Harmony and shapes, Elisa Lovati

Armonia delle forme, Elisa Lovati.

stella-1
photo elisa lovati©2012

Succede che si viva in una cittadina e nella frenetica vita di tutti i giorni non ci si accorga dell’architettura che ci circonda. Succede che non si osservino  gli spazi di una fabbrica abbandonata o l’edera che arrampica in un cortiletto,  oppure che ci sfugga la semplicità di una chiesetta di periferia.  Ma succede anche che questi particolari non sfuggano agli occhi di una fotografa  attenta. E  se la fotografa di cui parlo ha anche una passione per la danza combina le due cose e ne nasce un lavoro che si può definire di poesia visiva. Sto parlando di Elisa Lovati, fotografa gallaratese che divide il suo tempo fra l’Italia e la Finlandia e del suo ultimo lavoro “Armonia delle forme” recentemente presentato in una mostra.

It happens that we live in a small town and due to the chaotic daily life we do not notice the  architecture which surrounds us. It happens we do not notice the empty spaces of an abandoned factory or an ivy climbing in a small courtyard, or we let slip the beauty of an old church in the suburbs. But it happens as well that these details are noticed by the watchful eyes of a photographer. And if the photographer in question has a passion for the ballet and combines the two things a new body of works arise, which we could define as “visual poetry”. I’m speaking about Elisa Lovati, a photographer from Gallarate who spend her time between Italy and Finland and her last work “Harmony of the shapes”, recently shown in an exhibition.

Elisa è anche un’amica e facciamo parte della stessa associazione fotografica e allora nel presentarvela vorrei farle alcune domande.

Robert: La prima domanda è semplice, vuoi dirci come è nata l’idea di questo lavoro e come è stato realizzato? In modo particolare come sono stati scelti i luoghi in cui hai fotografato, la posa e i costumi delle danzatrici? Quanto importante è stata la tua conoscenza del mondo della danza? Quello che mi piace in queste foto è la loro semplicità ed eleganza. E allora mi domando cosa è più importante per te, la precisione dell’inquadratura o la perfezione della posa della modella? Oppure la qualità della luce?

elisa lovat, fotografa

Elisa: Abito in una città che ha tanti angoli piacevoli e interessanti  purtroppo  abbandonati o poco valorizzati. L’idea di trasformarli in cartolina proprio non mi piaceva e quando la direttrice dalla scuola di danza, con cui collaboro da un paio d’anni, mi ha chiesto cosa potevamo realizzare per l’open day della scuola, ecco l’idea: introdurre le ballerine che con la loro grazia avrebbero armonizzato dei luoghi amorfi e senza vita. Il tempo era molto limitato ma non ci siamo perse d’animo; alle base c’è stata un’ottima collaborazione e intesa. Molti luoghi erano già stati individuati e classificati tra gli “sconosciuti” ed erano in attesa di un progetto valido, altri sono stati aggiunti . Prima di iniziare ho effettuato diversi sopralluoghi per studiare le luci, il traffico, le inquadrature, per trovare le condizioni ottimali. Con la direttrice abbiamo pensato ai costumi adatti al luogo e le pose sono venute di conseguenza. Poche cose sono state lasciate al caso. Aver scattato già molte volte durante le lezioni nella scuola ha contribuito ad un miglior rapporto con le ragazze, che già mi conoscevano, facilitando il lavoro così come la conoscenza delle posizioni e i passi di danza mi è stato di grande aiuto. La direttrice non mi permetteva di scattare se le ragazze non erano in posizioni perfette. Ho scelto di lavorare sempre negli stessi orari per avere simili condizioni di luce. Ho cercato di abbinare la perfezione delle ragazze impegnate nell’arte della danza al luogo. L’dea era proprio di rendere poesia il connubio delle due cose. Inizialmente cercavo di concentrarmi più sull’inquadratura per rendere visibile e riconoscibile il luogo ma nel corso del lavoro mi sono più affidata all’intuizione che al ragionamento. La mia ricerca era orientata a trovare l’armonia di corpi e forme strutturali insieme. In un mondo in cui tutto è eccessivo e urlato, ritengo l’eleganza e la semplicità doti rare, mi fa molto pacere che tu le abbia colte e apprezzate.

Elisa is a friend of mine, we are member in the same photographic society therefore I take the opportunity to ask her a couple of questions.

Robert: first question is simple, could you tell us a little how did you get the idea of this work and how did you proceed with the realization? How did you choose the locations, the pose and the dancer’s costumes? How important has been your knowledge of the ballet world? What I like in this series is the simplicity and elegance. Therefore I ask myself what is more important for you, an exact framing or a perfect pose of the model? Or is it the quality of the light?

