The interview, part three. And a few pictures

L’intervista, parte tre. E qualche foto. please scroll down for english text, thanks

Avevo promesso qualche foto dai provini dei quali ho parlato in questo articolo.

I promised a few pictures from the contact sheets I mentioned in this post.

Eccole! Fanno parte di un piccolo progetto che forse è solo un’idea da svilupare con tema la pioggia.

Here we are! They are from a project, perhaps only an idea to develop with rain as theme.

Non so quando riuscirò a terminare in modo decente questo progetto: da quando mi è venuta l’idea o non è più piovuto oppure la pioggia era talmente violenta da rendere improponibile l’idea di uscire per fotografare. Sento ancora la voce di mia moglie esclamare “non sarai mica matto a uscire con questo tempo!”. E probabilmente aveva ragione, meglio stare in casa 🙂

I don’t know when I’ll be able to finish this project in a decent way: since I came up with the idea, either it hasn’t rained or the rain was so heavy that the idea of going outside to take pictures was impossible. I can still hear my wife’s voice exclaiming “you’re not crazy to go out in this weather!”. And she was probably right, better to stay inside 🙂

Ma ora proseguiamo con l’intervista! But now let’s get on with the interview!

Domanda: l’ultima volta ci siamo lasciati con la parola emozione. Perchè dici che è importante e come entra l’emozione nei tuoi progetti?

L’emozione è importante perchè è il punto di partenza. Non riuscirei mai a fotografare un soggetto, una situazione o qualsiasi cosa che non mi emozionano. Che non mi coinvolgano in qualche modo emotivamente. Certo, potrei farlo ma credo verrebbero delle foto spente, senza vita. E allora anche chi le guarda non proverebbe emozioni. Non le troverebbe interessanti.

L’emozione può anche essere negativa, problematica ma nonostante ciò può essere lo spunto per un lavoro. Come nel caso del covid. L’anno scorso quando la pandemia è arrivata dove vivo ho avuto paura. Altro che emozione! Ricordo che il posto dove vivo, l’Italia è stato il primo paese fuori dalla Cina a confrontarsi con questo dramma. Centinaia di morti ogni giorno non lontano da dove abito,  i camion dell’esercito che portavano via le bare perchè non non era possibile cremarle tutte, si sapeva ben poco del virus o di come si propagasse, non si trovavano dispositivi di protezione come le mascherine, disinfettanti. Lavavamo maniacalmente tutto quello che entrava in casa. Una cosa semplice, data per scontata prima come fare la spesa era diventata un’incognita, avevamo paura a uscire di casa. Paura di chi incontravamo. O di stare in un negozio.

E allora ho iniziato a fotografare tutti i giorni, la vita mia e di mia moglie, il nostro lockdown, quello che vedevo fuori dalla finestra. E alla fine ne è uscito “Quei Giorni” un lavoro che rifletteva tutto questo. Ed è stata una buona terapia per superare quei momenti difficili. Ho di proposito inserito foto sia in bianco e nero sia a colori, foto sfuocate e alter nitide  perchè sono un poco il segno di come mi sentivo in quei giorni, con umore e sentimenti che variavano di molto anche nel giro di poche ore. Vi ricordo che potete vederlo e se vi piace acquistarlo (buona idea!) nel formato libro a questo link oppure nel più economico formato magazine qui.

Fotografare quello che ci coinvolge, che ci emoziona è uno dei consigli che io darei a tutti coloro che desiderano migliorare i risultati della propria  fotografia.

Question: last time we left off with the word emotion. Why do you say it’s important and how does emotion enter into your projects?

Emotion is important because it is the starting point. I could never photograph a subject, situation or anything that doesn’t excite me. That don’t involve me emotionally in some way. Sure, I could do it, but I think it would result in dull, lifeless photos. And then the viewer wouldn’t feel emotions either. They wouldn’t find them interesting.

Emotions can also be negative, problematic, but in spite of that they can be the starting point for a work. As in the case of covid. Last year when the pandemic hit where I live I was scared. What an emotion! I remember that the place where I live, Italy, was the first country outside China to face this drama. Hundreds of people died every day not far from where I live, the army trucks that took away the coffins because it was not possible to cremate them all, we knew very little about the virus or how it spread, we couldn’t find protective equioment such as masks and disinfectants. We maniacally washed everything that came into the house. A simple thing, taken for granted for us as buying food had become an unknown, we were afraid to leave the house. Afraid of who we would meet in the shop or on the way.


