My works, the ones in progress! And the books…

I miei lavori, quelli in corso!  E i libri…       please scroll down for english text, thanks

2014_10_rob-365Probabilmente qualcuno si è chiesto come mai nel post precedente Adriano si sia ritrovato in quelle condizioni. La verità è che in questo momento in casa ci sono dei lavori in corso, e allora il mio “know how”, io chiamo così i miei libri di fotografia ma anche gli altri, dicevo il mio know how non è più al suo posto sugli scaffali ma è disperso dappertutto. E protetto da un fogliosi plastica.

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Probably someone among you already ask himself what happened to Adriano in the previous post in order to find himself in that situation. The truth is that in this moment we have a few works in progress at home and therefore my “know how”, this is how I call my photo books and also the others, I was saying my know how is no more at its place on the shelves but is scattered everywhere. And protected by a plastic foil.

La situazione è un poco surreale, casa nostra compreso il mio studio   è qualcosa a metà strada fra un mercato delle pulci e una di quelle opere d’arte impacchettate di Christo. E succede che fra i libri  sparpagliati si creino strano accostamenti. A proposito, non dimenticate di visitare il bellissimo sito di Christo, please!

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The situation is a little bit surreal, our home my studio included is something between a flea market and one of that famous art work by Christo. And it happens that among the scattered books there are very strange juxtapositions. By the way do not forget too visit the beautiful site of Christo, please!

Vicino a un testo di marketing e uno di chimica organica si trova “Mein erstes Buch” , il mio primo libro, regalo di mio papà quando ancora non sapevo leggere. Mi piace questa combinazione, per questo l’ho fotografata :-)

A marketing text is beside an organic chemistry book and on their side is “Mein erstes Buch”, my first book a present from my father when I was a child not yet able to read.  I like such a combination so much that I decided to take a picture of it :-)

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La storia della fotografia di Walter Benjamin è vicino a un libro di Gertrude Stein e vicino a loro c’è “REQUIEM” un libro di Horst Faas e Tim Page che come scritto nella quarta di copertina è dedicato ai 135 fotografi di differenti nazioni che sono morti o dispersi mentre coprivano le guerre in Indocina, Vietnam, Cambogia e Laos. Un tributo alle loro vite attraverso i loro lavori assemblati in questo libro, duro ma emozionante. Sono trascorsi molti anni da quelle guerre ma sfortunatamente…

The history of the photography by Walter Benjamin is side by side with a book by Gertrude Stein and not far from them there is “REQUIEM” a book by Horst Faas and Tim Page which, as written on the fourth cover page is dedicated to the 135 photographers of different nations who are known to have died or to have disappeared while covering the wars in Indochina, Vietnam, Cambodia and Laos. Their lives are remembered through their work  assembled in the book, an harsh book but full of emotions. Many years have gone by the times of that wars but unluckily…

A couple of words about habitat

Un paio di parole su habitat        please scroll down for english text, thanks.

click to enlarge please

click to enlarge please

Questa foto era stata preparata per una mostra collettiva il cui tema è “Habitat” e dove ognuno aveva a disposizione uno spazio di un metro per esporre il proprio lavoro. Habitat è un concetto molto vasto che può essere sviluppato da diversi punti di vista. L’ambiente in cui viviamo con le sue caratteristiche, i suoi problemi, le opportunità. Le persone che incontriamo e dove le incontriamo. I trasporti e come ci muoviamo. L’architettura, l’attenzione (?) al verde, alla cultura, allo shopping e alla cultura dello shopping :-(

I prepared this picture to take part in a collective exhibition whose theme was “Habitat” and where each photographer had a space of one meter to display his own work. Habitat is a wide concept which can be developed by various points of view. The environment in which we live with its characteristics, its problems, the opportunities. The people we meet and the places in which we meet them. The transports and how we move. The architecture, the attention to the green (?), the culture and the shopping culture :-(

Ma tutte queste idee contengono un lato negativo ed io ho preferito un atteggiamento più rilassato, positivo senza però ignorare le problematiche attorno all’ambiente. E allora durante una breve vacanza sulle Alpi svizzere ho scattato un paio di pellicole con la mia Holga, 24 foto in tutto dalle quali selezionare le foto per l’esposizione.

Aletsch Glacier

Aletsch Glacier         click the photo to enlarge, please – cliccare la foto per ingradirla

But all these ideas have a “dark side” and i preferred a more relaxed and positive attitude, without ignoring anyway that our habitat is menaced by many problems. So, during a short holiday in the swiss Alps I shot a couple of film with my Holga, for a total of 24 photos among which I had to choice the ones for the exhibition.

Per  me è stato subito chiaro che le foto significative erano queste cinque, una delle quali  esprimeva il paesaggio montano (per la cronaca sono a Riederalp sopra il ghiacciaio dell’Aletsch). E’ un posto accessibile anche ai non più giovani (come me)  e dove si arriva o a piedi o in funivia ma non in auto. Quindi tranquillità, silenzio, aria pulita. Ma sappiamo che i ghiacciai sono minacciati dalle attività dell’uomo. La foto con la macchina movimento terra serve a ricordarci questo.

Click on the photo to enlarge, please.

Click on the photo to enlarge, please

It was soon clear for me that the photos had to be these five, one of which with a mountain landscape (it is Riederalp, over the Great Aletsch Glacier). It is a place where even the no more young (as myself) can arrive but only on foot or by cable-car, not by cars. Quietness, silence, clean air. But we know that the glaciers are menaced by the human activity. The photo with the bulldozer symbolizes this aspect. 

