The interview, part three. And a few pictures

L’intervista, parte tre. E qualche foto. please scroll down for english text, thanks

Avevo promesso qualche foto dai provini dei quali ho parlato in questo articolo.

I promised a few pictures from the contact sheets I mentioned in this post.

Eccole! Fanno parte di un piccolo progetto che forse è solo un’idea da svilupare con tema la pioggia.

Here we are! They are from a project, perhaps only an idea to develop with rain as theme.

Non so quando riuscirò a terminare in modo decente questo progetto: da quando mi è venuta l’idea o non è più piovuto oppure la pioggia era talmente violenta da rendere improponibile l’idea di uscire per fotografare. Sento ancora la voce di mia moglie esclamare “non sarai mica matto a uscire con questo tempo!”. E probabilmente aveva ragione, meglio stare in casa 🙂

I don’t know when I’ll be able to finish this project in a decent way: since I came up with the idea, either it hasn’t rained or the rain was so heavy that the idea of going outside to take pictures was impossible. I can still hear my wife’s voice exclaiming “you’re not crazy to go out in this weather!”. And she was probably right, better to stay inside 🙂

Ma ora proseguiamo con l’intervista! But now let’s get on with the interview!

Domanda: l’ultima volta ci siamo lasciati con la parola emozione. Perchè dici che è importante e come entra l’emozione nei tuoi progetti?

L’emozione è importante perchè è il punto di partenza. Non riuscirei mai a fotografare un soggetto, una situazione o qualsiasi cosa che non mi emozionano. Che non mi coinvolgano in qualche modo emotivamente. Certo, potrei farlo ma credo verrebbero delle foto spente, senza vita. E allora anche chi le guarda non proverebbe emozioni. Non le troverebbe interessanti.

L’emozione può anche essere negativa, problematica ma nonostante ciò può essere lo spunto per un lavoro. Come nel caso del covid. L’anno scorso quando la pandemia è arrivata dove vivo ho avuto paura. Altro che emozione! Ricordo che il posto dove vivo, l’Italia è stato il primo paese fuori dalla Cina a confrontarsi con questo dramma. Centinaia di morti ogni giorno non lontano da dove abito,  i camion dell’esercito che portavano via le bare perchè non non era possibile cremarle tutte, si sapeva ben poco del virus o di come si propagasse, non si trovavano dispositivi di protezione come le mascherine, disinfettanti. Lavavamo maniacalmente tutto quello che entrava in casa. Una cosa semplice, data per scontata prima come fare la spesa era diventata un’incognita, avevamo paura a uscire di casa. Paura di chi incontravamo. O di stare in un negozio.

E allora ho iniziato a fotografare tutti i giorni, la vita mia e di mia moglie, il nostro lockdown, quello che vedevo fuori dalla finestra. E alla fine ne è uscito “Quei Giorni” un lavoro che rifletteva tutto questo. Ed è stata una buona terapia per superare quei momenti difficili. Ho di proposito inserito foto sia in bianco e nero sia a colori, foto sfuocate e alter nitide  perchè sono un poco il segno di come mi sentivo in quei giorni, con umore e sentimenti che variavano di molto anche nel giro di poche ore. Vi ricordo che potete vederlo e se vi piace acquistarlo (buona idea!) nel formato libro a questo link oppure nel più economico formato magazine qui.

Fotografare quello che ci coinvolge, che ci emoziona è uno dei consigli che io darei a tutti coloro che desiderano migliorare i risultati della propria  fotografia.

Question: last time we left off with the word emotion. Why do you say it’s important and how does emotion enter into your projects?

Emotion is important because it is the starting point. I could never photograph a subject, situation or anything that doesn’t excite me. That don’t involve me emotionally in some way. Sure, I could do it, but I think it would result in dull, lifeless photos. And then the viewer wouldn’t feel emotions either. They wouldn’t find them interesting.

Emotions can also be negative, problematic, but in spite of that they can be the starting point for a work. As in the case of covid. Last year when the pandemic hit where I live I was scared. What an emotion! I remember that the place where I live, Italy, was the first country outside China to face this drama. Hundreds of people died every day not far from where I live, the army trucks that took away the coffins because it was not possible to cremate them all, we knew very little about the virus or how it spread, we couldn’t find protective equioment such as masks and disinfectants. We maniacally washed everything that came into the house. A simple thing, taken for granted for us as buying food had become an unknown, we were afraid to leave the house. Afraid of who we would meet in the shop or on the way.