Elisa: I live in a town with many pleasant and interesting spots, unfortunately many are abandoned or unvalued. I did not like the idea to make postcards out of them and when the head mistress of the ballet school which I cooperate with asked me to prepare something for the “open day” of the school the idea came out: to place the dancers with their gracefulness in abandoned or lifeless places. Time was really short but we did not lose heart, having a good understanding each other. Many locations had already been “scouted” and classified as “unknown” waiting for an interesting project. Others have been added. Before shooting I checked all the places to study the light, the traffic, the possible framings. Together with the head mistress we decided the costumes and the poses came as consequence. We did not leave much to chance. I had already taken many photo with the girls of the school and the good relationship with them made things easier, as my knowledge of the ballet poses. The mistress did not allow me to shoot if the girls were not in a perfect pose. I worked mainly in the same time of the day to have a costant light. I wanted to combine the perfection of the poses with the location. In the beginning I  focussed myself more on the framing in order to show the place but later, while working I trusted more on my intuition than on my thinking. My research was oriented to discover the harmony of the bodies in association with the structural shapes. In a world where everything is in excess and shouted it’s a pleasure to know somebody appreciates elegance and simplicity, which are uncommon qualities.

photo elisa lovati©2012
photo elisa lovati©2012

Robert: un’altra delle tue specialità è la fotografia dal vivo di eventi musicali, in modo particolare sembri attirata dal jazz, alcune foto le vediamo nel tuo portfolio, sempre in bianco e nero e nella tua galleria “Note e Luci”, questa volta a colori. Quale differenza hai riscontrato fra questi due modi di fotografare, uno con una danzatrice-modella a disposizione e l’altro con musicisti impegnati nella loro performance?

Elisa: il lavoro con le danzatrici-modelle mi è piaciuto e mi sono divertita nel realizzarlo benchè impegnativo. I musicisti mi permettono di studiare molto di più la loro espressività e spontaneità per poi coglierla.  I due modi di fotografare sono molto differenti: nel primo caso, nella peggiore delle ipotesi, avendo le ragazze a disposizione, è possibile ripetere lo scatto: le condizioni di luce sono state scelte da me come i luoghi, quindi ho lavorato in situazioni assolutamente favorevoli. Nel secondo caso, solitamente mi trovo in locali stretti, facilmente con luce molto scarsa e a volte colorata, con spettatori intorno ai quali cerco di non arrecare fastidio. La ricerca dell’espressività è qualcosa che mi cattura, mi consente di estraniarmi e concentrarmi al massimo per non perdere quegli attimi che non si potranno ripetere. E’ più faticoso e non sempre riesco ad ottenere quello che vedo o che vorrei ma quando riesco è una soddisfazione impagabile.

Robert: looking at your photographic activities we can see many pictures of live musical events. You seem particularly drawn by the jazz atmosphere, we can see a B&W selection here in your portfolio and some other in your gallery  “notes and lights“, this time in color. Which is the main difference you experienced between these two different way of photography,  one with dancers or model at your disposal and the other with musicians performing live?

photo elisa lovati©2012

Elisa: I enjoyed the project with the dancers as models even if it was demanding. The musicians push me to study their expressiveness and spontaneity in order to be able to capture it. The two kinds of photography are very different: in the first case if anything had gone wrong it had always been possible to repeat the shooting. But I chose the best options about time and light: therefore I worked in the most favorable circumstances. In the second case, with the musicians I usually find myself working in close places, with a very low level of light which very oft is strong colored. Moreover I am very careful not to disturb the public. I am really taken by the research of expressions, it is something which permits me to focus very deep on the subject in order not to loose those instants which are unique and will come back never again. It’s very tough and I do not always manage to get what I see or what I would like, but when I manage it’s a great satisfaction.

Robert: Danza e musica. Aggiungo Siena con il palio e  i colori dalla Toscana: la tua attività fotografica spazia su molti fronti: vuoi raccontarci come ti vengono le idee per i tuoi progetti?

