We have been in Arles

Siamo stati ad Arles         Please scroll down for english text, thanks.

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Dopo una giornata di viaggio siamo arrivati ad Arles. Abbiamo incontrato gli amici ed abbiamo visto tante foto, dappertutto. E’ la cosa bella di Arles, per chi sia fotodipendente.

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After one day driving we arrived in Arles. We met our friends and we saw many photos. Everywhere. It’s why Arles is so nice for the ones, like me who have a photo addiction.

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Le proposte sia del festival ufficialeLes Rencontres Arles” , sia delle iniziative parallele come il “Festival  Voies Off”  oramai alla 18esima edizione sono molte. E poi ci sono iniziative libere di molti fotografi. Si può camminare per le strade, cercando quello che ci interessa oppure semplicemente camminare e vedere quello che so trova, così, a  caso, in modo random come dicono i giovani! Si vedranno in ogni caso foto interessanti.

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The are many proposal, from the official Festival “Les Rencontres Arles” and from the parallel Festival  Voies Off now at its 18th edition. And than there the free initiatives of many  photographers. You can walk, looking for the exhibitions you are interested in or you can simply walk around and you see…what you find. Simply by chance. Or in a random way as the young people say. In any case you’ll see something interesting.

E poi ci sono le foto sui muri ! Ne riparleremo, fra qualche giorno!

And than there the photos on the walls! We’ll speak about, in a few days!

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Dell’esperienza  di Arles ne avevo parlato in passato, in questi articoli che potete leggere.

About the Arles experience I wrote in the past, you can read here.

A couple of words about habitat

Un paio di parole su habitat        please scroll down for english text, thanks.

click to enlarge please

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Questa foto era stata preparata per una mostra collettiva il cui tema è “Habitat” e dove ognuno aveva a disposizione uno spazio di un metro per esporre il proprio lavoro. Habitat è un concetto molto vasto che può essere sviluppato da diversi punti di vista. L’ambiente in cui viviamo con le sue caratteristiche, i suoi problemi, le opportunità. Le persone che incontriamo e dove le incontriamo. I trasporti e come ci muoviamo. L’architettura, l’attenzione (?) al verde, alla cultura, allo shopping e alla cultura dello shopping 😦

I prepared this picture to take part in a collective exhibition whose theme was “Habitat” and where each photographer had a space of one meter to display his own work. Habitat is a wide concept which can be developed by various points of view. The environment in which we live with its characteristics, its problems, the opportunities. The people we meet and the places in which we meet them. The transports and how we move. The architecture, the attention to the green (?), the culture and the shopping culture 😦

Ma tutte queste idee contengono un lato negativo ed io ho preferito un atteggiamento più rilassato, positivo senza però ignorare le problematiche attorno all’ambiente. E allora durante una breve vacanza sulle Alpi svizzere ho scattato un paio di pellicole con la mia Holga, 24 foto in tutto dalle quali selezionare le foto per l’esposizione.

Aletsch Glacier

Aletsch Glacier         click the photo to enlarge, please – cliccare la foto per ingradirla

But all these ideas have a “dark side” and i preferred a more relaxed and positive attitude, without ignoring anyway that our habitat is menaced by many problems. So, during a short holiday in the swiss Alps I shot a couple of film with my Holga, for a total of 24 photos among which I had to choice the ones for the exhibition.

Per  me è stato subito chiaro che le foto significative erano queste cinque, una delle quali  esprimeva il paesaggio montano (per la cronaca sono a Riederalp sopra il ghiacciaio dell’Aletsch). E’ un posto accessibile anche ai non più giovani (come me)  e dove si arriva o a piedi o in funivia ma non in auto. Quindi tranquillità, silenzio, aria pulita. Ma sappiamo che i ghiacciai sono minacciati dalle attività dell’uomo. La foto con la macchina movimento terra serve a ricordarci questo.

Click on the photo to enlarge, please.

Click on the photo to enlarge, please

It was soon clear for me that the photos had to be these five, one of which with a mountain landscape (it is Riederalp, over the Great Aletsch Glacier). It is a place where even the no more young (as myself) can arrive but only on foot or by cable-car, not by cars. Quietness, silence, clean air. But we know that the glaciers are menaced by the human activity. The photo with the bulldozer symbolizes this aspect. 