So I started taking pictures of our every daily life,  mine and my wife’s life, our lockdown, what I saw out the window. And eventually “Those Days” came out, a work that reflected all of that. And it was good therapy to get through those difficult times. I have purposely included photos in  black and white and color, blurry photos and very sharp because they are a little sign of how I felt in those days with mood and feelings that varied greatly even within a few hours. I remind you that you can preview and if you like buy (good idea!) it in book format at this link or in the less expensive  magazine format here.

Photographing what involves us, what excites us is the advice I would give to all those who wish to improve their photographic results.

Domanda: un emozione forte per un lavoro forte. Per concludere questa parte dell’intervista hai anche qualche lavoro o progetto più leggero? Voglio dire più rilassante?

Risposta: certamente, per fortuna la mia vita non è sempre così stressante! Un lavoro  in pieno relax lo ho fatto durante due vacanze sull’isola di Ischia. Ho voluto adoperare la Polaroid per la libertà espressiva che questo strumento offre. Alla fine ne ho fatto un piccolo libro in esemplare unico, potete vederlo nel breve video  “Polaroid from Ischia” che potete trovare nella pagina dei video di questo blog oppure seguendo questo link: https://player.vimeo.com/video/408351317?h=a2742cb9d9

C’è un altro progetto sul quale sto lavorando, è ambientato in quella parte del lago di Como che amo molto e che è la zone di Tremezzo. Ha per filo conduttore  l’acqua e le pietre, che in quella zona non mancano e vorrei fotografare in analogico e in modo non proprio convenzionale. Penso di farne una zine, probabilmente in due versioni. Vedremo man mano che il lavoro procede. Vorrei finire il tutto entro la fine dell’anno. Continuate a seguirmi per rimanere aggiornati! Per ora anticipo una foto!

Question: a strong emotion for a strong work. To wrap up this part of the interview do you also have any lighter work or projects? I mean more relaxing?

Answer: certainly, luckily my life is not always so stressful! One relaxing work I did during two vacations on the island of Ischia. I wanted to use the Polaroid for the expressive freedom that this tool offers. In the end I made a small book in one copy, you can see it in the short video “Polaroid from Ischia” that you can find on the video page of this blog or by following this link: https://player.vimeo.com/video/408351317?h=a2742cb9d9

There’s another project I’m working on, it’s set in that part of Lake Como that I love so much and that is the area of Tremezzo. It has as a common thread the water and the stones, which in that area are not lacking and I would like to photograph on film and in a not conventional way. I’m thinking of making a zine out of it, probably in two versions. We’ll see as the work progresses. I would like to finish it by the end of the year. Stay tuned to be updated! For now I show a picture!

Come le altre volte vi suggerisco di cliccare sulle foto per vederle in una qualità migliore. E anche questo come le altre volte i vostri commenti, suggerimenti e domande sono graditi. non siate timidi 🙂

just like the other times I suggest you to click the pictures in order to watch them at a better quality. And again as the other times your comments, suggestions or questions are welcome. Don’t be shy 🙂

La prima parte di questa intervista è stata pubblicata qui e la seconda parte qui.

First part of the interview here, second part here.

 

 

 

 

A couple of photos and a few words from the interview

Un paio di foto e qualche parola dall’intervista.     scroll down for english text please

Caldo, decisamente. E allora provo a rinfrescare questo articolo con qualche foto di momenti a bassa temperatura! Iniziando con una foto scattata su una spiaggia ventosa l’estate di tanti anni fa. Era agosto e il vento era freddo, molto freddo.

Hot, definitely. So I will try to refresh this article with a few pictures   of low temperature moments! Starting with a photo taken on a windy beach the summer of many years ago. It was August and the wind was cold, very cold.

Mentre le pellicole dei due post precedenti riposano sotto un paio di dizionari per appiattirsi in attesa di scansione uno dei prossimi giorni proseguiamo con qualche domanda e risposta dall’intervista in corso.

While the films from the previous two posts rest under a couple of dictionaries to flatten out in anticipation of scanning one of the next few days we continue with a few questions and answers from the ongoing interview.