Un antenna satellitare invece ci ricorda che viviamo in un momento in cui la tecnologia arriva dappertutto,  con i suoi vantaggi ed i suoi inconvenienti. Ho inserito anche i due fiori che avete già visto in questo articolo: considerando una certa casualità al momento dello scatto (sempre nella stessa breve vacanza) io credo che la loro presenza in questo lavoro diventi una metafora. Quale? A vostra scelta, ognuno può scegliere la sua preferita…ma un fiore colorato e uno nero…

A parabolic antenna to remind us we are in an high-tech world and the technology arrives almost everywhere with many benefits and a few drawbacks. I inserted in this work also the photo of two flowers you have already seen in this post: thinking  of a certain level of fortuity when I shot them (during the same short holiday) I believe that in this work they become a metaphor. Which one? You can think about and make your choice…but a flower full of color and one black…

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holga_leuk-388Scelte le foto era importante decidere come presentarle. La prima idea era di stampare le cinque foto in misura adeguata e appenderle con un piccolo passpartout nello spazio a disposizione. Ma non mi piaceva perchè di poco impatto visivo e allora cercando altre soluzioni ho pensato all’idea della matrice 5×5 con l’immagine principale ripetuta molte volte per sottolinearne l’importanza inserendo però le altre immagini di disturbo. Il tutto montato su un pannello di alluminio al vivo. Avevo anche pensato di stampare tutte le immagini nel formato piccolo (10x10cm) ed incollarle manualmente ma la mia scarsa propensione per certi lavori manuali mi ha convinto a preparare un collage digitale.

holga_leuk-400After the choice of the pictures it was important to decide how to display them. The first thought was to print the single images, frame them with a passpartout and hang them. But I did not like it because the  visual impact was too low. So I decided for a matrix 5×5 with the main image repeated many times to underline its importance inserting a few “disturbing” images to break the regular pattern. All this was mounted on an aluminium panel. To say the truth I also planned to print all the photos in the small size (10x10cm) and glue each one on the panel but my low level of craftsmanship brought me to assemble the image in a digital way.

La foto che non c’è. Fra le immagini idonee per questo collage ce ne era un’altra scattata in quell’occasione che mi sarebbe piaciuto inserire: questa. Sotto un cielo blu intenso, nel quale sventola una bandiera davanti al  ghiacciaio dell’ Aletsch una persona, di spalle e non riconoscibile contempla la bellezza del panorama seduta su una sedia a rotelle. Questo perchè credo che un habitat amico debba permettere a tutti di goderne la bellezza. Non l’ho inserita perchè scattata con la macchina digitale di mia moglie e non con la Holga. E’ vero che con pochi passaggi di Photoshop avrei potuto renderla quadrata, aggiungere un po’ di vignettatura e sfocatura ed in quelle dimensione nessuno si sarebbe accorto dell’origine diversa. Ma sarebbe stato un falso, un tradire l’idea di questo lavoro a base di immagini scattate su pellicola con una macchinetta semplicissima. Per me la coerenza di un’idea è più importante dell’aspetto visivo.

The photo which is not here. Among the images  useful for this collage there was another that I had liked to insert: this one. Under the blue sky with a flag with flying colours in front of the Aletsch Glacier a man, seen from behind him (without seeing his face) contemplates the beautiful landscape sitting on a wheelchair. This because I think that a friendly habitat must give everybody the chance to enjoy it. I did not use this photo because it was shot  with the digital camera of my wife and not with the Holga. It is true that with a quick Photoshop work I could make it square, add some blurr and some vignetting and considering the small sizes nobody had understood it was not Holga made. But it had been a false, it had been like to cheat the idea of this work based on a  very basic film camera. For me it is more important the coherence than the visual aspect.

Come sempre se avete commenti sono benvenuti e non dimenticate di cliccare sulle immagini se volete vederle ingrandite. A presto!

As always your comments are welcome and please do not forget to click on the image if you like to see them enlarged. We’ll meet soon!

About aesthetic and reportage, aug 2011

A proposito di estetica e reportage, aug 2011

Please scroll down for english text, thanks

Come spiegato in questi giorni non ho  molto temo per il web. E allora ho deciso di ri-postare un articolo dell’ agosto 2011. In modo particolare per chi segue il blog da poco tempo. Le considerazioni sono ancora attuali, secondo me.

As explained I have not much time now for the web. So I decided to propose  a post from august 2011, specially for the ones who are following my blog since a short time. The thoughts are still valid, in my opinion.

TEMA: Casa dolce casa…a volte ti odio !

THEME: Home sweet home…sometimes I hate you !

E’ bello tornare a casa dopo una faticosa giornata di lavoro, magari anche con l’aggiunta di un altrettanto faticoso tragitto in una affollata metropolitana o in coda su una superstrada. E’ bello godersi la nostra casa nel tempo libero, con la nostra musica preferita che proviene dallo stereo oppure semplicemente leggendo il giornale  gustando una tazza di caffè. Tanti sono i momenti belli che la nostra casa, la nostra dolce casa ci può offrire. Ma a volte la nostra “dolce” casa ci chiede qualcosa in cambio. Ci chiede dell’attenzione o ci pone dei problemi da risolvere. Pulire, spolverare, spazzolare. Mettere ordine, ogni cosa al suo posto. Aggiustare quel rubinetto che perde. E allora a volte ci fa arrabbiare.

It is nice to come back home after an heavy working day, maybe after an even heavier journey in a crowded underground, or queuing on a “fast” motorway. It is nice  to enjoy the sweet home during our free time, with the stereo playing the music we prefer or simply reading the news, with a cup of coffee on the table. Many are the good moments that our home, our sweet  home can offer us. But sometimes our “sweet” home ask for anything, like an exchange. Our home ask for attention or gives us some problems to be solved. To clean, to dust, to brush. To put everything in order, everything in its own place. To repair that leaking tap. Yes. sometimes our sweet home let us get angry.    