Un antenna satellitare invece ci ricorda che viviamo in un momento in cui la tecnologia arriva dappertutto,  con i suoi vantaggi ed i suoi inconvenienti. Ho inserito anche i due fiori che avete già visto in questo articolo: considerando una certa casualità al momento dello scatto (sempre nella stessa breve vacanza) io credo che la loro presenza in questo lavoro diventi una metafora. Quale? A vostra scelta, ognuno può scegliere la sua preferita…ma un fiore colorato e uno nero…

A parabolic antenna to remind us we are in an high-tech world and the technology arrives almost everywhere with many benefits and a few drawbacks. I inserted in this work also the photo of two flowers you have already seen in this post: thinking  of a certain level of fortuity when I shot them (during the same short holiday) I believe that in this work they become a metaphor. Which one? You can think about and make your choice…but a flower full of color and one black…

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holga_leuk-388Scelte le foto era importante decidere come presentarle. La prima idea era di stampare le cinque foto in misura adeguata e appenderle con un piccolo passpartout nello spazio a disposizione. Ma non mi piaceva perchè di poco impatto visivo e allora cercando altre soluzioni ho pensato all’idea della matrice 5×5 con l’immagine principale ripetuta molte volte per sottolinearne l’importanza inserendo però le altre immagini di disturbo. Il tutto montato su un pannello di alluminio al vivo. Avevo anche pensato di stampare tutte le immagini nel formato piccolo (10x10cm) ed incollarle manualmente ma la mia scarsa propensione per certi lavori manuali mi ha convinto a preparare un collage digitale.

holga_leuk-400After the choice of the pictures it was important to decide how to display them. The first thought was to print the single images, frame them with a passpartout and hang them. But I did not like it because the  visual impact was too low. So I decided for a matrix 5×5 with the main image repeated many times to underline its importance inserting a few “disturbing” images to break the regular pattern. All this was mounted on an aluminium panel. To say the truth I also planned to print all the photos in the small size (10x10cm) and glue each one on the panel but my low level of craftsmanship brought me to assemble the image in a digital way.

La foto che non c’è. Fra le immagini idonee per questo collage ce ne era un’altra scattata in quell’occasione che mi sarebbe piaciuto inserire: questa. Sotto un cielo blu intenso, nel quale sventola una bandiera davanti al  ghiacciaio dell’ Aletsch una persona, di spalle e non riconoscibile contempla la bellezza del panorama seduta su una sedia a rotelle. Questo perchè credo che un habitat amico debba permettere a tutti di goderne la bellezza. Non l’ho inserita perchè scattata con la macchina digitale di mia moglie e non con la Holga. E’ vero che con pochi passaggi di Photoshop avrei potuto renderla quadrata, aggiungere un po’ di vignettatura e sfocatura ed in quelle dimensione nessuno si sarebbe accorto dell’origine diversa. Ma sarebbe stato un falso, un tradire l’idea di questo lavoro a base di immagini scattate su pellicola con una macchinetta semplicissima. Per me la coerenza di un’idea è più importante dell’aspetto visivo.

The photo which is not here. Among the images  useful for this collage there was another that I had liked to insert: this one. Under the blue sky with a flag with flying colours in front of the Aletsch Glacier a man, seen from behind him (without seeing his face) contemplates the beautiful landscape sitting on a wheelchair. This because I think that a friendly habitat must give everybody the chance to enjoy it. I did not use this photo because it was shot  with the digital camera of my wife and not with the Holga. It is true that with a quick Photoshop work I could make it square, add some blurr and some vignetting and considering the small sizes nobody had understood it was not Holga made. But it had been a false, it had been like to cheat the idea of this work based on a  very basic film camera. For me it is more important the coherence than the visual aspect.

Come sempre se avete commenti sono benvenuti e non dimenticate di cliccare sulle immagini se volete vederle ingrandite. A presto!

As always your comments are welcome and please do not forget to click on the image if you like to see them enlarged. We’ll meet soon!

Not much time for blogging

Poco tempo per il blog                       scroll down for english text, please

Nella mia città ed in quella contigua sono in corso due importanti manifestazioni culturali: il Festival Fotografico Italiano  e Duemilalibri. Sono tanti gli eventi interessanti da visitare e tante le persone che si possono incontrare. Rimane poco tempo sia per questo blog sia per seguire i blog degli amici, abbiate pazienza! Posterò qualche breve resoconto quando possibile.