Elisa:  Le emozioni più o meno forti mi spingono a ricercare quegli attimi che hanno lasciato in me un segno. Emozioni che provo non solo visivamente davanti alla bellezza di qualcosa ma anche in certe situazioni, parlando con persone che hanno voglia di raccontare fatti o se stessi come è successo per Siena e il Palio per esempio: mi hanno appassionata in un modo indescrivibile, hanno lasciato  in me un’impronta fortissima e indelebile tanto che i senesi l’hanno capito e mi considerano “una di loro” . I musicisti e le ragazze della scuola di danza, in altro modo, mi hanno coinvolta emotivamente nel loro mondo. Se non provo sentimenti non riesco a scattare. Per riassumere: dall’emozione scaturisce l’idea e dall’idea il progetto. Parlare  di fotografia è sempre interessante e stimolante e ho sempre molto da imparare. 

foto elisa lovati©2012

Robert: Ballet and music. I add Siena with the Palio and the colors of Tuscany. Your photographic activity  has a real broad spectrum. Would you tell us how do you get the ideas for your project?

Elisathe emotions, more or less strong push me to research the  instants which will leave a sign inside me. It is not only about visual emotions in front of something beautiful. Emotions can also be related to circumstances, like speaking with someone who desire to narrate about himself, as it happened in Siena for the Palio. The people of Siena,  noticed that I became very very fond of their Palio, in a way which cannot be described, they left  a strong and permanent mark inside me.  So strong that they started to think of me as “one of them”. But the musicians and the girls of the ballet school involved me as well with in their world. If I have no feelings I’m not able to shoot. Summarizing: from an emotion comes an idea and from the idea borns out a project. It’s always interesting to speak about photography and I thank all the readers for their attention.

Robert: grazie Elisa: E aspetto di vedere i tuoi prossimi lavori !
I lavori di Elisa meritano di essere visti: li trovate qui. Andateci, ne vale la pena.
Per chi fose interessato questo è  il link della scuola di danza “Proscaenium” che ha collaborato con Elisa nella realizzazione delle foto.
Thanks Elisa for sharing your thoughts, I’m waiting for your next works.
You can see Elisa’s work’s here: please, look at, it’ worthwhile.
If anyone interested here is the link to the ballet school “Proscaenium” which cooperated with Elisa in  realizing the pictures.

Paolo Ventura: “Lo zuavo scomparso”

Paolo Ventura: “Lo zuavo scomparso”          English text is below, please scroll down.

Nell’ottobre 2011 scrivevo questo post a proposito di un incontro con Paolo Ventura. Non ci sono foto a corredo dell’articolo anche per non infrangere copyright di altre persone ma c’è un interessante video.  Oggi curiosando  nel blog “A photo editor” ho trovato questo articolo scritto da Jonathan Blaustein che parla del libro di Paolo Ventura “Lo Zuavo scomparso”.  Ci sono anche alcune immagini realizzate da Paolo con i suoi personaggi inseriti nei set che egli stesso costruisce. Guardatele, sono un piccolo viaggio fuori dal tempo. Come l’autore stesso racconta “…il mio lavoro si basa sui ricordi, ma ha molto a che fare con immaginazione e fantasia perchè i ricordi hanno una loro struttura ed di cui non ho bisogno e che non mi  interessa…quello che mi interessa è trovare un’atmosfera e adoperare la mia immaginazione per costruirla…

E per favore non dimenticate di visitare il sito di Paolo Ventura!

October 2011 after I had attended a lecture by Paolo Ventura  I wrote this post  about the child inside me and the work of this author.  There are no photos in the post in order not to infringe any copyright but there is an interesting video.  Today reading the blog “A photo editor” I found this post written by Jonathan Blaustein about the book of Paolo Ventura “Lo Zuavo Scomparso”. There are also some of the photos Paolo makes, with the “actors” placed in the sets himself builds. Please look at these photos, it’s like a small journey out of the time. As the author himself says “…my work focuses on memory but actually it has more to do with imagination and fantasy, as memory already has its own structure, and I don’t need that structure, nor I’m interested in it…What I’m interested in is taking an atmosphere and using my imagination to build on it.”

And please do not forget to visit Paolo Ventura’s site!

Isn’t printing the nicest thing?

Stampare non è la cosa più bella?   Please scroll down foe english text, thanks.

Il prossimo fine settimana prenderò parte ad un corso con Machiel Botman presso MiCamera a Milano. Il tema è “il fotolibro immaginato”. Credo che il tema non necessiti spiegazioni, in ogni caso si tratta di scelta di fotografie, e composizione di sequenze ed impaginazione di un eventuale libro. Se siete curiosi i dettagli li trovate nei links.

Next week end I’ll take part in a workshop with Machiel Botman  at MiCamera in Milan. The theme is “The photographic bookdummy” which does not need additional explanations. Anyway it is about editing, sequencing and making a layout for a book. If you are curious more details in the links.