Tutto questo era contenuto nel tema della foto che avrei dovuto fare. Una foto sulla casa, facile. Un po’ più difficile una foto che andasse oltre la casa come contenitore di persone.   Per prima cosa mi sono ricordato di queste foto fatte anni fa, quando dopo tanti anni ero tornato a vivere nella casa di mia mamma, dove avevo vissuto da ragazzo. Era un tardo pomeriggio estivo ed all’improvviso ho visto i raggi del sole filtrare fra i palazzi di fronte ed entrare nelle finestre socchiuse generando un interessante gioco di luci ed ombre. Gli oggetti normali prendevano un altro aspetto. E allora ho messo una pellicola nella mia Nikon (avevo montato un 20mm)  e prima che la magia sparisse ho scattato alcuni fotogrammi. A mano libera, seguendo l’istinto. O la Forza, amici Jedi. Quando tempo dopo ho mostrato queste foto all’amico fotografo Machiel Botman, durante un workshop al  TPW, mi ha detto che la luce della casa dove ero cresciuto era dentro di me e per questo l’ho subito riconosciuta.

storie di luci – 1
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All this was inside the theme of the photo I was going to make. A photo about home: easy. A little more difficult is a phote which goes beyond the home as just a container of people. At the beginning came to my mind some pictures I had taken years before, when after many years I went back to live in my mother’s house, where I grew up when I was a boy. It was a late sunny summer afternoon when suddenly I saw the rays of the sun coming through the buildings and entering the half-closed windows and producing an interesting play between light and shadow. I could see usual things with a different look. I soon put a film in my Nikon (with a 20mm lens) and took a few pictures before that magical moment could disappear. I shoot free hand, just following the instinct. Or the “Strength” my friends Jedi. A short time later I showed these pictures to the photographer Machiel Botman during a workshop he was holding at  TPW and he told me that the light of the house where I grew up was inside me and it was for this reason that I recognized it soon.                                       

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Ma per quanto quelle foto fossero interessanti appartenevano ad un altro momento e non era questa la foto che avrei dovuto fare. In ogni caso volevo fare una foto nuova. Ma ero attirato all’idea di un gioco di luci e ombre, ancor più se in un immagine quasi astratta. E allora ecco un paio di scatti di prova.

light test N° 1

But so much  that photos were interesting they they belonged a different time and it  was not this the photo I had to produce. Anyway I wanted to make a new photo. But I was acctracted by the idea of a game between light and shadow , even more if contained in an abstract image. So, here is a couple of photos, as test.

light, test N° 2

Troppo astratte, difficile ricondurle al tema. Ma, un’altra volta al tramonto, la luce che entrava dalla porta sul terrazzo proiettandosi sulla tenda diventò una visione. La luce come amore per la casa, le ombre come momenti di …non amore ! Una volta stampata su una carta con una bella trama mi piaceva molto, esteticamente. Ma mancava qualche cosa del tema. Dovevo provare un’altra via.

Too abstract, too difficult to connect to the theme. But, once more at sunset the light entering the door on the terrace projecting itself on the curtain became a vision. Light as love for home, shadow as …not love! Printed on a nice structured fiber paper I liked it very much, from an aesthetic point of view. But still something missing about the theme. I had to go another way along.  

casa dolce casa, 2011 – 173

Allora ho pensato che la cucina fosse l’ambiente più rappresentativo della casa. Ci cuciniamo il cibo, spesso mangiamo, chiaccheriamo, io ascolto la radio e bevo caffè. E la cucina deve essere anche  rassettata. Piacere e fatica.

casa dolce casa, 2011- 021

Ecco, avrei fotografato la cucina. Poteva essere un’immagine simbolica, un oggetto che la rappresentasse. E ho fatto qualche scatto. La caffettiera poteva essere un buon simbolo. Oppure una padella nell’acquaio. Oppure quel quadretto tridimensionale portato dall’Austria.

Than I thought that the kitchen was the room really representing the life at home. We cook there, oft we eat, we chat, I listen to the radio and drink my coffee. And the kitchen needs to be cleaned. Pleasure and hard work. Here was my photo. It could be a symbolic image, an object. I took some photos. The expresso maker, my “macchinetta” was a good symbol. Or the frying-pan ready to be cleaned in the sink. Or that threedimensional board we brought back from Austria.

casa dolce casa, 2011-035
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casa dolce casa, 2011 – 114

Non male, ma molte volte una foto  è più interessante con la presenza di un elemento umano. Così, una sera dopo mangiato, ho deciso di fotografare mia moglie al lavoro. Disclaimer: mi piace precisare che in casa nostra dividiamo i compiti e se mia moglie si preoccupa del dopo cena è perchè io ho preparato la cena! Non sono male come cuoco! Comunque di solito lavoriamo in coppia!

Allora dicevo sono salito su una sedia per avere un punto di vista migliore ed ho iniziato a fotografare. Fra i vari scatti ho scelto questo, che opportunamente trattato in post produzione (ricordando i tempi della camera oscura) ho stampato su una carta fine art.

Not bad, but many times a photo is more interesting when an human element is contained. So it happened that one evening, after dinner I decided to take a photo of my wife working in the kitchen. Disclaimer: I would like to tell that in our house my wife and me divide the homeworks and when she works after dinner it is because I prepared it! I’m not  bad as a cook! Anyway we usually work together. 