In the area where I live there are two important cultural events: the “Festival Fotografico Italiano”  (dedicated to photography of course)  and Duemilalibri (dedicated to the world of books).

Many interesting meetings, many events, many people to meet: not much time left for blogging and for the friend’s blogs, please be patient. I’ll try ti report something when possible.

Istituto Italiano di Fotografia students with Ermino Annunzi, teacher

Istituto Italiano di Fotografia students with Ermino Annunzi, teacher

Fra le proposte del Festival Fotografico Italiano ho trovato di particolare interesse la mostra “Una città verde” dove gli allievi dell’ Istituto Italiano di Fotografia guidati dal loro docente Erminio Annunzi indagano la presenza degli spazi verdi nel territorio della città di Milano, mantenendo ognuno la propria visione artistica.

I found interesting the exhibition “Una città verde”,  a green city. The student of the Istituto Italiano di Fotografia, guided by their teacher Erminio Annunzi research the relationship between green areas and the urban environment in the city of Milan. Each one  keeping his own artistic view. Perchè l’ho trovata interessante? Anzitutto per la freschezza delle immagini, per la presentazione personalizzata per ogni studente e per il fatto che documentazione ed espressione artistica possono convivere nello stesso progetto. Bravi tutti!

Why did I find it interesting? First because of the freshness of the photos, because the way to show them personalized for each student and than because documentation and artistic expression find place inside the same project. Well done!

My photos at the Rochester Contemporary Art Center !

Le mie foto al Rochester Contemporary Art Center!          Scroll down please for english text, thanks

Qualcuno forse si ricorderà questo post su un lungo pomeriggio di lavoro. E quest’altro sull’operazione 6x6x2012 del Rochester Contemporary Art Center. E del mio sogno americano. Ora questo è diventato realtà. Una selezione della mia “storia di un migrante” (titolo provvisorio) è esposta al RoCo. Ed il mio nome compare nella lista degli artisti! Più di 7.000 lavori sono pervenuti da  circa 50 paesi differenti e più di 1.000 sono già stati venduti a 20 US$ ciascuno per contribuire al finanziamento del Centro. Il mio obiettivo non è tanto la vendita quanto il prendere parte a questa emozionante operazione. Devo ringraziare il centro e soprattutto Megan Charland, dal cui blog (che suggerisco di visitare) sono venuto a conoscenza dell’operazione.

rochester contemporary art center

clic to enlarge – cliccare per ingrandire

Maybe someone still remember this post about my printing work an afternoon a few weeks ago. And this one about the 6x6x2012 action at the Rochester Contemporary Art Center. And my american dream. Now this has become reality. A selection of my “migrant story” (the real title is not yet defined) is now on display at the Ro.Co. in Rochester. And my name is in the list of the artist. More than  7.000 artworks arrived from about 50 countries and more than 1.000 have already been sold at 20 US$ each in order to help financing the Center. My goal is not to sell but just to take part in such an exciting action. I have to thank the Center and Megan Charland because I knew about this through her blog , which I suggest to visit. 

rochester contemporary art center

6x6x2012

6x6x2012                         please scroll down for english text, thanks

from Diane Arbus to Patti Smith, with coke and a polaroid sx 70

from Diane Arbus to Patti Smith, with coke and a polaroid sx 70, and...the mac! rkr©2012

Cliccare sulla foto per ingrandirla – Click on the photo to enlarge it.

E’ vero, da quando ero giovane l’America è stata fra i miei sogni. E lo è ancora, con qualche differenza perchè invecchiando sono diventato un poco più critico!   Il jazz. il rock&roll, Dylan, Tom Waits che musica. E gli scrittori partendo da  Hemingway con “il vecchio e il mare”, Steinbeck con “Furore” per arrivare a Corman Mc Carthy con “La strada” drammatico e intenso. Strade? e non posso dimenticare William Least Heat Moon e le sue “Strade Blu”. L’Harley Davidson e la Ford Mustang. La fotografia americana, Diane Arbus, Richard Avedon, Robert Mapplethorpe tanti nomi, ognuno con una sua visione. E sempre visione è, il cinema. Woody Allen, Scorsese, Spielberg, Orson Welles. E John Ford. E l’arte, Warhol. Edward Hopper. E la Coca Cola…