Io ho incontrato Machiel per la prima volta circa dieci anni fa e mi è subito piaciuto il suo approccio alla fotografia. Inoltre il suo carattere aperto mi ha subito conquistato. Per questo corso mi è stato chiesto di…fare i miei compiti a casa: dovrò presentare un lavoro editato da me nel mio stile solito. In più devo portare del materiale nuovo su cui lavorare, fotografie, disegni, testi. Porterò una selezione dal progetto di Praga. Ovviamente devo portare anche entusiasmo e buon umore:-)

I met Machiel first time around ten years ago and soon was captured by his approach to photography. And I was soon conquered by his open nature.  For this workshop I have been ask to make my homework: I have to show a work I edited in my usual style. Than I have to bring new material on which to work, photographs, drawings, text. I’ll bring a selection from the Prague Project. Of course I’ll bring enthusiasm and for sure I’ll be in a good mood :-)

Have you seen the difference ? Avete visto la differenza ?

Nel guardare il mio lavoro ho pensato di aggiungere qualche foto e cambiare un poco le sequenze. E allora acceso il computer, la stampante e la radio ho iniziato a lavorare. Come sempre in questi casi la casa è stata invasa da foto, appunti, foglietti, piccole stampe di prova…ma questo lo avete già visto nelle foto!

Looking at my work I got the idea to add a few pictures and change some of the sequences. Than I switched on the computer, the printer, the radio and started to work. As always in these cases my apartment has been soon full of pictures, notes, small test prints…but this you have already seen in the photos!

Stampare le nostre foto non è la cosa più bella?

Isn’t printing our own pictures the nicest thing?

Ciao Chris…

Ciao Chris…                   Please scroll down for english text, thank you.

Non solo fotografo ma anche poeta, cineasta e certamente creativo. Ci ha lasciato all’età di 91 anni, il giorno dopo il suo compleanno. Mi aveva colpito il suo lavoro  visto l’anno scorso ad Arles, che ho commentato in questo articolo.  Le sue foto, scattate in metropolitana, cos’ semplici, così normali e nello stesso tempo così speciali. Da vedere soprattutto le sue foto “A Subway Quartet” dove i ritratti di persone comuni in metropolitana sono uniti a quadri famosi che ritraggono…

E senza dimenticare il film “La Jetée” avanguardia e poesia allo stato puro.

Ciao Chris…

Not only a photographer but poet and  filmmaker  and for sure a creative mind. He left us the day after his birthday, aged 91. I saw his work last year in Arles (commented in  this post)  and I was enthusiast of his photos of normal commuting people taken in the underground, photographs so simple, so special. Absolutely to see is “The Subway Quartet” where  where beside the normal people are famous paintings which portrait…

And without forgetting his movie “La Jetée” , 100% poetry and avant-guarde.

Ciao Chris…

chris marker

chris marker, arles 2011          foto rkr©2012

Did you guess ?

Avete indovinato ?           Please scroll down for english text, thanks.

L’uomo si chiama Steve. Ti guarda dritto negli occhi. I capelli e la lunga barba nera ne fanno un volto d’altri tempi. I tempi della guerra civile. Ma siamo nel 2008 e lui è di fronte ad una macchina fotografica caricata con una Polaroid tipo 55. I più attenti di voi lo hanno già incontrato nel mio articolo precedente.

The man’s name is Steve. He looks straight into your eyes. His hair and his long black beard make of him a face from another time. Maybe the time of the civil war. But we are in 2008 and the man is in front of a camera loaded with a Polaroid type 55 film. The one among you who paid more attention already met him in my previous post.


MIAMI 1975. Michael O’Brien è al suo primo impiego come fotografo, assunto dal giornale Miami News. Esce tutti i  giorni dall’ufficio con le sue due Nikon in cerca di storie. E’ quasi sempre di corsa, deve battere sul tempo la concorrenza di giornali più importanti. Un giorno intravede un uomo, un senzatetto dal volto bruciato dal sole della Florida. Ma non gli presta attenzione. Deve lavorare, è assunto da poco e deve produrre. Ma lo vede altre volte, sempre nello stesso posto sotto la sopraelevata. E a un certo punto non riesce a toglierselo dalla mente.

MIAMI 1975 . Michael O’ Brien has his first job as photographer, hired by the newspaper Miami News. He goes out daily of office with his two Nikons looking for stories. Very oft he’s almost running, he must be quicker than the competitors of more important papers. One day he glances out of his car and sees and old man, an homeless with the face burnt by the Florida sun. But he does not pay attention to him, he’s new in the job and has to work, to produce. But he sees this man many other times, always in the same place beneath the expressway. And his image became indelible.

