Did you guess ?

Avete indovinato ?           Please scroll down for english text, thanks.

L’uomo si chiama Steve. Ti guarda dritto negli occhi. I capelli e la lunga barba nera ne fanno un volto d’altri tempi. I tempi della guerra civile. Ma siamo nel 2008 e lui è di fronte ad una macchina fotografica caricata con una Polaroid tipo 55. I più attenti di voi lo hanno già incontrato nel mio articolo precedente.

The man’s name is Steve. He looks straight into your eyes. His hair and his long black beard make of him a face from another time. Maybe the time of the civil war. But we are in 2008 and the man is in front of a camera loaded with a Polaroid type 55 film. The one among you who paid more attention already met him in my previous post.


MIAMI 1975. Michael O’Brien è al suo primo impiego come fotografo, assunto dal giornale Miami News. Esce tutti i  giorni dall’ufficio con le sue due Nikon in cerca di storie. E’ quasi sempre di corsa, deve battere sul tempo la concorrenza di giornali più importanti. Un giorno intravede un uomo, un senzatetto dal volto bruciato dal sole della Florida. Ma non gli presta attenzione. Deve lavorare, è assunto da poco e deve produrre. Ma lo vede altre volte, sempre nello stesso posto sotto la sopraelevata. E a un certo punto non riesce a toglierselo dalla mente.

MIAMI 1975 . Michael O’ Brien has his first job as photographer, hired by the newspaper Miami News. He goes out daily of office with his two Nikons looking for stories. Very oft he’s almost running, he must be quicker than the competitors of more important papers. One day he glances out of his car and sees and old man, an homeless with the face burnt by the Florida sun. But he does not pay attention to him, he’s new in the job and has to work, to produce. But he sees this man many other times, always in the same place beneath the expressway. And his image became indelible.

Un giorno Michael ferma l’auto, scende e inizia a parlare con l’uomo, che è amichevole ed anche un buon conversatore. E acconsente ad essere fotografato. Così inizia questa strana amicizia fra un fotografo di 25 anni ed un senza tetto di quasi 60, di nome John Madden. Nelle pieghe del lavoro e nel tempo libero Michael continua a fotografarlo. Ma un all’improvviso non lo vede più e scopre che John è morto il giorno prima. Michael ed un collega scrittore vanno al suo funerale e scoprono tante cose del passato di John. Una foto da giovane che potete vedere qui,  altre del servizio militare e altre con una delle sue tre figlie. Tornati a Miami  il giornale dedicherà tre pagine a questa storia.

One day Michael stops his car, get off and start to speak to the man, who is friendly and a good storyteller. And agrees to be photographed. It’s the beginning of a strange friendship between a 25 years old photographer and an almost 60 homeless. Between assignments and on his days off Michael takes photos of John Madden over several months. But suddenly he does not see him and after a research he discover that John had died the day before. Michael and a writer colleague go to John’s funeral and discover many things from his past. Photographs when he was a promising student which you can see here, when he was in the army and one with his daughter. Back to Miami the newspaper will publish three pages with pictures about  this story. 

MIAMI 2008. Terminato un  lavoro a Miami, sulla via dell’aeroporto per tornare ad Austin dove  nel frattempo si è trasferito Michael pensa agli anni trascorsi lavorando per il Miami News e decide di passare nel posto dove aveva conosciuto John Madden. Un senzatetto dorme nel posto dove c’era John. Sono passati trentatre anni pensa Michael e non è cambiato niente. No, tutto è diventato peggio…veramente peggio.

MIAMI 2008 . After having finished an assignment on the way to the airport to fly back to Austin where he had moved Michael thinks about the years when he worked for the Miami News. And decides to drive by the place where he met John Madden. An homeless sleeps in the place where John was. Thirtythree years have passed, thinks Michael and nothing has changed. No, things have become worse…much worse.