Domanda: nei due post precedenti vediamo che fotografi anche con la pellicola. Ma sappiamo che fotografi anche in digitale. Che rapporto hai con queste due tecnologie, questi due modi di fotografare?

Risposta:   molti  hanno parlato di questo, io propongo un mio punto di vista:  all’inizio abbiamo un soggetto che è più o meno colpito dalla luce. Alla fine avremo un’immagine di questo soggetto ottenuta attraverso un procedimento, chimico fisico o digitale. Fra i due c’è uno stato intermedio nel quale l’immagine è presente o su un supporto di celluloide o su un supporto digitale, semplificando molto (perdonatemi) direi su un supporto di silicio. Ora a me interessano l’inizio e la fine, la natura del supporto intermedio è una questione pratica. Non ci faccio molto caso.

Question: from the two previous articles we can see you take photos on film. But we know you also shoot digital. Which is your relationship with these two technologies, these two  ways to photograph?

Answer: many have talked about this, I propose my point of view: in the beginning we have a subject which is more or less hit by the light. At the end we will have an image of this subject obtained through a process, physical chemical or digital. Between the two there is an intermediate state in which the image is present either on a celluloid support or on a digital support, simplifying a lot (forgive me) I would say on a silicium support. Now I am interested in the beginning and in the end, the nature of the intermediate medium is a practical matter. I don’t pay much attention to it.

Domanda: questo è interessante ma dal punto di vista pratico delle differenze ci sono. Quando e come usi uno o l’altro? Cosa ti piace in ognuno di loro? Come influenzano la tua fotografia?

Risposta: certamente le differenze ci sono e sono importanti. Se voglio efficienza, se ho bisogno di alcune foto in fretta per esempio per mandarle a un amico allora mi rivolgo al digitale. Se programmo un lungo viaggio e non voglio portarmi troppe pellicole nel bagaglio anche in questo caso il digitale è la mia scelta. Ma  per un progetto a medio lungo termine posso considerare la pelllicola. Quello che mi piace della fotografia analogica è il procedimento, il fatto di dover fare delle scelte per esempio bianco e nero o colore. Ci sarà tanta o poca luce: quale pellicola è la più adatta? E molte scelte vanno anche ponderate perchè le pellicole e il loro trattamento costano e allora sai di avere un limitato numero di scatti dai quali devi portare a casa il risultato che cerchi. E poi c’è un altro importante aspetto: l’attesa.

Question: this is interesting but from a practical point of view there are differences. When and how do you work with one or the other? What do you like in each one of the two? How do they influence your photography?

Risposta: for sure there are differences and they are also important. If I want efficiency, if I need some photos in a hurry for example to send to a friend then I turn to digital. If I’m planning a long trip and I don’t want to carry too much film in my luggage then digital is my choice. But for a medium long term project I can consider film. What I like in the analog photography is the process, the fact of having to make choices like should I work in black and white or in color? There will be much or just a little light: which film is best? And you have to think when shooting: the films and their treatment cost money and then you know you have a limited number of shots from which you have to bring home the result you are looking for. And then there’s another important aspect: waiting.

Domanda: l’attesa?

Risposta: certo. Il tempo che serve per sviluppare le pellicole, sia se fatto da te o da un laboratorio è pieno di emozione. Ti domandi se le inquadrature sono quelle giuste, se le scelte tecniche magari anche quelle delle foto fatte in condizioni di luce difficile sono state appropriate, sono tante le cose a cui pensi. E quando guardi la pellicola uscire dalla tank oppure quando apri la busta del laboratorio o scarichi le scansioni che il laboratorio  ha fatto, allora il cuore batte forte. Per me la fotografia è anche emozione, altrimenti dove è il piacere?

Question: waiting?

Answer: sure. The time it takes to develop the films, whether done by you or by a lab is full of emotion. You wonder if the shots are the right ones, if the technical choices maybe even those of the photos taken in difficult light conditions were appropriate, there are many things you can think about. And when you look at the film coming out of the tank or when you open the envelope from the lab or download the scans that the lab has made, then your heart beats fast. For me photography is also emotion, otherwise where is the pleasure?

Domanda: emozione?

Risposta: io credo tutto parta da un’emozione! Non siamo macchine! Ma come l’emozione entra nei miei progetti, o anche semplicemente nelle mie foto ne possiamo parlare un’altra volta.

Question: emotion?