Un giorno Michael ferma l’auto, scende e inizia a parlare con l’uomo, che è amichevole ed anche un buon conversatore. E acconsente ad essere fotografato. Così inizia questa strana amicizia fra un fotografo di 25 anni ed un senza tetto di quasi 60, di nome John Madden. Nelle pieghe del lavoro e nel tempo libero Michael continua a fotografarlo. Ma un all’improvviso non lo vede più e scopre che John è morto il giorno prima. Michael ed un collega scrittore vanno al suo funerale e scoprono tante cose del passato di John. Una foto da giovane che potete vedere qui,  altre del servizio militare e altre con una delle sue tre figlie. Tornati a Miami  il giornale dedicherà tre pagine a questa storia.

One day Michael stops his car, get off and start to speak to the man, who is friendly and a good storyteller. And agrees to be photographed. It’s the beginning of a strange friendship between a 25 years old photographer and an almost 60 homeless. Between assignments and on his days off Michael takes photos of John Madden over several months. But suddenly he does not see him and after a research he discover that John had died the day before. Michael and a writer colleague go to John’s funeral and discover many things from his past. Photographs when he was a promising student which you can see here, when he was in the army and one with his daughter. Back to Miami the newspaper will publish three pages with pictures about  this story. 

MIAMI 2008. Terminato un  lavoro a Miami, sulla via dell’aeroporto per tornare ad Austin dove  nel frattempo si è trasferito Michael pensa agli anni trascorsi lavorando per il Miami News e decide di passare nel posto dove aveva conosciuto John Madden. Un senzatetto dorme nel posto dove c’era John. Sono passati trentatre anni pensa Michael e non è cambiato niente. No, tutto è diventato peggio…veramente peggio.

MIAMI 2008 . After having finished an assignment on the way to the airport to fly back to Austin where he had moved Michael thinks about the years when he worked for the Miami News. And decides to drive by the place where he met John Madden. An homeless sleeps in the place where John was. Thirtythree years have passed, thinks Michael and nothing has changed. No, things have become worse…much worse.

 AUSTIN 2006-2009 .E’ il momento in cui nella fotografia arriva la rivoluzione digitale ed il suo mercato subisce un cambiamento epocale: O’Brien cerca nuove vie. Viene contattato dal presidente di una organizzazione non profit che si occupa di senzatetto e gli viene chiesto di fare qualche ritratto. Accetta e decide di adoperare una macchina di grande formato con pellicola Polaroid tipo 55 che produce nello stesso tempo una stampa istantanea ed un negativo  B&N.  Questa scelta, insieme a quella di lavorare senza assistente lo obbliga ad una maggiore attenzione alla foto che sta per fare, che si traduce in un maggior coinvolgimento. Allestisce un set di ripresa nella cucina del centro che ogni martedì distribuisce cibo ai senzatetto. Pensa di finire il lavoro in un paio di serate, ma si sbaglia. Settimana dopo settimana incontra queste persone e le fotografa. Il lavoro durerà tre anni. Da queste foto nascerà il libro “Hard Ground” che ha in copertina la foto di Steve, l’uomo d’altri tempi.

AUSTIN 2006-2009 . The transition from film to digital photography changes everything, market included. O’Brien look for new ways. The president of a non profit organization caring about homeless ask him to take a few photos of the people they serve. Michael accepts and decides to use an old view camera loaded with a Polaroid type 55 film, which gives in the same time a B&W print and a negative. This choice and the decision to work without any assistant forces him to pay much more attention to the photo he’s going to take, which means more involvement. He prepares a set in the kitchen of the center which every tuesday distributes meals. Michael believes it will take a couple of nights, but it is a mistake. Week after week he knows these people, and take photo after photo. It will take three years. From these photos the book “Hard Ground” will born, with the man from another time on the cover. 

 Io questo libro, “Hard Ground” edito da “University of Texas Press” l’ho trovato nella libreria di Praga “SHAKESPEARE A SYNOVE AND SONS” e non ho saputo resistere allo sguardo magnetico di Steve. Avete indovinato, l’ho comperato. Per chi fosse interessato questo è il sito web di Michael O’Brien e qui si può vedere una interessante intervista che ho trovato grazie al visualsciencelab, il blog di Kirk Tuck.Un valore aggiunto sono le liriche appositamente scritte da Tom Waits.