So I started taking pictures of our every daily life,  mine and my wife’s life, our lockdown, what I saw out the window. And eventually “Those Days” came out, a work that reflected all of that. And it was good therapy to get through those difficult times. I have purposely included photos in  black and white and color, blurry photos and very sharp because they are a little sign of how I felt in those days with mood and feelings that varied greatly even within a few hours. I remind you that you can preview and if you like buy (good idea!) it in book format at this link or in the less expensive  magazine format here.

Photographing what involves us, what excites us is the advice I would give to all those who wish to improve their photographic results.

Domanda: un emozione forte per un lavoro forte. Per concludere questa parte dell’intervista hai anche qualche lavoro o progetto più leggero? Voglio dire più rilassante?

Risposta: certamente, per fortuna la mia vita non è sempre così stressante! Un lavoro  in pieno relax lo ho fatto durante due vacanze sull’isola di Ischia. Ho voluto adoperare la Polaroid per la libertà espressiva che questo strumento offre. Alla fine ne ho fatto un piccolo libro in esemplare unico, potete vederlo nel breve video  “Polaroid from Ischia” che potete trovare nella pagina dei video di questo blog oppure seguendo questo link: https://player.vimeo.com/video/408351317?h=a2742cb9d9

C’è un altro progetto sul quale sto lavorando, è ambientato in quella parte del lago di Como che amo molto e che è la zone di Tremezzo. Ha per filo conduttore  l’acqua e le pietre, che in quella zona non mancano e vorrei fotografare in analogico e in modo non proprio convenzionale. Penso di farne una zine, probabilmente in due versioni. Vedremo man mano che il lavoro procede. Vorrei finire il tutto entro la fine dell’anno. Continuate a seguirmi per rimanere aggiornati! Per ora anticipo una foto!

Question: a strong emotion for a strong work. To wrap up this part of the interview do you also have any lighter work or projects? I mean more relaxing?

Answer: certainly, luckily my life is not always so stressful! One relaxing work I did during two vacations on the island of Ischia. I wanted to use the Polaroid for the expressive freedom that this tool offers. In the end I made a small book in one copy, you can see it in the short video “Polaroid from Ischia” that you can find on the video page of this blog or by following this link: https://player.vimeo.com/video/408351317?h=a2742cb9d9

There’s another project I’m working on, it’s set in that part of Lake Como that I love so much and that is the area of Tremezzo. It has as a common thread the water and the stones, which in that area are not lacking and I would like to photograph on film and in a not conventional way. I’m thinking of making a zine out of it, probably in two versions. We’ll see as the work progresses. I would like to finish it by the end of the year. Stay tuned to be updated! For now I show a picture!

Come le altre volte vi suggerisco di cliccare sulle foto per vederle in una qualità migliore. E anche questo come le altre volte i vostri commenti, suggerimenti e domande sono graditi. non siate timidi 🙂

just like the other times I suggest you to click the pictures in order to watch them at a better quality. And again as the other times your comments, suggestions or questions are welcome. Don’t be shy 🙂

La prima parte di questa intervista è stata pubblicata qui e la seconda parte qui.

First part of the interview here, second part here.

 

 

 

 

4 pensieri su “The interview, part three. And a few pictures

  1. there’s something about the first picture, the ring, against the rain, i just love it… well done with your interview!!

  2. Your post reminded me of this wonderful quotation. In a letter to Louis Untermeyer, poet Robert Frost wrote, ‘A poem…begins as a lump in the throat, a sense of wrong, a homesickness, a lovesickness. It is a reaching-out toward expression; an effort to find fulfillment. A complete poem is one where an emotion finds the thought and the thought finds the words.’

    He was taking about writing, but the same might be said for photography — not unlike what you wrote here.

    • Grazie! Thanks very much for you appreciated comment. And for directing me to Robert Frost. I admit I knew the name but not his work, so I made a research and found something interesting. Unfortunately there are not books with italian translation of his work. But there are many lecture on the net. Yes, “two roads diverged…” Love it .
      Now I have to search Louis Untermeyer…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.