Answer: I think everything starts from an emotion! We are not machines! But how emotion is related to my projects, or simply to my photographs can be discussed another time.Suggerisco come sempre di cliccare sulle foto per vederle meglio. E i vostri commenti sono graditi. Se avete qualche curiosità  potete chiedere: io proverò a rispondere o nei commenti o in un altro articolo. Grazie!

I suggest as always to click the pictures to enlarge them. And your comments are welcome. If you have any curiosity please ask: I will try to answer either in the comments or in another article. Thanks!

A proposito: secondo voi le foto che accompagnano l’intervista sono tratte da files digitali o da pellicola?

By the way: in your opinon the photos in this post come from film or from digital files?

10 years blogging, one thought with a few words and an interview

10 anni di blog, un pensiero con qualche parola e un’intervista.

please scroll down for english text, thanks

Nella vita ci sono anniversari importanti come i compleanni, gli anniversari di matrimonio e il primo giorno di scuola. 10 anni di blog certamente sono importanti. E allora celebrarli ripostando un vecchio articolo è un po’ poco. Un amico mi ha suggerito  che poichè ci sono tante persone nuove che seguono questo blog e  la pagina introduttiva su di me è un po’ vaga sarebbe il momento di farmi conoscere meglio.

There are important anniversaries in life like birthdays, wedding anniversaries, and the first day of school. 10 years of blogging certainly are important. So celebrating them by reposting an old article is a bit short. A friend of mine suggested that since there are so many new people following this blog and the introductory page about me is a bit vague, it would be time for me to get better known.

Buona idea, ma come fare? Dopo qualche consultazione ho pensato che il modo migliore sia pubblicare un’intervista, qualche domanda di quelle che si fanno di solito ai fotografi, qualche domanda di quelle che anch’io pongo a me stesso (e a volte non so rispondere),  e qualche domanda che voi, lettori potete lasciare  nei commenti o se preferite più privatamente attraverso il modulo dei contatti.

Good idea, but how to do it? After some consultation I thought the best way is to publish an interview, a few questions of the ones you usually ask photographers, a few questions  I oft ask myself (and sometimes I can’t answer), and a few questions that you, the reader, can leave in the comments or if you prefer more privately through the contact form.

E’ un semplice esperimento, un lavoro in corso che potrebbe cambiare man mano che procede. Anche in funzione delle vostre reazioni. Abbiate pazienza se non vi piace, incoraggiatemi se vi piace! Adesso andiamo !

It is a simple experimente, a work in progress which could change so long we proceed. Also depending on your reactions. Be patient if you do not like it, encourage me if you like it. Let’s go now!

Domanda: non occorre troppa fantasia per questa domanda, è una domanda classica, ma tanti fotografi hanno storie molto interessanti su come sono entrati in contatto con la fotografia. Quale è la tua storia a questo proposito?

Risposta: La fotografia è sempre stata presente nella mia famiglia. Mio papà chimico di professione era un appassionato fotografo. Ricordo quando avevo sei anni, l’anno del primo giorno di scuola abitavamo a Genova e a volte con tutta la famiglia, sulla piccola Fiat Topolino si andava a Milano (circa 150 km) dove c’era l’unico negozio del nord Italia dove comprare i reagenti chimici per sviluppare e stampare le foto. Per la famiglia era un avvenimento, anche mamma poteve fare qualche compera nei bei negozi della grande città mentre mio fratello ed io ci godevamo il viaggio.

Ma la vera sorpesa, la meraviglia veniva dopo aver visto papà pesare i prodotti sulla bilancina, scioglierli e mescolarli. E poi quando nella camera oscura, allestita temporaneamnete nel bagno di casa, con tutta la famiglia che doveva sincronizzare pipi con i tempi di sviluppo e fissaggio vedevo apparire la foto nella bacinella: questa si che era una magia! Un’emozione. Credo sia stata questa emozione a legarmi per sempre alla fotografia. E qualche anno dopo per Natale ho ricevuto la mia prima macchina fotografica una Ferrania Eura in plastica e metallo con un solo tempo di esposizione, lento circa 1/30 di secondo,  serviva la mano ferma e due aperture dell’obiettivo, nuvolo e soleggiato! Definitivamente ero stato conquistato.

Question: not too much phantasy is needed for this question, it is a classic question but many photographers have wonderful stories  about their first contact with photography. Which is your story about?