So I climbed on a chair to have a better point of view and start to take photos. Among which I choose this one, which after usual post processing (thinking about the wet darkroom times) I printed on fine art paper.

THIS is “home sweet home…sometimes I hate you!” ! Questa é la foto per “casa dolce casa…a volte ti odio” 2011

Questa foto è di qualche mese fa, da allora mi chiedo se sarebbe stata meglio quella della tenda illuminata dal sole del terrazzo, o una di quelle di un oggetto oppure questa. In altre parole, preferire la scelta estetica, quella simbolica o quella tipo reportage ? Tutti i commenti sono benvenuti.

This photo was taken a few months ago, since I keep asking myself if it had been better to choice the one with the curtain and the sun on the terrace, the one of an object of the kitchen or this one. In other words to prefer the choice of aesthetic, of a symbol or of a reportage style? All comments are welcome.        

Un’ultima cosa: i miei devo ringraziare per la collaborazione Simo un po’ modella, un po’ assistente e sempre buona moglie: grazie :-)

Last but not least, I have to thank for her cooperation Simo, sometime model, sometime assistant and always a good wife: thank you :-)

Bruno

Bruno.                                   please scroll down for english text, thanks.

La guerra è follia. E all’interno di questa follia ci sono storie drammatiche. Durante la seconda guerra mondiale soldati italiani furono mandati in Russia. Vestiti in modo inadeguato, privi di armi moderne  dovettero confrontarsi con l’organizzato esercito sovietico e con quel terribile avversario che aveva sconfitto anche Napoleone: l’inverno russo.  Degli oltre 229.000 soldati mandati in Russia i superstiti furono 114.485. Fra questi c’era anche Bruno.

War is madness. And inside this madness there are many dramatic stories. During the WWII italian soldiers were sent to the russian front. With inadequate equipment and clothing, without modern weapons they had to fight against the well organized soviet army and against that terrible enemy which had already defeated Napoleon: the russian winter. More than 229.000 soldiers had been sent to Russia. Only 114.485 survived: Bruno was one of them.

Molti, molti anni dopo Bruno sarebbe diventato mio suocero. E mi avrebbe raccontato tante volte l’avventura della Russia. Le lunghe marce, il freddo intenso (oltre 30°C sottozero), i ghiaccioli che si formavano sulle barbe, i troppi morti rimasti nella neve, la fame, i compagni feriti dalle armi nemiche e quelli con gli arti congelati,  la battaglia di Nikolajewka in cui morirono fra i quattro e  i seimila soldati. E mi parlava della cavallina russa che trainava la slitta e che era tanto brava che lui se avesse potuto se la sarebbe portata a casa. “Sai cosa faceva?” mi domandava e mi spiegava che dopo le soste, quando dovevano ripartire spostava il suo corpo di lato e non in avanti e questo per sbloccare i pattini della slitta dal ghiaccio. E il piccolo sollievo quando dopo giorni di marcia alla fine, arrivato alla città di  Karkov era riuscito a portare i tre compagni feriti che aveva sulla slitta in un ospedale militare. Perchè Bruno si preoccupava sempre per gli altri.

Many years later Bruno became my father in law and narrated me many times his adventure in Russia. He told me about the long marches, the freezing cold even below 30°C, colder than minus 22 fahrenheit, the ice on the beards, the too many dead soldiers left in the snow, the hunger, the wounded friends, some by the enemy weapons other with frostbitten limbs, the battle of Nikolajewka where between four and six thousand men died. And Bruno told me about the small russian horse which dragged  the sledge and after any rest before to start again to walk moved the body on the side. “Do you know why?” he asked me and explained she did this in order to free the sledge from the ice. And the small relief when he managed to bring the three wounded fellow soldiers on his sledge to an hospital in the town of Karkov. Yes, because Bruno always was taking care of the others.

Bruno mi ha raccontato anche cose meno drammatiche, la sua vita in una fattoria prima della guerra, il suo lavoro nell’industria nel dopo guerra. La sua gioia quando dopo molti decenni aveva finalmente ritrovato uno dei feriti che aveva sulla slitta in Russia.  Tanta fatica, tanto lavoro e tanti valori nella sua vita.

Bruno told me also less dramatic stories, his life in a farm before the war, his work in the industry after the war. His happiness when after having searched many years he found one of the wounded soldier he had on his sledge in Russia. 

Due settimane fa la salute di Bruno è improvvisamente peggiorata e purtroppo dopo qualche giorno ci ha lasciato.  Aveva 97 anni. Ci mancherà, lui ed i suoi racconti.

Bruno, hai visto che ti hanno messo la bandiera per il tuo nuovo viaggio? Ancora una cosa: grazie Bruno per quel bellissimo regalo che mi hai fatto e che si chiama Simonetta. Ne avrò cura, ciao”

Two weeks ago suddenly his health got really worse and after a few day he died. He was 97. We’ll miss him and his stories. 

“Bruno, have you seen you had the flag for your new journey? One more thing: thank you Bruno for that beautiful present you gave me, whose name is Simonetta. I will take care of her, cheers”

Ma questo è un blog principalmente di fotografia ed a me piace ricordare mio suocero con le foto, le polaroid di qualche festa di famiglia quando c’era ancora sua moglie, e le foto che Simonetta ed io abbiamo fatto per il suo novantasettesimo compleanno e per lo scorso Natale.

But this is mainly a blog about photography and I would like to remember my father in law with a few photos, polaroids from some family gathering when his wife was still with us and the pictures Simonetta and me took for his 97th birthday and last Christmas.