It’s true, since when I was young America was among my dreams. And still is there, with a few minor differences because getting old I became more critical! Jazz and rock&roll, Dylan, Tom Waits, what a music! And the writers, starting from Hemingway “The old man and the sea”, Steinbeck “The Grapes of Wraths” and arriving to Corman McCarthy with “The road” dramatic end intense. Roads? I cannot forget William Least Heat-Moon and his “Blue Highways” . The Harley Davidson and the Ford Mustang. The american photography, too many names among which Diane Arbus,  Richard Avedon, Robert Mapplethorpe. And the movies, Woody Allen, Scorsese, Spielberg and Orson Welles. And John Ford. And the art, Warhol. Edward Hopper. And the Coke. 

Arte vuol dire collezionisti e musei. Il Guggenheim. il Moma. Tanti altri. Come appassionato fotografo ho sempre desiderato esporre in un famoso museo americano ( i sogni non costano!). Ma questo è un sogno che potrebbe avverarsi: con l’operazione 6x6x2012. Che ho scoperto attraverso il blog di Megan Charland, un’artista americana ricca di creatività ed entusiasmo il cui sito e blog vi consiglio di visitare. Il Centro d’Arte Contemporanea di Rochester organizza una mostra cui chiunque può partecipare, inviando da uno a dieci lavori il cui formato deve essere 6×6 (pollici, siamo in America). Questi lavori verranno esposti e messi in vendita a 20 US $ ciascuno per contribuire a finanziare il centro stesso.  I lavori che non verranno venduti durante l’esposizione verranno messi in vendita in seguito on line. Artisti famosi e non fianco a fianco, esposti in modo anonimo.

Art means collectors and museums. Guggenheim. MoMa. Many others. As passionate photographer I always desired to exhibit in a famous  american Museum (dreaming is not expensive!). Now this dream could become reality through the operation 6x6x2012. I discover this via the Megan Charland’s blog (she’s an artist reach of creativity and enthusiasm and I really suggest to follow her site and blog). The Rochester Contemporary Art Center organizes an exhibition in which everyone can take part, just sending from 1 to 10 artworks whose size must be 6×6. These works will be exhibited in anonymous way and will be for sale at 20 US $ each in order to finance the RoCo. The pieces which will be not sold during the exhibition will be sold online later. Famous and non famous artists will exhibit one beside the other.

Io ho deciso di partecipare e come detto in questo post l’altro giorno ho stampato una selezione dal mio lavoro in corso “storia di un migrante”. Se le foto non andranno perse durante il viaggio e se arriveranno in tempo potrò finalmente dire di aver esposto in un prestigioso museo americano, il Rochester Contemporary Art Center. A questo punto non sarà importante se nessuno le comprerà, la soddisfazione è che saranno appese là! E…Rochester è la città della Kodak !

I decided to take part and as I said here a few days ago I printed a selection from my ongoing project “a migrant story”. If the photo will be not lost during the journey and if the will arrive within the due time I will be able to say that my pictures have been exhibited in a famous america museum: the Rochester Contemporary Art Center. In that moment it will be not important if nobody will buy them, my satisfaction is to know they have been hanging there. And…Rochester is the city of Kodak !

Ethical Photography Festival

 Festival della Fotografia Etica            for english text scroll down please

Lodi è una piccola cittadina poco a sud di Milano, dove fra l’altro si mangia bene. Noi ci siamo stati sabato scorso, abbiamo gustato la buona tavola, passeggiato per il centro,  osservato alcuni particolari architettonici e sostato in un accogliente caffè. Ma la ragione principale della nostra visita era un’altra.

Lodi is a small town south of Milan where, among other things you can eat very well. My wife and me have been there last saturday, we had a good meal, we walked in its heart, we looked at some interesting architectural details and we enjoyed a pause in a cosy caffè.

Ma il motivo principale della nostra visita a Lodi è stato un’altro: la terza edizione del Festival della Fotografia Etica, nato dall’esperienza del sempre attivo Gruppo Fotografico Progetto Immagine, associazione di volontariato culturale.