Answer: Photography has always been around in my family.

My Dad chemist as profession was a passionate amateur photographer. When I was 6, the time of the first year of school we lived in Genova and I remember sometimes we drove in our small  car, a Fiat Topolino to Milan, around 150 km to the only shop in North Italy where my father could buy the chemicals necessary to develop and print photos. For the family it was an event, even mom could do some shopping in the nice stores in the big city while my brother and I enjoyed the ride.

But the real surprise came later when after having seen dad weigh the products on the small precision scale, dissolve and mix them and it was darkroom time. Darkroom was temporarily set up in the bathroom  with the need for all the family to synchronize physiological needs with developing and fixing times LOL.

As a child it was for me something magical when my Dad showed me the process, and to see the print appearing in the bath. It was magical, such an emotion. I think it was this emotion that bound me to photography forever. I know it is still a magical experience for many around here.

In that way I got the bug… not many years later Santa brought me my first camera, a Ferrania Eura a metal and plastic 120 camera with only two apertures (sunny and cloudy) and a shutter speed around 1/30 sec. which required a steady hand!

Domanda: è veramente una passione tramandata all’interno della famiglia! Sarà interessante conoscere gli sviluppi ma ne parleremo un’altra volta. In questo articolo hai raccontato che l’ispirazione per i tuoi lavori la trovi anche nei libri. E allora quale sono il primo  e l’ultimo libro di fotografia che hai comprato?

Risposta: attenzione, siamo in un settore pericoloso: ho una dipendenza per i libri di fotografia e potremmo riempire pagine! Certo, i libri e non solo quelli di fotografia sono importanti per mantenere viva la creatività. Se ben ricordo il primo libro è stato quello su Ugo Mulas (1928-1973) comprato agli inizi degli anni ’70. Mulas è stato il fotografo italiano che oltre a fotografare la Milano del dopoguerra ha fatto molti reportages sulla scena artistica italiana. E non dobbiamo dimenticare le sue verifiche, studi pratico concettuali sulla fotografia. Avrete capito, vi incoraggio a visitare il suo sito! Il libro più recente è “good days Quiet” di Robert Frank, un altro fotografo che amo.

first and last photography book I bought

E’ un libro nel quale scorre la vita sua e di sua moglie June Leaf nella loro semplice casa di Mabou. Gli interni, la casa, il paesaggio e le persone fra le quali Allen Ginsberg e il figlio di Frank  sono presenti in quello stile imperfetto quanto basta per renderlo interessante e poetico. Un’anteprima potete vederla sul sito dell’editore a questo link.

Question: is it really a passion passed down within the family! For sure it will be interesting to know the developments but leave this for a next  time. In this article you mentioned that you find inspiration for your work also in books. Now the question is which are the first and the last photography book you bought?

Answer: pay attention, we are in a dangerous area: I have an addiction for photography books and we could go on for many pages! Of course, books and not just photography books are important to keep creativity alive. If I recall correctly the first photography book I bought was about Ugo Mulas (1928-1973) which I bough in the early ’70s. Mulas was an italian photographer who in addition to photographing post-war Milan made many reportages on the Italian art scene, very active in that time.  And we must not forget his “verifiche” =  verifications, practical and conceptual studies on photography. You will have understood, I encourage you to visit his site! The most recent book is “good days Quiet” by Robert Frank, another photographer I like very much.It is a book in which he and his wife June Leaf’s life flows in their simple home in Mabou. The interiors, the house, the landscape of Nova Scotia and the portraits included Allen Ginsberg and Frank’s son are present here in a style which is imperfect just enough to make it interesting and poetic. If you are curious about it you can preview in the editor’s site at this link.

Domanda: certamente due autori importanti. Cosa hai imparato da questi due libri, dal loro modo di fotografare e fare un libro? E ti ha influenzato più come persona e come fotografo?

Risposta: ho imparato molto,  la cosa più importante è che la fotografia può anche essere poesia. E questo vale sia per me come fotografo ma soprattutto per me come persona. Ed ha un valore immenso.

Question: surely these are two important authors. What did you learn from these books, from their way to photograph and to make a book? And have you been more influenced as photographer or as person?

Answer: I did learn much, the most important is that photography can also be poetry. This applies to me as a photographer and as a person. And it is of immense value.