In questo blog ho già scritto più volte che la fotografia serve anche ad alimentare i ricordi ed allora mi permetto un suggerimento: stampatele le foto. Una ogni cinque, una ogni dieci come volete: ma stampate qualche foto regolarmente. Un giorno le apprezzerete.

I already said in this blog that photography has the power to become the food of our memories. And now I allow myself a suggestion for you: print the photos, please. One each five, one each ten as you desire, but print a few pictures in a regular way. One day you’ll enjoy them.

E  per tutti coloro che hanno sofferto a causa delle guerre una canzone del maestro Bepi De Marzi dal titolo Nikolajewka. Con il desiderio che non ci siano più guerre…

 And to celebrate all the ones who suffered because of the wars a song by the Maestro Bepi De Marzi whose title is: Nikolajewka. Desiring a world with no wars….

A magical box…

Una  scatola magica…                 please scroll down for english text, thanks

C’è una scatola di legno sul mio tavolo ma  non è una semplice scatola: è una scatola magica.

There is a wooden box on my desk but it is not a normal box: it is a magical box.

 E’ fatta di legno e una volta conteneva i biscotti tipici che vengono fatti in Germania per Natale chiamati Lebkuchen. Forse è per questo che io la ricordo da quando ero bambino! Se la apro ne esce la storia della mia famiglia. Fotografie vecchie, molto vecchie,  lettere scritte da mio papà quando era lontano, tanti ricordi.

It is a wooden box which many years ago contained the typical german Chirstmas biscuits, probably because of this I remember this box since I was a child! If I open it  the story of my family comes out. Old photographs, very old photographs, letters written by my father when he was far away, memories.

opening the magical box...

Il mio progetto fotografico ispirato alla storia di un migrante, di cui ho già parlato qui, prosegue. Alcune foto le  avete già viste nei post precedenti, questo oppure questo e quest’altro. Ora ho pensato che i ricordi fanno parte della vita delle persone. Ed anche i migranti ed i loro cari hanno dei ricordi. Pertanto insieme a mia moglie abbiamo voluto lavorare su questo tema.

My photo project inspired by a migrant story proceeds. I already described it here. You have already seen some of the pictures in this post, and here or here. Migrants have memories and their beloved have memories as well. Therefore my wife and me decided to work on this theme.

Abbiamo scelto alcune foto ed assemblato un piccolo set in soggiorno e poi nel mio studio.  La finestra con tenda bianca ha fornito la luce desiderata (tutte le case dei fotografi dovrebbero avere ampie finestre con tende bianche!) solo leggermente schiarita da una lampada alogena. Mia moglie ha indossato un vecchio vestito prestato da un’amica ed io ho iniziato a fotografare.

We selected a few photographs ed prepared a small set in our living room and later in my studio. The large window with a white curtain gave a nice light (all the houses of photographers should have large windows with white curtains!) only a little bit  brightened by a lamp. My wife put on some old clothes borrowed by a friend and I started to shoot.

La pellicola è stata sviluppata (secondo me un  progetto che ha a che fare con il tempo e con il passato debba essere fatto con la cara vecchia pellicola) ed ora sono in fase di editing. Per ora propongo qualcosa dalle immagini di prova e backstage, scattate in digitale. Come sempre commenti, critiche e suggerimenti sono benvenuti, grazie.

memories or dream ? ________________________________rkr©2012

I have already developed the film ( I believe that a project which has to do with the time and the past has to be made on film) and now I’m editing it. By now I just share with you a couple images, test and backstage shot on digital. As always comments, critics or suggestions are welcome, thanks in advance.

backstage

Knitting for L’Aquila

Lavorando a maglia per L’Aquila.      Please scroll down for english text

Mia moglie sta lavorando a maglia. Non è per un maglione o una sciarpa per il sottoscritto. Sta prendendo parte ad un azione di Urban Knitting in favore della città di L’Aquila, un’idea dell’Associazione Animammersa.  Gli amici che leggono l’italiano e desiderano saperne di più oppure oppure partecipare  troveranno informazioni  nel sito “mettiamoci una pezza” o nel post originale che ho rebloggato qui.

knitting for L'Aquila

My wife is knitting. No, it is not a new pullover for me. She’s taking part in an action of Urban Knitting for the italian historical town of L’Aquila,

an idea by the cultural Association Animammersa which has ben proposed through the site “mettiamoci una pezza“, let’s patch it up.  

In the night of April 6th, 2009 at H 03.32 the old, historical university town of L’Aquila was hit by a severe earthquake. 308 people lost their lives, many were injured and more than 60.000 had to leave their home.

photo by wikipedia, government palace

For most of the inhabitants life will never be the same again. 

What has this to do with knitting ? Translating from the site : ” You take the historical heart of a town. You take away all the people living there, the people entering the shops, the people working in the offices, the people shopping in the daily market, you take away shops, offices, banks…you take away, you take away, you take away and you get …void. This is L’Aquila. …And you have a grey place. No more life, no more colors and in this place nothing is now real”.

photo by wikipedia, rescuers

The proposal is to cover a surface of 100 square meters and spread flowers in downtown historic L’Aquila on the third earthquake’s anniversary  on April 6th, 2012

If you like to take part please follow the instructions here (down the page is the english part) . My wife is already working !

Forse qualcuno si chiede cosa abbia a che fare con la fotografia questo post: secondo me  fare fotografia è anche vivere l’ambiente, il mondo in cui siamo e condividere le azioni creative che hanno luogo. Inoltre  mi piacerebbe essere a L’Aquila il 6 aprile .

