizi  2014_10_rob-351-1

Alcuni, tanti  anni fa per motivi di lavoro ho collaborato con una persona molto creativa. A quel tempo non mi interessavo di creatività e ricordo rimasi molto stupito dal sapere che questa persona “insegnava” creatività ai propri studenti. Io pensavo che la creatività fosse una dote acquisita, uno si svegliasse al mattino e avesse  un’idea nuova.

A few years ago, many years ago unfortunately because of my job happened me to collaborate with a very creative person. In that time I wasn’t interested in the creativity and I remember I was very surprised to know that she was teaching her pupils how to be creative. I believed that creativity was an innate characteristic people could have, like someone wake upo in the morning and has a new idea.

 Niente di più sbagliato! Certamente può esserci una predisposizione ma si può diventare creativi. Curiosità e ricerca di stimoli visitando mostre, leggendo libri, frequentando teatri possono essere un buon punto di partenza. Subito dopo desiderio di sperimentare ed esercizio, tanto esercizio sono necessari.

Nothing could be more wrong! Undoubtedly there are people with an innate aptitude but it is possible to learn how to be creative. Curiosity and research for inspiration visiting exhibitions, reading books, frequenting theaters can be a good starting point. Next desire to experiment and practice, a lot of practice are necessary.

Per questo motivo ho iniziato questa serie di foto in cucina, per mantenere viva la mia creatività. Avendo lavori in corso in casa non posso muovermi tanto. Inoltre il limitare lo spazio in cui fotografare alla cucina di casa mi obbliga a trovare qualche cosa interessante anche nelle mie attività di routine (per chi non lo sapesse sono io il cuoco di famiglia!).

 This is the reason for which I started this small series of photographs in the kitchen, to keep my creativity alive. Having actually works in progress at home I cannot move very much. Moreover I think that having a limitation in the space where I photograph obliges me to find anything interesting evening my daily routine, for the ones who do not know it I am the family cook, opps chef!

Mi sono imposto alcune regole per questi esercizi domestici: la prima è di scattare proprio nei ritagli del lavoro seguendo l’istinto e impiegando pochissimo tempo. La seconda di non fare più di 10/12 scatti per volta. Inoltre ho pensato di scattare in digitale e io ho solo una macchina con ottica fissa (equivalente ad un 35mm per chi fosse interessato all’aspetto tecnico) e con la messa sfuoco minima di circa 40 cm. Ho deciso che questi due fattori che potrebbero essere percepiti come limitazioni sarebbero invece dovuto essere un vantaggio. Abbandonare i sentieri soliti, rischiare !

I imposed myself a few rules for these domestic exercises: the first to shoot only in the working spare times following my instinct and taking a very short time. The second rule is not to shoot more than 10/12 frames each time. Than I thought to shoot digital and the only digital camera I have has a fixed lens (35mm equivalent for the ones interested in the technical details) with a minimum focus distance of around 40cm. I decided that these two factors which at first glance could be seen as limitations should have been advantages. Leave the usual roads, take a risk!

Non importa se l’occhio della spigola fotografato a pochi centimetri è fuori fuoco. O se le due pesche vicine diventano irriconoscibile e la foto ci presenta solo un gioco di luci ed ombre. Il cesto di frutta può essere fotografato attraverso il vetro di una bottiglia verde assumendo colorazioni irreali (no manipolazione al computer in questo caso).

It does not matter if the eye of the sea bass photographed at very close distance is out of focus. Or if the two peaches cannot more be seen as fruits but become only a play of shadows and light. The fruit basket photographed through the glass of a green bottle gets unreal colors (no computerized post processing in this case).

Conclusione: la creatività si impara, proviamoci :-)

Conclusion: creativity can be learned, let’s try :-)

My works, the ones in progress! And the books…

I miei lavori, quelli in corso!  E i libri…       please scroll down for english text, thanks

2014_10_rob-365Probabilmente qualcuno si è chiesto come mai nel post precedente Adriano si sia ritrovato in quelle condizioni. La verità è che in questo momento in casa ci sono dei lavori in corso, e allora il mio “know how”, io chiamo così i miei libri di fotografia ma anche gli altri, dicevo il mio know how non è più al suo posto sugli scaffali ma è disperso dappertutto. E protetto da un fogliosi plastica.

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Probably someone among you already ask himself what happened to Adriano in the previous post in order to find himself in that situation. The truth is that in this moment we have a few works in progress at home and therefore my “know how”, this is how I call my photo books and also the others, I was saying my know how is no more at its place on the shelves but is scattered everywhere. And protected by a plastic foil.

La situazione è un poco surreale, casa nostra compreso il mio studio   è qualcosa a metà strada fra un mercato delle pulci e una di quelle opere d’arte impacchettate di Christo. E succede che fra i libri  sparpagliati si creino strano accostamenti. A proposito, non dimenticate di visitare il bellissimo sito di Christo, please!

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The situation is a little bit surreal, our home my studio included is something between a flea market and one of that famous art work by Christo. And it happens that among the scattered books there are very strange juxtapositions. By the way do not forget too visit the beautiful site of Christo, please!

Vicino a un testo di marketing e uno di chimica organica si trova “Mein erstes Buch” , il mio primo libro, regalo di mio papà quando ancora non sapevo leggere. Mi piace questa combinazione, per questo l’ho fotografata :-)

A marketing text is beside an organic chemistry book and on their side is “Mein erstes Buch”, my first book a present from my father when I was a child not yet able to read.  I like such a combination so much that I decided to take a picture of it :-)

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La storia della fotografia di Walter Benjamin è vicino a un libro di Gertrude Stein e vicino a loro c’è “REQUIEM” un libro di Horst Faas e Tim Page che come scritto nella quarta di copertina è dedicato ai 135 fotografi di differenti nazioni che sono morti o dispersi mentre coprivano le guerre in Indocina, Vietnam, Cambogia e Laos. Un tributo alle loro vite attraverso i loro lavori assemblati in questo libro, duro ma emozionante. Sono trascorsi molti anni da quelle guerre ma sfortunatamente…

The history of the photography by Walter Benjamin is side by side with a book by Gertrude Stein and not far from them there is “REQUIEM” a book by Horst Faas and Tim Page which, as written on the fourth cover page is dedicated to the 135 photographers of different nations who are known to have died or to have disappeared while covering the wars in Indochina, Vietnam, Cambodia and Laos. Their lives are remembered through their work  assembled in the book, an harsh book but full of emotions. Many years have gone by the times of that wars but unluckily…