 AUSTIN 2006-2009 .E’ il momento in cui nella fotografia arriva la rivoluzione digitale ed il suo mercato subisce un cambiamento epocale: O’Brien cerca nuove vie. Viene contattato dal presidente di una organizzazione non profit che si occupa di senzatetto e gli viene chiesto di fare qualche ritratto. Accetta e decide di adoperare una macchina di grande formato con pellicola Polaroid tipo 55 che produce nello stesso tempo una stampa istantanea ed un negativo  B&N.  Questa scelta, insieme a quella di lavorare senza assistente lo obbliga ad una maggiore attenzione alla foto che sta per fare, che si traduce in un maggior coinvolgimento. Allestisce un set di ripresa nella cucina del centro che ogni martedì distribuisce cibo ai senzatetto. Pensa di finire il lavoro in un paio di serate, ma si sbaglia. Settimana dopo settimana incontra queste persone e le fotografa. Il lavoro durerà tre anni. Da queste foto nascerà il libro “Hard Ground” che ha in copertina la foto di Steve, l’uomo d’altri tempi.

AUSTIN 2006-2009 . The transition from film to digital photography changes everything, market included. O’Brien look for new ways. The president of a non profit organization caring about homeless ask him to take a few photos of the people they serve. Michael accepts and decides to use an old view camera loaded with a Polaroid type 55 film, which gives in the same time a B&W print and a negative. This choice and the decision to work without any assistant forces him to pay much more attention to the photo he’s going to take, which means more involvement. He prepares a set in the kitchen of the center which every tuesday distributes meals. Michael believes it will take a couple of nights, but it is a mistake. Week after week he knows these people, and take photo after photo. It will take three years. From these photos the book “Hard Ground” will born, with the man from another time on the cover. 

 Io questo libro, “Hard Ground” edito da “University of Texas Press” l’ho trovato nella libreria di Praga “SHAKESPEARE A SYNOVE AND SONS” e non ho saputo resistere allo sguardo magnetico di Steve. Avete indovinato, l’ho comperato. Per chi fosse interessato questo è il sito web di Michael O’Brien e qui si può vedere una interessante intervista che ho trovato grazie al visualsciencelab, il blog di Kirk Tuck.Un valore aggiunto sono le liriche appositamente scritte da Tom Waits.

I found this book, “Hard Ground” edited by “University of Texas Press” in the Prague bookshop SHAKESPEARE A SYNOVE AND SONS and I could not resist to the magnetic look of Steve. Yes, you have guessed it: I bought the book. And if you are interested this is the website of Michael O’Brien and here you can see an interesting interview which I found via the visualsciencelab, the blog of Kirk Tuck.. An added value are the poems written for this book by Tom Waits. 

Come appassionato di fotografia trovo tanto da imparare da questa storia. Soprattutto l’importanza quando si fotografa di stabilire un contatto con il proprio soggetto. Contatto personale che a volte può anche essere più importante della fotografia stessa.

As a passionate amateur photographer I think there is much to learn from this story. Mainly how important is to establish a connection with our subject. A personal connection which can also be more important than the photograph itself.

Ethical Photography Festival

 Festival della Fotografia Etica            for english text scroll down please

Lodi è una piccola cittadina poco a sud di Milano, dove fra l’altro si mangia bene. Noi ci siamo stati sabato scorso, abbiamo gustato la buona tavola, passeggiato per il centro,  osservato alcuni particolari architettonici e sostato in un accogliente caffè. Ma la ragione principale della nostra visita era un’altra.

Lodi is a small town south of Milan where, among other things you can eat very well. My wife and me have been there last saturday, we had a good meal, we walked in its heart, we looked at some interesting architectural details and we enjoyed a pause in a cosy caffè.

Ma il motivo principale della nostra visita a Lodi è stato un’altro: la terza edizione del Festival della Fotografia Etica, nato dall’esperienza del sempre attivo Gruppo Fotografico Progetto Immagine, associazione di volontariato culturale.

But the main reason for our visit was different: we wanted to visit the Festival of Ethical Photography, born from the experience of the active Gruppo Fotografico Progetto Immagine

Una mostra che ho apprezzato in modo particolare è stata Waf Jeremie, l’inizio della Speranza del fotografo italiano Marco Baroncini. Ci illustra uno dei quartieri più poveri di Port-au-Prince, Haiti dove  Suor Marcella  missionaria ed infermiera lavora per aiutare questi poveri in un ambiente molto difficile.  Devo dire che io sono un po’ di parte perchè conosco personalmente Suor Marcella da quando, giovani entrambi le nostre famiglie abitavano nello stesso palazzo. In ogni caso una mostra (ed un libro) che val la pena di vedere. Come val la pena visitare il sito di Suor Marcella.