But the main reason for our visit was different: we wanted to visit the Festival of Ethical Photography, born from the experience of the active Gruppo Fotografico Progetto Immagine

Una mostra che ho apprezzato in modo particolare è stata Waf Jeremie, l’inizio della Speranza del fotografo italiano Marco Baroncini. Ci illustra uno dei quartieri più poveri di Port-au-Prince, Haiti dove  Suor Marcella  missionaria ed infermiera lavora per aiutare questi poveri in un ambiente molto difficile.  Devo dire che io sono un po’ di parte perchè conosco personalmente Suor Marcella da quando, giovani entrambi le nostre famiglie abitavano nello stesso palazzo. In ogni caso una mostra (ed un libro) che val la pena di vedere. Come val la pena visitare il sito di Suor Marcella.

An exhibition I really appreciated was Waf Jeremie, the beginning of the hope by the italian photographer Marco Baroncini. It is a story in one of the poorest quarter in Port-au-Prince, Haiti where Sister Marcella an italian nun, who is also a trained nurse works to help these poor people in a real difficult environment. I have to say, to be honest, that I know Sister Marcella personally since when, both were young our families lived in the same building. Anyway interesting pictures and book, which I bought (I’m a book addict!).

festival della fotografia eticaNon è necessario andare lontano per rendersi utili: è dimostrato dalle intense fotografie di Mario Dondero  sul Poliambulatorio realizzato da Emergency a Palermo, dove stranieri di ogni sorte sono curati. Nei primi sei anni di attività più di 51mila visite a pazienti da oltre 70 paesi diversi sono state fatte.

It is not necessary to go far in order to be useful: it is demonstrated by the intense photographies of Mario Dondero about a medical ambulatory realized by Emergency in Palermo. In the first six years more than 51thousand medical examination have been made to patients coming from more than 70 countries.

festival della fotografia etica“Me, you and everyone we know” è un’altra bella mostra, presentata da Cesvi e che dà voce attraverso immagini e parole alla ricchezza che emerge dall’incontro tra culture lontane attraverso il dialogo e l’integrazione.

” Me, you and everyone we know” is another interesting exhibition, presented by Cesvi and which enhances using images and word the richness emerging when different cultures meet through the dialog and the integration.

climate change by noorclimate change by noorNella ex chiesa di San Cristoforo è presente l’esposizione sui cambiamenti climatici “Climate Change“, lavoro realizzato dai fotografi del gruppo Noor. Vari sono gli aspetti considerati: cause, conseguenze e possibili rimedi. Ci sono immagini e storie interessanti, rese ancora più suggestive dall’ambientazione particolare. Vi suggerisco veramente di visitare il sito di questo progetto.

In the ex church of S.Christopher the group of photographer Noor introduces us to the work “Climate Change” involving various points: causes, consequences and possible remedies. The images and the stories are very interesting, and the special place in which are displayed makes them even more evocative. I do really suggst you to visit the web site about this project.

climate change by noor

Dura, e siamo avvisati da un cartello prima di entrare è la mostra “The Julie Project” della fotografa di S.Francisco, California Darcy Padilla. Con un drammatico bianco e nero Darcy, che ha vinto vari premi far i quali il Guggenhem Fellowship e recentemente il World Press Photo Award ha seguito per 18 anni, fino alla sua morte la vita di una ragazza scappata di casa a 14 anni e incontrata casualmente nel 1993. Uno sguardo sulle conseguenze di povertà, malattia e problemi sociali. Cruda.

Anche in questo caso vi invito a visitare il sito di Darcy dove è visibile uno slide show di questo progetto.

The Julie Project by Darcy Padilla

It is a difficult and strong exhibition, and we are warned about before to enter “The Julie Project” by the american photographer Darcy Padilla, S.Francisco, California. Using a dramatic black and white Darcy, who won many award including a Guggenheim Fellowship and recently a World press Photo Award followed for 18 years until her death the dramatic life of a girl who escaped from home when was 14, and whom she met casually. It’s a story of pain and misery, poverty and social issues. Cruel.

Here again I invite you to visit the web site of Darcy, where you can also see a slide show of this project. Worthwhile.

Tante altre cose andrebbero menzionate ma vorrei concludere menzionando “Ludesan Life” : un’avventura, un incontro, un progetto realizzato da un gruppo di appassionati su quanto sta a loro attorno. Ben fatto merita una visita. E per chi vive nel nord italia le mostre saranno aperte ancora i giorni 21, 22 e 25 aprile. Se potete andateci!