Per questa volta può bastare, smetto di scrivere e  riprendo a sognare un dopo covid con quel viaggio tanto desiderato! Chissà, forse un giorno…

Come sempre potete cliccare le foto per vederle ingrandite e  i vostri commenti, suggerimenti e anche critiche costruttive sono benvenuti.

That’s enough for this time, I’ll stop writing and resume dreaming of an after covid with that much desired trip!  Who knows maybe one day…

As always you can click the pictures to enlarge them and your comments, suggestions or criticisms are welcome.

 

 

 

 

 

 

 

 

About Robby Müller

A proposito di Robby Müller

In questo articolo poco tempo fa ho menzionato Robby Müller, leggendario direttore della fotografia che ha collaborato con Wim Wenders, Jim Jarmusch, Peter Handke, Peter Bogdanovic e altri autori cinematografici. Durante la sua vita ha anche scattato ovunque molte Polaroid sempre attento a cogliere gli aspetti e le sfumature della luce ovunque lui fosse. Sono state recentemente soggetto di una mostra ad Arles, potete vederne qualcuna cliccando questo link.

A short time ago in this post I mentioned Robby Müller, mythical  director of photography who worked with Wim Wenders, Jim Jarmusch, Peter Handke, Peter Bogdanovic and other movies authors. In his life he also shot many Polaroid, always paying attention to the various shades of the light wherever he was. They have been recently exhibited  in Arles and you can see a few of them following this link.

Se volete conoscere meglio questo personaggio potete vedere il breve video allegato, con le  interviste a Wim Wenders, Jim Jarmusch, Lars von Trier and Steve McQueen.

If you like to know more about him I suggest to watch the short video below with interviews with Wim Wenders,Jim Jarmusch, Lars von Grier and Steve McQueen.


Müller is internationally renowned for his pioneering camerawork and virtuoso lighting effects.

Consiglio di vedere il video a pieno schermo per una qualità migliore. I suggest  to view the video with the full screen option for a better experience.

Commenti come sempre benvenuti! As always comments are welcome.

Harmony and shapes, Elisa Lovati

Armonia delle forme, Elisa Lovati.

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photo elisa lovati©2012

Succede che si viva in una cittadina e nella frenetica vita di tutti i giorni non ci si accorga dell’architettura che ci circonda. Succede che non si osservino  gli spazi di una fabbrica abbandonata o l’edera che arrampica in un cortiletto,  oppure che ci sfugga la semplicità di una chiesetta di periferia.  Ma succede anche che questi particolari non sfuggano agli occhi di una fotografa  attenta. E  se la fotografa di cui parlo ha anche una passione per la danza combina le due cose e ne nasce un lavoro che si può definire di poesia visiva. Sto parlando di Elisa Lovati, fotografa gallaratese che divide il suo tempo fra l’Italia e la Finlandia e del suo ultimo lavoro “Armonia delle forme” recentemente presentato in una mostra.

It happens that we live in a small town and due to the chaotic daily life we do not notice the  architecture which surrounds us. It happens we do not notice the empty spaces of an abandoned factory or an ivy climbing in a small courtyard, or we let slip the beauty of an old church in the suburbs. But it happens as well that these details are noticed by the watchful eyes of a photographer. And if the photographer in question has a passion for the ballet and combines the two things a new body of works arise, which we could define as “visual poetry”. I’m speaking about Elisa Lovati, a photographer from Gallarate who spend her time between Italy and Finland and her last work “Harmony of the shapes”, recently shown in an exhibition.

Elisa è anche un’amica e facciamo parte della stessa associazione fotografica e allora nel presentarvela vorrei farle alcune domande.

Robert: La prima domanda è semplice, vuoi dirci come è nata l’idea di questo lavoro e come è stato realizzato? In modo particolare come sono stati scelti i luoghi in cui hai fotografato, la posa e i costumi delle danzatrici? Quanto importante è stata la tua conoscenza del mondo della danza? Quello che mi piace in queste foto è la loro semplicità ed eleganza. E allora mi domando cosa è più importante per te, la precisione dell’inquadratura o la perfezione della posa della modella? Oppure la qualità della luce?