An exhibition I really appreciated was Waf Jeremie, the beginning of the hope by the italian photographer Marco Baroncini. It is a story in one of the poorest quarter in Port-au-Prince, Haiti where Sister Marcella an italian nun, who is also a trained nurse works to help these poor people in a real difficult environment. I have to say, to be honest, that I know Sister Marcella personally since when, both were young our families lived in the same building. Anyway interesting pictures and book, which I bought (I’m a book addict!).

festival della fotografia eticaNon è necessario andare lontano per rendersi utili: è dimostrato dalle intense fotografie di Mario Dondero  sul Poliambulatorio realizzato da Emergency a Palermo, dove stranieri di ogni sorte sono curati. Nei primi sei anni di attività più di 51mila visite a pazienti da oltre 70 paesi diversi sono state fatte.

It is not necessary to go far in order to be useful: it is demonstrated by the intense photographies of Mario Dondero about a medical ambulatory realized by Emergency in Palermo. In the first six years more than 51thousand medical examination have been made to patients coming from more than 70 countries.

festival della fotografia etica“Me, you and everyone we know” è un’altra bella mostra, presentata da Cesvi e che dà voce attraverso immagini e parole alla ricchezza che emerge dall’incontro tra culture lontane attraverso il dialogo e l’integrazione.

” Me, you and everyone we know” is another interesting exhibition, presented by Cesvi and which enhances using images and word the richness emerging when different cultures meet through the dialog and the integration.

climate change by noorclimate change by noorNella ex chiesa di San Cristoforo è presente l’esposizione sui cambiamenti climatici “Climate Change“, lavoro realizzato dai fotografi del gruppo Noor. Vari sono gli aspetti considerati: cause, conseguenze e possibili rimedi. Ci sono immagini e storie interessanti, rese ancora più suggestive dall’ambientazione particolare. Vi suggerisco veramente di visitare il sito di questo progetto.

In the ex church of S.Christopher the group of photographer Noor introduces us to the work “Climate Change” involving various points: causes, consequences and possible remedies. The images and the stories are very interesting, and the special place in which are displayed makes them even more evocative. I do really suggst you to visit the web site about this project.

climate change by noor

Dura, e siamo avvisati da un cartello prima di entrare è la mostra “The Julie Project” della fotografa di S.Francisco, California Darcy Padilla. Con un drammatico bianco e nero Darcy, che ha vinto vari premi far i quali il Guggenhem Fellowship e recentemente il World Press Photo Award ha seguito per 18 anni, fino alla sua morte la vita di una ragazza scappata di casa a 14 anni e incontrata casualmente nel 1993. Uno sguardo sulle conseguenze di povertà, malattia e problemi sociali. Cruda.

Anche in questo caso vi invito a visitare il sito di Darcy dove è visibile uno slide show di questo progetto.

The Julie Project by Darcy Padilla

It is a difficult and strong exhibition, and we are warned about before to enter “The Julie Project” by the american photographer Darcy Padilla, S.Francisco, California. Using a dramatic black and white Darcy, who won many award including a Guggenheim Fellowship and recently a World press Photo Award followed for 18 years until her death the dramatic life of a girl who escaped from home when was 14, and whom she met casually. It’s a story of pain and misery, poverty and social issues. Cruel.

Here again I invite you to visit the web site of Darcy, where you can also see a slide show of this project. Worthwhile.

Tante altre cose andrebbero menzionate ma vorrei concludere menzionando “Ludesan Life” : un’avventura, un incontro, un progetto realizzato da un gruppo di appassionati su quanto sta a loro attorno. Ben fatto merita una visita. E per chi vive nel nord italia le mostre saranno aperte ancora i giorni 21, 22 e 25 aprile. Se potete andateci!

Many other things should be mentioned, but I would like to finish with a note about “Ludesan Life” where Ludesan is a dialect word defining the area. It is an adventure, a meeting among passionates, a project about the life around them. Even if you do not read italian give a look: beautiful photos of everyday life.

Come sempre potete cliccare sulle foto per ingrandirle.

As always you can click on the images to enlarge them.

Kai Löffelbein: UNICEF Photographer of the Year Award Winner

Kai Löffelbein: vincitore del concorso UNICEF fotografo dell’anno.              