Many other things should be mentioned, but I would like to finish with a note about “Ludesan Life” where Ludesan is a dialect word defining the area. It is an adventure, a meeting among passionates, a project about the life around them. Even if you do not read italian give a look: beautiful photos of everyday life.

Come sempre potete cliccare sulle foto per ingrandirle.

As always you can click on the images to enlarge them.

Arles: North Korea, Paris and the subway: Chris Marker.

Arles: La Corea del Nord, Parigi e la metropolitana: Chris Marker                    Please scroll down for english text

“Mai sottovalutare il potenziale di una persona normale in una fotografia”  Queste parole, del fotografo americano Keith Carter pronunciate durante un suo workshop tenuto insieme all’amico fotografo italiano Mauro Fiorese, workshop cui ho preso parte mi sono venute in mente quando ho visto le fotografie di Chris Marker.

Nelle sue due serie “Quelle heure est-elle (2004-2008)” e  “Passengers” (2008-2010) fotografa persone comuni in metropolitana. Una folla fatta di individui, con i loro atteggiamenti, con la stanchezza di una giornata di lavoro, con la noia di un lungo trasferimento, con i propri pensieri, a volte cercando il contatto con gli altri viaggiatori, a volte immersi nella musica del proprio i-pod. E questo autore novantenne ci fa apprezzare la bellezza e la poesia nella vita di tutti i giorni. In una piccola serie di foto di grande formato, chiamata “A Subway Quartet” la vita di tutti i giorni diventa arte. Chris ha la capacità di individuare nella folla i soggetti adatti ed i loro volti vengono associati a grandi capolavori della pittura, fra cui La Gioconda di Leonardo Da Vinci. Le rassomiglianze sono straordinarie.

Publicum appreciates the photos from "A subway quartet" by Chris Markerr

Dopo aver visto queste foto viaggiare in metropolitana per me è diventato più interessante! E’ sufficiente guardare i volti delle persone! Le foto di “A Subway Quartet” le potete vedere qui, gustando l’approfondito commento di John Fitzgerald sulla mostra di Chris Marker alla Peter Blum Gallery di  New York in questo sito dedicato all’autore che vi suggerisco di visitare per approfondimenti.

“Never undervalue  the potential of a normal person in a photograph” these words pronounced by the american photographer Keith Carter during a workshop he hold together with the  italian photographer Mauro Fiorese, a workshop in which I took part a few years ago came to my mind when I saw the photos of Chris Marker. In his two series “Quelle heure est-elle (2004-2008)” and “Passengers” (2008-2010) he took photos of normal people during their commuting in the underground. A crowd made of many individuals, each one with his own pose, with the fatigue of the daily work, with the boredom of the journey, with his own thoughts, sometimes looking for a contact with other passengers, sometimes deeply absorbed by the music of the i-pod.  And this photograph, who is 90, let us know the beauty and the poetry in everyday’s life. In a serie of large format prints called “A Subway Quartet” is the everyday’s life which becomes art. Chris has the capacity to find among  the people the perfect subjects for this and in these prints faces of normal people are associated with visages from masterpieces of famous painters, included the “Mona Lisa” by Leonardo Da Vinci. I have to say that after having seen these photos I find travelling by subway much more interesting! Just look at people faces! You can see the pictures from the serie “A Subway Quartet” here, and enjoy the deep comment of John Fitzgerald about the exhibition of  Chris Marker at the Peter Blum Gallery,  New York  in this  site dedicated to the author, website that I suggest you to visit. 

Ma non dimentichiamo che Chris Marker è stato anche autore di un reportage in Corea del Nord quattro anni dopo la fine della guerra nel 1957. E’ stato uno dei pochi fotografi cui è stato concesso di muoversi liberamente nel paese senza alcun tipo di controllo dalle autorità. Purtroppo queste fotografie sono state rifiutate sia a norrd del 38° parallelo (perchè non menzionavano Kim II-Sung) sia a sud (perchè fatte dall’altra parte, cioè a nord). Più di cinquanta anni dopo rimangono una bella testimonianza.

But let’s not forget that Chris Marker was author of an interesting reportage in North Korea four years after the end of the war, in 1957.  He was one of the few photographers who have been allowed to move freely in the country, without any control by the authorities. Strangely these photographs have been rejected on both sides of the 38th parallel (by the North side because they did not mention Kim II-Sung and by the South side just because made on the other side!). Anyway, more than 50 years later they are a good and interesting report. 