I found this book, “Hard Ground” edited by “University of Texas Press” in the Prague bookshop SHAKESPEARE A SYNOVE AND SONS and I could not resist to the magnetic look of Steve. Yes, you have guessed it: I bought the book. And if you are interested this is the website of Michael O’Brien and here you can see an interesting interview which I found via the visualsciencelab, the blog of Kirk Tuck.. An added value are the poems written for this book by Tom Waits. 

Come appassionato di fotografia trovo tanto da imparare da questa storia. Soprattutto l’importanza quando si fotografa di stabilire un contatto con il proprio soggetto. Contatto personale che a volte può anche essere più importante della fotografia stessa.

As a passionate amateur photographer I think there is much to learn from this story. Mainly how important is to establish a connection with our subject. A personal connection which can also be more important than the photograph itself.

Ethical Photography Festival

 Festival della Fotografia Etica            for english text scroll down please

Lodi è una piccola cittadina poco a sud di Milano, dove fra l’altro si mangia bene. Noi ci siamo stati sabato scorso, abbiamo gustato la buona tavola, passeggiato per il centro,  osservato alcuni particolari architettonici e sostato in un accogliente caffè. Ma la ragione principale della nostra visita era un’altra.

Lodi is a small town south of Milan where, among other things you can eat very well. My wife and me have been there last saturday, we had a good meal, we walked in its heart, we looked at some interesting architectural details and we enjoyed a pause in a cosy caffè.

Ma il motivo principale della nostra visita a Lodi è stato un’altro: la terza edizione del Festival della Fotografia Etica, nato dall’esperienza del sempre attivo Gruppo Fotografico Progetto Immagine, associazione di volontariato culturale.

But the main reason for our visit was different: we wanted to visit the Festival of Ethical Photography, born from the experience of the active Gruppo Fotografico Progetto Immagine

Una mostra che ho apprezzato in modo particolare è stata Waf Jeremie, l’inizio della Speranza del fotografo italiano Marco Baroncini. Ci illustra uno dei quartieri più poveri di Port-au-Prince, Haiti dove  Suor Marcella  missionaria ed infermiera lavora per aiutare questi poveri in un ambiente molto difficile.  Devo dire che io sono un po’ di parte perchè conosco personalmente Suor Marcella da quando, giovani entrambi le nostre famiglie abitavano nello stesso palazzo. In ogni caso una mostra (ed un libro) che val la pena di vedere. Come val la pena visitare il sito di Suor Marcella.

An exhibition I really appreciated was Waf Jeremie, the beginning of the hope by the italian photographer Marco Baroncini. It is a story in one of the poorest quarter in Port-au-Prince, Haiti where Sister Marcella an italian nun, who is also a trained nurse works to help these poor people in a real difficult environment. I have to say, to be honest, that I know Sister Marcella personally since when, both were young our families lived in the same building. Anyway interesting pictures and book, which I bought (I’m a book addict!).

festival della fotografia eticaNon è necessario andare lontano per rendersi utili: è dimostrato dalle intense fotografie di Mario Dondero  sul Poliambulatorio realizzato da Emergency a Palermo, dove stranieri di ogni sorte sono curati. Nei primi sei anni di attività più di 51mila visite a pazienti da oltre 70 paesi diversi sono state fatte.

It is not necessary to go far in order to be useful: it is demonstrated by the intense photographies of Mario Dondero about a medical ambulatory realized by Emergency in Palermo. In the first six years more than 51thousand medical examination have been made to patients coming from more than 70 countries.

festival della fotografia etica“Me, you and everyone we know” è un’altra bella mostra, presentata da Cesvi e che dà voce attraverso immagini e parole alla ricchezza che emerge dall’incontro tra culture lontane attraverso il dialogo e l’integrazione.

” Me, you and everyone we know” is another interesting exhibition, presented by Cesvi and which enhances using images and word the richness emerging when different cultures meet through the dialog and the integration.

climate change by noorclimate change by noorNella ex chiesa di San Cristoforo è presente l’esposizione sui cambiamenti climatici “Climate Change“, lavoro realizzato dai fotografi del gruppo Noor. Vari sono gli aspetti considerati: cause, conseguenze e possibili rimedi. Ci sono immagini e storie interessanti, rese ancora più suggestive dall’ambientazione particolare. Vi suggerisco veramente di visitare il sito di questo progetto.