elisa lovat, fotografa

Elisa: Abito in una città che ha tanti angoli piacevoli e interessanti  purtroppo  abbandonati o poco valorizzati. L’idea di trasformarli in cartolina proprio non mi piaceva e quando la direttrice dalla scuola di danza, con cui collaboro da un paio d’anni, mi ha chiesto cosa potevamo realizzare per l’open day della scuola, ecco l’idea: introdurre le ballerine che con la loro grazia avrebbero armonizzato dei luoghi amorfi e senza vita. Il tempo era molto limitato ma non ci siamo perse d’animo; alle base c’è stata un’ottima collaborazione e intesa. Molti luoghi erano già stati individuati e classificati tra gli “sconosciuti” ed erano in attesa di un progetto valido, altri sono stati aggiunti . Prima di iniziare ho effettuato diversi sopralluoghi per studiare le luci, il traffico, le inquadrature, per trovare le condizioni ottimali. Con la direttrice abbiamo pensato ai costumi adatti al luogo e le pose sono venute di conseguenza. Poche cose sono state lasciate al caso. Aver scattato già molte volte durante le lezioni nella scuola ha contribuito ad un miglior rapporto con le ragazze, che già mi conoscevano, facilitando il lavoro così come la conoscenza delle posizioni e i passi di danza mi è stato di grande aiuto. La direttrice non mi permetteva di scattare se le ragazze non erano in posizioni perfette. Ho scelto di lavorare sempre negli stessi orari per avere simili condizioni di luce. Ho cercato di abbinare la perfezione delle ragazze impegnate nell’arte della danza al luogo. L’dea era proprio di rendere poesia il connubio delle due cose. Inizialmente cercavo di concentrarmi più sull’inquadratura per rendere visibile e riconoscibile il luogo ma nel corso del lavoro mi sono più affidata all’intuizione che al ragionamento. La mia ricerca era orientata a trovare l’armonia di corpi e forme strutturali insieme. In un mondo in cui tutto è eccessivo e urlato, ritengo l’eleganza e la semplicità doti rare, mi fa molto pacere che tu le abbia colte e apprezzate.

Elisa is a friend of mine, we are member in the same photographic society therefore I take the opportunity to ask her a couple of questions.

Robert: first question is simple, could you tell us a little how did you get the idea of this work and how did you proceed with the realization? How did you choose the locations, the pose and the dancer’s costumes? How important has been your knowledge of the ballet world? What I like in this series is the simplicity and elegance. Therefore I ask myself what is more important for you, an exact framing or a perfect pose of the model? Or is it the quality of the light?

Elisa: I live in a town with many pleasant and interesting spots, unfortunately many are abandoned or unvalued. I did not like the idea to make postcards out of them and when the head mistress of the ballet school which I cooperate with asked me to prepare something for the “open day” of the school the idea came out: to place the dancers with their gracefulness in abandoned or lifeless places. Time was really short but we did not lose heart, having a good understanding each other. Many locations had already been “scouted” and classified as “unknown” waiting for an interesting project. Others have been added. Before shooting I checked all the places to study the light, the traffic, the possible framings. Together with the head mistress we decided the costumes and the poses came as consequence. We did not leave much to chance. I had already taken many photo with the girls of the school and the good relationship with them made things easier, as my knowledge of the ballet poses. The mistress did not allow me to shoot if the girls were not in a perfect pose. I worked mainly in the same time of the day to have a costant light. I wanted to combine the perfection of the poses with the location. In the beginning I  focussed myself more on the framing in order to show the place but later, while working I trusted more on my intuition than on my thinking. My research was oriented to discover the harmony of the bodies in association with the structural shapes. In a world where everything is in excess and shouted it’s a pleasure to know somebody appreciates elegance and simplicity, which are uncommon qualities.

photo elisa lovati©2012
photo elisa lovati©2012

Robert: un’altra delle tue specialità è la fotografia dal vivo di eventi musicali, in modo particolare sembri attirata dal jazz, alcune foto le vediamo nel tuo portfolio, sempre in bianco e nero e nella tua galleria “Note e Luci”, questa volta a colori. Quale differenza hai riscontrato fra questi due modi di fotografare, uno con una danzatrice-modella a disposizione e l’altro con musicisti impegnati nella loro performance?