Chris è anche un regista cinematografico e sperimentatore. Anche in questo caso un’installazione ci presenta la sua visione. Il suo film più noto “La Jetée” del 1963 è stato proiettato ad Arles e potete vederne una parte qui.

Per concludere Arles ha fatto un bell’omaggio per il novantesimo compleanno di  questo poliedrico autore. Come appassionato di comunicazione visiva posso solo imparare ad avere entusiasmo, osare nei miei tentativi di lavori visivi e cercare altre notizie su di lui.

Chris is a movie director as well and enthusiast experimenter. A visual display gives us his vision. Hie most famous movie “La Jetée” ,1963, was projected during the Arles Festival and if you are interested you can see some pieces here. At the end we can say Arles made a nice homage to this polyhedric mind for his ninetieth birthday. As passionate of visual communication I learn from him to be enthusiast, to dare in my attempt of visual works and look for more of his art.

Arles: the man on the street and the heroes, the history and the monument.

 L’uomo della strada e gli eroi, la storia ed il monumento. C’è una strada, probabilmente di perifieria. La strada è grigia. Sullo sfondo un edificio industriale,  una fabbrica, grigia. Anche il cielo è grigio. Alcune auto di colore scuro sono parcheggiate sul lato della strada. In primo piano un uomo pedala su di  una bicicletta, una grossa scatola è sul portapacchi. La scatola è rossa e l’uomo è vestito come Superman. La sciarpa rossa sventola sullo sfondo grigiastro. La didascalia ci dice che l’uomo si chiama Noe Reyes, viene dallo stato di Puebla e lavora come fattorino a Brooklyn, NY. Invia a casa 500 dollari alla settimana. E’ una foto  della fotografa nata a Città del Messico nel 1974 e residente a Brooklyn Dulce Pinzon e fa parte di una mostra intitolata “La vera storia dei supereroi”.

In un’altra foto vediamo l’interno di una lavanderia. Anche qui predomina il colore grigio dei muri e dell’acciaio delle macchine. La luce è quella delle lampade fluorescenti. La nota di colore è data da un cartello di istruzioni un po’sfocato appeso ad un muro sullo sfondo. Ed è colorato anche l’abito della donna, vestita come Wonder Woman. Anche qui una didascalia ci informa che lei è Maria Luisa Romero dello Stato di Puebla. Lavora in una lavanderia a Brooklyn e riesce a spedire a casa 150 dollari alla settimana. Dopo l’ 11 settembre, in tempi di crisi nazionali ed internazionali la nozione di eroe si è rafforzata nell’opinione pubblica. Persone determinate ad aiutare e salvare gli altri nonostante il pericolo, a volte anche a rischio della propria vita. Ma la fotografa Dulce Pinzon ritiene che ci siano  altre persone dalla vita eroica, forse meno conosciute come gli immigrati messicani che lavorano a New York spesso con orari impegnativi, in condizioni difficili e salari molto bassi. Nonostante ciò riescono, anche senza superpoteri, a mandare a casa regolarmente un parte dei propri risparmi per aiutare la propria famiglia o comunità a sopravvivere. Questa lavoro che ritrae immigrati Latino Americani nel proprio ambiente di lavoro, vestiti con gli abiti di supereroi e dove ognuna delle venti fotografie a colori  è corredata dalla didascalia con il nome della persona ritratta, il luogo di provenienza e la somma che riescono a inviare a casa ogni mese è un omaggio a questi umili, sconosciuti eroi. Merita di essere visto, nel sito dell’artista se non potete andare ad Arles.

There is a street, probably it is in the suburbs. The street is grey. On the background there is an industrial building, a factory, it is grey. The sky is grey as well. A few cars, dark colors, are on the side of the street. In the foreground a man push on the pedals of a bicycle, a big red box is on the carrier and the man is dressed as Superman. The red scarf is in the wind, on the greyish background. The caption let us know that Superman is Noe Reyes, from the State of Puebla, working as delivery boy in Brooklyn N.Y. and sends home 500 dollars a week. It is a photo from the photograph Dulce Pinzon, born in Mexico City in 1974 actually living and working in Brooklyn.