Perhaps someone will ask what has to do this with photography: in my opinion photography means also to live the world in which we are and when possible to share the creative actions which take place. And I’m not sure if possible but I  would like to go to L’Aquila on April 6th.

knitting for L'Aquila

I love polaroid, part 2

I love polaroid, parte 2.        please, scroll down for english text, thanks

Tempo fa una fotografa famosa, a suo tempo allieva di Richard Avedon mi disse che lui insegnava ai suoi allievi che  in fotografia non si potessero ottenere risultati senza le tre E: Energia, Entusiasmo ed Emozione. Energia perchè è necessario lavorare duro, entusiasmo perchè è quello che ci deve spingere ad impegnarci, emozione perchè una foto deve dare emozione.

Time ago a famous photographer who was student of Richard Avedon told me he was used to say to his student that it was not possible in photography to get good results without the three E principle: Energy, Enthusiasm and Emotion. Energy because you have to work hard, enthusiasm is what push us to work hard and emotion because emotion is what a photo has to transmit. 

Come autore amo l’emozione fotografica, sia quella che provo nel vedere foto sia quella che provo nel fare foto. Ed un’emozione speciale è quella che mi dà la fotografia istantanea. Un’amico dopo aver letto  la prima parte del post “I love polaroid” mi ha chiesto come sia nato questo amore. Non lo so esattamente, ma penso che vedere una fotografia che si sviluppa nelle proprie mani sia una cosa magica e questo risvegliasse il bambino dentro di me.

polaroid, sky,cielo

sky, 2007 click to enlarge

As author I love the photographic emotion, either the emotion I feel when I look at a photo or the one I feel when I make a photo. And a special kind of emotion is the one given by the instant photography. A few days ago a friend of mine, after reading the first part of my post “I love polaroid” asked me how this love was born.  I don’t know exactly but I think that seeing a photograph developing in your own hands is something magical, and this is calling the small child inside me. 

Pochi anni fa, credo fosse il 2008, fu annunciato che Polaroid avrebbe smesso la produzione delle pellicole istantanee. In internet gli appassionati iniziarono azioni  chiamate  “save polaroid”, salvate la polaroid. Purtroppo non ottennero lo scopo e gli impianti furono chiusi.  Anch’io ho voluto dare un contributo ed insieme a mia moglie abbiamo fatto qualche scatto.

A few years ago, I think it was 2008 it was announced the imminent closure of the instant Polaroid film plants. The lovers started to  act through internet and many actions “save polaroid” were made around the world. Unfortunately they did not get the desired intent and the plants were closed. I wanted to give my contribution and together with my wife we took  a few shots.  

Volevo fare una foto in cui ci fosse una macchina Polaroid adoperando un’altra macchina Polaroid. Mia moglie ha interpretato il ruolo di fotografa ed ha impugnato la Polaroid 340 che ho ereditato da mio papà. Io ho messo una pellicola scaduta nella 600. Anche le pellicole scaduta hanno diritto al loro quarto d’ora di gloria, grazie Andy!

I wanted to make a photo in which there was a Polaroid camera, of course the photo should have been taken with a Polaroid camera! My wife acted as a photographer and took the Polaroid 340 which I inherited by my father. I used a Polaroid 600 with an expired film. Even expired films have the right to their fifteen minutes of glory, thanks Andy!

simo with Polaroid 340

simo with Polaroid 340, photo taken with a Polaroid 600 on an expired film rkr©2012

simo with Polaroid 340, photo taken with a Polaroid 600

simo with Polaroid 340, photo taken with a Polaroid 600 on an expired film rkr©2012

La reflex Polaroid SX 70 è stata la macchina più interessante e credo io più avanzata tecnologicamente. Certamente la più affascinante. Io ne ho una regalatami dal compianto amico Francesco. E’ un bel ricordo ed allora la ho voluta con me in questo autoritratto.

The reflex Polaroid SX 70 was the most interesting camera produced by Polaroid, and I think the most advanced from a technological point of view. For sure the most charming. I have one which was a present by my lamented friend Francesco. It s a nice memory and I wanted this camera with me in this self portrait. 

me and three polaroids: 340, sx 70 and pinhole.

me and three polaroids: 340, sx 70 and pinhole.

Sul tavolo la Polaroid SX 70, in primo piano la pin hole ed nellle mie mani la mitica Polaroid 340.

On the table the Polaroid SX 70, in foreground the pin hole and in my hands the mythical Polaroid 340.

Le vecchie pellicole Polaroid non ci sono più ma una nuova società, The Impossible Project ci dà un’alternativa. Continuiamoa a sognare!

The old Polaroid films are no more available but a new company, The Impossible Project gives us an alternative: let’s dream again!

I love polaroid, part 1

I love polaroid, parte 1.            please scroll down for english text, thanks

polaroid_swinger_B&W

polaroid_swinger

Forse non ci crederete ma sono sempre io. Nella prima e nella seconda foto. Sono solamente trascorsi un po’ più di quarant’anni. Da studente sono passato a pensionato, con un po’ di capelli in meno!

Maybe you do not believe it, but is always me. In the first and in the second picture. There only are a little more than forty years difference. Student in the first photo and retired in the second! With…less hairs!

Fra l’una e l’altra ci sono anche queste. In between there are these ones.

polaroid_swinger_camera

polaroid_swinger_camera

Ma quello che è importante è che queste foto, che erano racchiuse in una delle tante scatole di fotografie presenti in casa mia erano state scattate con la piccola Polaroid Swinger che possiedo ancora e che vediamo nella  fotografia…hmmm 40 anni dopo!