In the ex church of S.Christopher the group of photographer Noor introduces us to the work “Climate Change” involving various points: causes, consequences and possible remedies. The images and the stories are very interesting, and the special place in which are displayed makes them even more evocative. I do really suggst you to visit the web site about this project.

climate change by noor

Dura, e siamo avvisati da un cartello prima di entrare è la mostra “The Julie Project” della fotografa di S.Francisco, California Darcy Padilla. Con un drammatico bianco e nero Darcy, che ha vinto vari premi far i quali il Guggenhem Fellowship e recentemente il World Press Photo Award ha seguito per 18 anni, fino alla sua morte la vita di una ragazza scappata di casa a 14 anni e incontrata casualmente nel 1993. Uno sguardo sulle conseguenze di povertà, malattia e problemi sociali. Cruda.

Anche in questo caso vi invito a visitare il sito di Darcy dove è visibile uno slide show di questo progetto.

The Julie Project by Darcy Padilla

It is a difficult and strong exhibition, and we are warned about before to enter “The Julie Project” by the american photographer Darcy Padilla, S.Francisco, California. Using a dramatic black and white Darcy, who won many award including a Guggenheim Fellowship and recently a World press Photo Award followed for 18 years until her death the dramatic life of a girl who escaped from home when was 14, and whom she met casually. It’s a story of pain and misery, poverty and social issues. Cruel.

Here again I invite you to visit the web site of Darcy, where you can also see a slide show of this project. Worthwhile.

Tante altre cose andrebbero menzionate ma vorrei concludere menzionando “Ludesan Life” : un’avventura, un incontro, un progetto realizzato da un gruppo di appassionati su quanto sta a loro attorno. Ben fatto merita una visita. E per chi vive nel nord italia le mostre saranno aperte ancora i giorni 21, 22 e 25 aprile. Se potete andateci!

Many other things should be mentioned, but I would like to finish with a note about “Ludesan Life” where Ludesan is a dialect word defining the area. It is an adventure, a meeting among passionates, a project about the life around them. Even if you do not read italian give a look: beautiful photos of everyday life.

Come sempre potete cliccare sulle foto per ingrandirle.

As always you can click on the images to enlarge them.

Kai Löffelbein: UNICEF Photographer of the Year Award Winner

Kai Löffelbein: vincitore del concorso UNICEF fotografo dell’anno.              

1° Prize Kai Löffelbein, Deutschland - Student of the Fotografie Hochschule Hannover

„Kai Löffelbein / UNICEF-Foto des Jahres 2011“

Ghana: esportare gli scarti in Africa. E’ il titolo del reportage di Kai Löffebein, studente della Scuola di Fotografia di Hannover sul trasferimento molte volte illegale degli scarti dell’industria elettronica in paesi più poveri del nostro. Reportage che gli è valso il premio UNICEF Fotografo dell’Anno, concorso sponsorizzato da Leica Camera AG e svolto dall’anno 2000 sotto l’egida di UNICEF Germania e della rivista GEO.   In Ghana,vicino alla capitale Accra esiste un posto chiamato Agbogbloshie dove bambini dai sei anni in su ed adolescenti smontano computer, telefoni cellulari, televisori ed altri articoli elettronici . Questi vengono spesso bruciati per separare il rame dei cavi dal loro rivestimento plastico. Piombo, cadmio, zinco, cromo, nichel ed altre sostanze tossiche vengono emesse e respirate con conseguenti danni al sistema nervoso. La maggior parte dei lavoratori ha fra i 12 ed i 30 anni e lavora 10-12 ore al giorno per meno di 20 Dollari US al mese.   Inoltre la contaminazione del suolo è particolarmente grave se pensiamo che questa discarica è vicina ad una dei principali mercati alimentari della città.  Kai Löffebein ha documentato questo complesso problema conquistandosi con pazienza giorno dopo giorno la fiducia di questi lavoratori. Ed è rimasto impressionato dall’energia e ottimismo espressa da questi ragazzi e bambini nonostante la loro dura vita.

Tutti noi adoperiamo computer ed altri apparati tecnologici, le nostre vite e professioni sono diventate impensabili senza questi strumenti, ma forse qualche volta possiamo pensare se quella nuova versione o quel nuovo accessorio ci servono veramente.

Una articolo più dettagliato e altre fotografie di questo reportage le potete trovare sul in questo articolo del Leica Camera Blog, sul questo sito UNICEF e sul sito di Kai Löffelbein. Consiglio vivamente una visita e credo che Kai sia un fotografo interessante da tener d’occhio.

Kai Löffebein, student of the Photography School of Hannover recently won the UNICEF Photographer of the Year Award where Leica Camera was a sponsor. The interesting photo reportage about a toxic waste dump called Agbogbloshie, situated near Accra, the capital of Ghana where many tons of electronic waste end their life can be seen here in this post on The Leica Camera Blog. You can also visit  this UNICEF site and the Kai Löffelbein site for more pictures and an excerpt from Kai’s speech, which underlines the consequences of the shipment of tens of thousands tons of electronic waste to Africa. I do really suggest a visit for  real interesting information. I do really think Kai is an interesting photographer worthwhile to follow. 