In another photo we see the inside of a laundry. Here, again, the grey from the walls and from the iron of the machines is the predominant color. The light comes from fluo lamps. Color comes from an instructon sign on the wall, slightly out of focus on the background. And it is full of color the dress of the woman, she’s dressed like Wonder Woman. The caption tell us she is Maria Luisa Romero, from the State of Puebla, working in a laundry in Brooklyn and sending home 150 dollars a week.

After September 11 in a time of national and international crisis the idea of “hero” has become stronger in the public consciousness. People with a strong determination to help and save “the others”, even in the danger and if risking their own life. But photographer Dulce Pinzon thinks there are  less known people with an heroic life, like the mexican immigrants working in New York, very oft many hours a day in extreme conditions for a low wage. In spite of this they somehow manage without supernatural power to save part of their wages and help families and communities at home to survive and prosper. This work, twenty color photos of Latino immigrants in their work environment dressed as Superheroes, with caption for each picture with names of the portraited person, their hometown and the amount of dollars they are able to send to families is a great homage to these unknown heroes. It is worthwhile to see it, in the artist’s site if you cannot go to Arles.

Ma  tutti noi, almeno molti di noi, vorremmo entrare nella storia. Ed essere celebrati in un monumento, anche se non abbiamo fatto nulla di eroico.

Wang Qingsong, Arles 2011 ©rkr

Secondo l’artista cinese Wang Qingsong questo è un desiderio presente anche nella mentalità cinese. Ed allora lui ha preparato una fotografia che è un monumento: una singola immagine lunga 42 metri, esposta nella église des Trinitaires ed in cui è presente un poco di tutto. La storia ufficiale e quella non ufficiale a volte più interessante, la vita, l’amore, la morte, la pace e la guerra. Gruppi di persone in attività comuni o che riproducono statue famose.

the history of monuments in the église des Trinitaires, arles 2011© rkr

Troviamo “la vittoria di Samotracia”, il “David” di Donatello e quello di Michelangelo, la “Statua della Libertà” e “Le tre grazie”.La foto si presenta come un bassorilievo ed è stata realizzata ponendo le persone nelle pose richieste in una struttura dove erano scavate le sagome. Poi tutto è stato coperto con argilla di vari colori e fotografato in largo formato. Diverte l’uso di alcuni accessori, come tubi flessibili d’aspirapolvere vicino alle statue. Ma Wang Qingsong è dotato di forte senso d’umorismo. Anche grazie all’ambiente dove è esposta l’opera emoziona. Qualcuno fra i critici fa notare che sembra un esercizio un po’ semplicistico e l’artista stesso nel suo sito afferma di essere interessato più alla lunghezza della foto che alla storia stessa. Ma se guardiamo il video

video about the history of monuments, église des Trinitaires, Arles 2011 © rkr

del backstage presente vicino alla foto vediamo come tutto sia stato programmato in precedenza con massima attenzione ai minimi dettagli, Io credo che anche questo sia un omaggio all’uomo della strada, che senza titolo per entrare nella storia guadagna un posto in un monumento. Potete vederla qui.

But we all would like to be remembered in history and maybe to be celebrated in a monument, even if we have done nothing   heroic.  According to the chinese artist Wang Qingsong it is a desire present in the chinese mentality as well. For this reason he made a photo 42 meters long, which is exposed in the église of Trinitaires and in which we find a little of everything. The official history and the unofficial, sometimes more interesting, life, love, death, peace and war. People are grouped in common activities or to remake famous statues, we can find the “Victory of Samothrace”, two “David” one by Donatello and one by Michelangelo, the “Staute of Liberty” and “The Three Graces”. The photo looks like a bas-relief and has been made carving

Wang Qingsong at work, video, église des Trinitaires, Arles 2011 © rkr

holes to place people in a frame which has been covered with clay in various colors and photographed in large format. It let us smile the use of some funny props, like  flexible tubes from vacuum cleaners in the statues. But Wang Qingsong has a strong sense of humor. With the help of the ambient in which this is exposed we can say this photo gives the viewer a strong emotion. Someone among the critics let us note this is more an exercise than a real piece of art. the artist himself says he is (was) more interested in the length of the opera than in the history. But looking at the backstage video beside the photo, we can see the attention he put in programming all the details, even the smallest.

L'église des Trinitaires, with the History of monuments. Arles, 2011 © rkr

I believe this is another homage to the man from the street who without a reason to be remembered by the history can have a place in a monument. You can see it here.