But what is important is that these photos, which were contained in one of the many  cardboard boxes which are in my house have been made with the small Polaroid Swinger camera which I still have and we can see in the picture…hmmm, forty years later!

polaroid_swinger_camera

the polaroid swinger

Polaroid Model 20 Swinger era la denominazione esatta di questa macchina istantanea prodotta fra il 1965 ed il 1970, che dava piccole immagini in bianco e nero e che per il prezzo non troppo alto divenne abbastanza popolare fra i giovani

polaroid_swinger_camera

the polaroid swinger

Polaroid Model 20 Swinger was a camera produced between 1965 and 1970 and because of the relatively not too high price was very successful in the youth market. About youth, yes I’m the one in the small photo…post ’68 semi hippie  style…

Oggi siamo abituati a scattare in digitale e vedere subito il risultato ma negli anni ’60 il vedere una foto pochi secondi dopo essere stata scattata era una vera emozione. Già. perchè la fotografia ha anche un forte legame con l’emozione ma di questo parleremo un’altra volta.

We are used now to shoot with our digital cameras and check soon the result. But in the ’60s to have a photographs in our hands a few seconds after the shot was a real emotion. Yes, because photography has a lot to do with emotion, but we’ll speak another time about this. 

Le foto una volta asciutte dovevano essere spalmate con un apposito prodotto, fornito con le pellicole per prevenirne il deterioramento. Devo dire che funzionava, grazie Dr. Land, perchè a 40 anni di distanza le foto sono ancora visibile. E devo ringraziare mia mamma che si prese la briga di scriverci sopra la data. Forse qualcuna è leggermente ingiallita, ma la si può vedere. Chissà se qualcuno fra 40 anni riuscirà a vedere i nostri file odierni…

When dried the photo had to be coated with a special product supplied with the films in order to prevent any deterioration. And I have to admit  it worked because now, more than 40 years later I can see them. Thanks Dr.Land! And I have to thank my mom who wrote the date on the photos, grazie mamma! Maybe there is a light yellowing in a few of them, But I can still see them. I do not know if in 40 years time our files could be seen by someone…

polaroid_swinger_camera La conservazione delle foto è per me una cosa molto importante. Nei ricordi ci sono momenti della nostra vita. I nostri affetti, i nostri cari. In casa nostra la fotografia è sempre stata molto presente, grazie papà, ed ha documentato tante gioie. Nella foto a fianco sono mia mamma e mio papà durante il pranzo  di Natale 1973. I miei genitori non ci sono più, ma queste foto e tante altre mi aiutano ad sentirli vicino. E questo mi piace.

polaroid_swinger_cameraThe conservation of photographs is for me very important. In our memories there  are important moments of our lives. Our tenderness. Our loves. In my family photography always played an important role, grazie papà  and all major events have been documented. In these photos are my parents during the Christmas lunch in the year 1973. My parents are no more with us, but these photos and many others help me to feel them beside me. And I like this.

E allora una raccomandazione a tutti: è bello scattare in digitale, lo faccio anch’io. Ne conosco i vantaggi. Ma per favore, ogni tanto qualche foto stampatela. Dopo potete metterla in un album o lasciarla in una scatola, di scarpe o di biscotti non importa. Ma fra qualche anno vi farà piacere vederla.

And now I have a suggestion for you all: it is nice to make digital photos, I do it as well. And I know all the advantages. But please, sometimes print some of them. And than you can leave them in a box, a shoes box or a biscuit box it doesn’t matter. But in a few years you’ll like ti find them.

La fotografia istantanea vive ancora grazie a Fuji ed  Impossible Project. Ne parleremo ancora!

The instant photography is alive thanks to Fuji and the Impossible Project. We’ll speak about it again.

E per finire una piccola perla, chi ha la mia età forse saprà anche riconoscere la brunetta !

And at the end something special, who is of my age maybe we’ll be able to recognize the young girl !

There are postcards on my desk

Ci sono cartoline sul mio tavolo              Please scroll down for english text, thank you

Siamo seduti di fronte al nostro computer, clicchiamo un paio di volte e le nostre mail ci appaiono, ben ordinate nella nostra casella in. E’ bello, comodo. A volte rispondiamo subito, a volte rimandiamo. Qualche volta non rispondiamo affatto. Oramai sono diventate attività quasi automatiche. Già, ma comunicare non comporta anche un poco di emozione?

We are sitting in front of our computer and with a few clicks we see our mails. It’s nice, easy. Sometimes we answer soon, sometimes later. Sometimes we do not answer at all. These are now almost automatic activities. Ok, but does not communication involves emotion as well?

Usciamo con la nostra macchina fotografica, batterie cariche e card inserita. Qualche cosa ci interessa e scattiamo delle foto. Torniamo a casa e scarichiamo le foto nel computer e diamo una rapida occhiata.  Anche questa è diventata un’operazione quasi automatica. Ma fotografare non vuol dire soprattutto comunicare ?

We go out with our photo camera, batteries are charged and the card is empty. If there is anything interesting we take a few pictures. Back home we download our photos in the computer and give a quick look. This is as well become an almost automatic operation. But making photographs does not mean above all communicate? 