The passion and the (Impossible) 365 project

 La passione ed un (Impossible) 365 progetto.     Please scroll down for english text.

Forte. Viscerale. Indomita. E’ la passione per la fotografia che anima molti fotografi. Nate Matos è uno di questi. Credo che per lui la fotografia sia molto più di una professione. Lo dimostra questo progetto da poco terminato per il quale lo scorso anno ha scattato ogni giorno una fotografia istantanea, con le pellicole di Impossible Project, società che sta mettendo molta energia per riempire il vuoto lasciato da Polaroid.  Oggi desidero condividere con voi questo video del suo lavoro. Guardatelo, c’è della poesia in questo piccolo audiovisivo! E non dimenticate di mettere in funzione gli altoparlanti…

Strong. Visceral. Indomitable. It is the passion for photography which inspires many photographers. Nate Matos is one of these. I believe for him photography is much more than a profession. This is demonstrated by this project he just finished, a project for which he shoot a photo a day with an instant development film by the Impossible Project company which is making a big effort to fill the void left by Polaroid.Today I desire to share with you this video from his work. Please enjoy it, there is poetry in this audiovisual work. And please do not forget to turn your loudspeaker on…

The child inside me…

Il bambino dentro di me…                Please scroll down for english text                                                                                                                

Di solito nessuno lo vede. Lui è là timido e un po’ nascosto. Quieto.  Ma a  volte si emoziona ed ha un guizzo di gioia. E’ il bambino che sta sempre dentro di me.  E’ accaduto pochi giorni fa quando ho partecipato ad un Incontro sulla Fotografia Contemporanea con Paolo Ventura, moderato da Mauro Fiorese.

 Nobody sees him, usually. He’s hidden down there, a little shy. Quiet.  But sometimes he gets excited and feels joyful. He’s the small child who lives inside me. It happened a few days ago when I attended a lecture about Contemporary Photography by Paolo Ventura, moderated by Mauro Fiorese.

Paolo Ventura, nato a Milano vive  e lavora a New York. Ha frequentato l’ Accademia di Belle Arti di Brera, Milano negli anni1989-91. Dopo gli studi è approdato quasi casualmente  alla fotografia di moda nel cui ambito  ha lavorato con successo per le maggiori testate del settore per dieci anni. Abbandonata la moda si è dedicato alle proprie ricerche personali.        

Paolo Ventura born in Milan (Italy) lives and works in New York. He attended the Accademia di Belle Arti in Brera (Milan) and after the studies he worked as fashion photographer for the most known magazines for ten years. Left the world of fashion he now works on his personal projects. 

Per chi non avesse dimestichezza con la lingua inglese riassumo il contenuto dell’intervista con questo autore. Paolo disegna le sue storie e costruisce su di un tavolo dei piccoli set dove colloca i suoi personaggi. Si serve di molte polaroids per verificare l’immagine ed dopo averle osservate per alcuni giorni una volta convinto scatta la foto finale. Cresciuto a Milano, città dall’inverno lungo porta queste atmosfere nelle sue foto, ispirate sia dai ricordi d’infanzia sia dalle letture di autori come Calvino. “Winter Stories” è un racconto che ci parla di un clown in un piccolo circo un po’ surreale che si muove fra la fine della città e l’inizio della campagna, territorio che l’autore apprezza particolarmente. Spesso aggiunge nelle sua ambientazioni qualche cosa di dipinto creando una relazione fra il dipinto finto e lo scenario circostante accrescendone in questo modo il realismo. Finto e reale che si alternano come in alcune fotografie del passato. Gli scrittori Bassani, Fenoglio e Pavese e Antonio Donghi, pittore, sono fra le sue fonti di ispirazione. Ma anche la sua vita, l’infanzia, i sogni, i racconti della nonna contribuiscono all’ispirazione delle sue opere.

Here is a short video with the interview I summarized above, please enjoy it.                                    

Non pubblico immagini di questo autore per rispetto del diritto d’autore, ma suggerisco caldamente di visitare il suo sito. Se anche dentro di voi vive un bambino e non sta dormendo, sarà una bella sorpresa.  I do not post his photo in order to respect the copyright, but I suggest you to visit his site. If the child inside you is not sleeping it will be a nice surprise!