Elisa: il lavoro con le danzatrici-modelle mi è piaciuto e mi sono divertita nel realizzarlo benchè impegnativo. I musicisti mi permettono di studiare molto di più la loro espressività e spontaneità per poi coglierla.  I due modi di fotografare sono molto differenti: nel primo caso, nella peggiore delle ipotesi, avendo le ragazze a disposizione, è possibile ripetere lo scatto: le condizioni di luce sono state scelte da me come i luoghi, quindi ho lavorato in situazioni assolutamente favorevoli. Nel secondo caso, solitamente mi trovo in locali stretti, facilmente con luce molto scarsa e a volte colorata, con spettatori intorno ai quali cerco di non arrecare fastidio. La ricerca dell’espressività è qualcosa che mi cattura, mi consente di estraniarmi e concentrarmi al massimo per non perdere quegli attimi che non si potranno ripetere. E’ più faticoso e non sempre riesco ad ottenere quello che vedo o che vorrei ma quando riesco è una soddisfazione impagabile.

Robert: looking at your photographic activities we can see many pictures of live musical events. You seem particularly drawn by the jazz atmosphere, we can see a B&W selection here in your portfolio and some other in your gallery  “notes and lights“, this time in color. Which is the main difference you experienced between these two different way of photography,  one with dancers or model at your disposal and the other with musicians performing live?

photo elisa lovati©2012

Elisa: I enjoyed the project with the dancers as models even if it was demanding. The musicians push me to study their expressiveness and spontaneity in order to be able to capture it. The two kinds of photography are very different: in the first case if anything had gone wrong it had always been possible to repeat the shooting. But I chose the best options about time and light: therefore I worked in the most favorable circumstances. In the second case, with the musicians I usually find myself working in close places, with a very low level of light which very oft is strong colored. Moreover I am very careful not to disturb the public. I am really taken by the research of expressions, it is something which permits me to focus very deep on the subject in order not to loose those instants which are unique and will come back never again. It’s very tough and I do not always manage to get what I see or what I would like, but when I manage it’s a great satisfaction.

Robert: Danza e musica. Aggiungo Siena con il palio e  i colori dalla Toscana: la tua attività fotografica spazia su molti fronti: vuoi raccontarci come ti vengono le idee per i tuoi progetti?

Elisa:  Le emozioni più o meno forti mi spingono a ricercare quegli attimi che hanno lasciato in me un segno. Emozioni che provo non solo visivamente davanti alla bellezza di qualcosa ma anche in certe situazioni, parlando con persone che hanno voglia di raccontare fatti o se stessi come è successo per Siena e il Palio per esempio: mi hanno appassionata in un modo indescrivibile, hanno lasciato  in me un’impronta fortissima e indelebile tanto che i senesi l’hanno capito e mi considerano “una di loro” . I musicisti e le ragazze della scuola di danza, in altro modo, mi hanno coinvolta emotivamente nel loro mondo. Se non provo sentimenti non riesco a scattare. Per riassumere: dall’emozione scaturisce l’idea e dall’idea il progetto. Parlare  di fotografia è sempre interessante e stimolante e ho sempre molto da imparare. 

foto elisa lovati©2012

Robert: Ballet and music. I add Siena with the Palio and the colors of Tuscany. Your photographic activity  has a real broad spectrum. Would you tell us how do you get the ideas for your project?

Elisathe emotions, more or less strong push me to research the  instants which will leave a sign inside me. It is not only about visual emotions in front of something beautiful. Emotions can also be related to circumstances, like speaking with someone who desire to narrate about himself, as it happened in Siena for the Palio. The people of Siena,  noticed that I became very very fond of their Palio, in a way which cannot be described, they left  a strong and permanent mark inside me.  So strong that they started to think of me as “one of them”. But the musicians and the girls of the ballet school involved me as well with in their world. If I have no feelings I’m not able to shoot. Summarizing: from an emotion comes an idea and from the idea borns out a project. It’s always interesting to speak about photography and I thank all the readers for their attention.

Robert: grazie Elisa: E aspetto di vedere i tuoi prossimi lavori !
I lavori di Elisa meritano di essere visti: li trovate qui. Andateci, ne vale la pena.
Per chi fose interessato questo è  il link della scuola di danza “Proscaenium” che ha collaborato con Elisa nella realizzazione delle foto.
Thanks Elisa for sharing your thoughts, I’m waiting for your next works.
You can see Elisa’s work’s here: please, look at, it’ worthwhile.
If anyone interested here is the link to the ballet school “Proscaenium” which cooperated with Elisa in  realizing the pictures.