Quando torno a casa di solito guardo nella cassetta delle lettere, pubblicità e fatture. Non è molto …emozionante. Ma ultimamente è diventato emozionante. Perchè negli ultimi giorni ho ricevuto circa 20 cartoline ! Da tanti paesi del mondo, vicini e lontani! Svizzera, Italia, Germania e Gran Bretagna e USA (California, Washington, North Carolina, Pennsylvania solo per citarne qualcuno).

postcards from RangeFinderForun friends, jan 2012

postcards from RangeFinderForum friends, jan 2012

When I come back home I usually look in the mail box , advertising and invoices. Not really exciting! But lately it became exciting. Because in the last few days I received about 20 post cards! From many places around the world, near and far away. Switzerland, Italy, Germany and United Kingdom in Europe, But many from the USA (California, North Carolina, Pennsylvania just to name a few ones).

postcards from RangeFinderForum friends, jan 2012

postcards from RangeFinderForum friends, jan 2012

E’ un poco come quando esci con una macchina fotografica con una pellicola dentro (lo so, roba d’altri tempi, certi amici mi chiamano filmosauro!) torni a casa e prima di vedere le foto devi almeno sviluppare la pellicola. Il procedimento crea interesse e quando vedi il risultato provi emozione. Già ma quale è il legame fra le cartoline che ricevo e la fotografia con pellicola? Semplice, si chiama RFF = Range Finder Forum. E’ un forum internet di appassionati di macchine fotografiche a telemetro che io frequento volentieri con il nickname Robert Blu e dove fra una quarantina di amici ci siamo scambiati gli indirizzi, abbiamo fatto stampare cartoline da una nostra foto e le abbiamo spedite a tutti gli altri.

My Voitglander Bessa R, Rangefinder camera, jan 2012

My Voitglander Bessa R, Rangefinder camera, jan 2012

It is a little like when you go out whit a film camera (I know, it is something from other times, sometimes friends call me filmosaur) we take photos and when back home before to see something we must at least develop the film. The process creates interest and when you see the result you feel emotion. But where is the connection between the postcards I receive and taking photos with a film camera? Easy, it is called RFF = Range Finder Forum. It is an internet forum (where I’m member with nickname Robert Blu) and where a group of about 40 friends exchanged their post addresses, printed post cards from one of their photos and send them to  the other ones.

Spesso pensiamo che le attività via Internet siano una cosa troppo “virtuale” un poco fuori dal mondo reale. Ma le cartoline sul mio tavolo sono reali e devo ringraziare gli amici di RFF per questa idea, forse la più fantastica di quelle viste in rete. Un’idea che aggiunge un po’ di emozione alla mia vita! Bello! Grazie, amici di RFF!

We oft think the activities in Internet are something too “virtual” and far from the real world. But the postcards on my desk are real and I have to thank the friends of RFF for this idea, probably the most fantastic idea I saw in the net. An idea which adds emotion to my life! It’s nice! Thank you my RFF friends!

Per chi si interessa alle attrezzature la macchina nella foto è la mia Bessa R con obiettivo Heliar 50mm F=2  Annyversary Edition. Le foto che appaiono in questo post sono scattate con una macchina digitale.

For the ones more interested in the gear the camera in the photo is a Voitglander Bessa R with an Heliar 50mm F=2 Annyversary Edition lens. The photos in this post have been made with a digital camera. 

Kai Löffelbein: UNICEF Photographer of the Year Award Winner

Kai Löffelbein: vincitore del concorso UNICEF fotografo dell’anno.              

1° Prize Kai Löffelbein, Deutschland - Student of the Fotografie Hochschule Hannover

„Kai Löffelbein / UNICEF-Foto des Jahres 2011“

Ghana: esportare gli scarti in Africa. E’ il titolo del reportage di Kai Löffebein, studente della Scuola di Fotografia di Hannover sul trasferimento molte volte illegale degli scarti dell’industria elettronica in paesi più poveri del nostro. Reportage che gli è valso il premio UNICEF Fotografo dell’Anno, concorso sponsorizzato da Leica Camera AG e svolto dall’anno 2000 sotto l’egida di UNICEF Germania e della rivista GEO.   In Ghana,vicino alla capitale Accra esiste un posto chiamato Agbogbloshie dove bambini dai sei anni in su ed adolescenti smontano computer, telefoni cellulari, televisori ed altri articoli elettronici . Questi vengono spesso bruciati per separare il rame dei cavi dal loro rivestimento plastico. Piombo, cadmio, zinco, cromo, nichel ed altre sostanze tossiche vengono emesse e respirate con conseguenti danni al sistema nervoso. La maggior parte dei lavoratori ha fra i 12 ed i 30 anni e lavora 10-12 ore al giorno per meno di 20 Dollari US al mese.   Inoltre la contaminazione del suolo è particolarmente grave se pensiamo che questa discarica è vicina ad una dei principali mercati alimentari della città.  Kai Löffebein ha documentato questo complesso problema conquistandosi con pazienza giorno dopo giorno la fiducia di questi lavoratori. Ed è rimasto impressionato dall’energia e ottimismo espressa da questi ragazzi e bambini nonostante la loro dura vita.

Tutti noi adoperiamo computer ed altri apparati tecnologici, le nostre vite e professioni sono diventate impensabili senza questi strumenti, ma forse qualche volta possiamo pensare se quella nuova versione o quel nuovo accessorio ci servono veramente.

Una articolo più dettagliato e altre fotografie di questo reportage le potete trovare sul in questo articolo del Leica Camera Blog, sul questo sito UNICEF e sul sito di Kai Löffelbein. Consiglio vivamente una visita e credo che Kai sia un fotografo interessante da tener d’occhio.

Kai Löffebein, student of the Photography School of Hannover recently won the UNICEF Photographer of the Year Award where Leica Camera was a sponsor. The interesting photo reportage about a toxic waste dump called Agbogbloshie, situated near Accra, the capital of Ghana where many tons of electronic waste end their life can be seen here in this post on The Leica Camera Blog. You can also visit  this UNICEF site and the Kai Löffelbein site for more pictures and an excerpt from Kai’s speech, which underlines the consequences of the shipment of tens of thousands tons of electronic waste to Africa. I do really suggest a visit for  real interesting information. I do really think Kai is an interesting photographer worthwhile to follow.