1° Prize Kai Löffelbein, Deutschland - Student of the Fotografie Hochschule Hannover

„Kai Löffelbein / UNICEF-Foto des Jahres 2011“

Ghana: esportare gli scarti in Africa. E’ il titolo del reportage di Kai Löffebein, studente della Scuola di Fotografia di Hannover sul trasferimento molte volte illegale degli scarti dell’industria elettronica in paesi più poveri del nostro. Reportage che gli è valso il premio UNICEF Fotografo dell’Anno, concorso sponsorizzato da Leica Camera AG e svolto dall’anno 2000 sotto l’egida di UNICEF Germania e della rivista GEO.   In Ghana,vicino alla capitale Accra esiste un posto chiamato Agbogbloshie dove bambini dai sei anni in su ed adolescenti smontano computer, telefoni cellulari, televisori ed altri articoli elettronici . Questi vengono spesso bruciati per separare il rame dei cavi dal loro rivestimento plastico. Piombo, cadmio, zinco, cromo, nichel ed altre sostanze tossiche vengono emesse e respirate con conseguenti danni al sistema nervoso. La maggior parte dei lavoratori ha fra i 12 ed i 30 anni e lavora 10-12 ore al giorno per meno di 20 Dollari US al mese.   Inoltre la contaminazione del suolo è particolarmente grave se pensiamo che questa discarica è vicina ad una dei principali mercati alimentari della città.  Kai Löffebein ha documentato questo complesso problema conquistandosi con pazienza giorno dopo giorno la fiducia di questi lavoratori. Ed è rimasto impressionato dall’energia e ottimismo espressa da questi ragazzi e bambini nonostante la loro dura vita.

Tutti noi adoperiamo computer ed altri apparati tecnologici, le nostre vite e professioni sono diventate impensabili senza questi strumenti, ma forse qualche volta possiamo pensare se quella nuova versione o quel nuovo accessorio ci servono veramente.

Una articolo più dettagliato e altre fotografie di questo reportage le potete trovare sul in questo articolo del Leica Camera Blog, sul questo sito UNICEF e sul sito di Kai Löffelbein. Consiglio vivamente una visita e credo che Kai sia un fotografo interessante da tener d’occhio.

Kai Löffebein, student of the Photography School of Hannover recently won the UNICEF Photographer of the Year Award where Leica Camera was a sponsor. The interesting photo reportage about a toxic waste dump called Agbogbloshie, situated near Accra, the capital of Ghana where many tons of electronic waste end their life can be seen here in this post on The Leica Camera Blog. You can also visit  this UNICEF site and the Kai Löffelbein site for more pictures and an excerpt from Kai’s speech, which underlines the consequences of the shipment of tens of thousands tons of electronic waste to Africa. I do really suggest a visit for  real interesting information. I do really think Kai is an interesting photographer worthwhile to follow. 

The passion and the (Impossible) 365 project

 La passione ed un (Impossible) 365 progetto.     Please scroll down for english text.

Forte. Viscerale. Indomita. E’ la passione per la fotografia che anima molti fotografi. Nate Matos è uno di questi. Credo che per lui la fotografia sia molto più di una professione. Lo dimostra questo progetto da poco terminato per il quale lo scorso anno ha scattato ogni giorno una fotografia istantanea, con le pellicole di Impossible Project, società che sta mettendo molta energia per riempire il vuoto lasciato da Polaroid.  Oggi desidero condividere con voi questo video del suo lavoro. Guardatelo, c’è della poesia in questo piccolo audiovisivo! E non dimenticate di mettere in funzione gli altoparlanti…

Strong. Visceral. Indomitable. It is the passion for photography which inspires many photographers. Nate Matos is one of these. I believe for him photography is much more than a profession. This is demonstrated by this project he just finished, a project for which he shoot a photo a day with an instant development film by the Impossible Project company which is making a big effort to fill the void left by Polaroid.Today I desire to share with you this video from his work. Please enjoy it, there is poetry in this audiovisual work. And please do not forget to turn your loudspeaker on…

The child inside me…

Il bambino dentro di me…                Please scroll down for english text                                                                                                                

Di solito nessuno lo vede. Lui è là timido e un po’ nascosto. Quieto.  Ma a  volte si emoziona ed ha un guizzo di gioia. E’ il bambino che sta sempre dentro di me.  E’ accaduto pochi giorni fa quando ho partecipato ad un Incontro sulla Fotografia Contemporanea con Paolo Ventura, moderato da Mauro Fiorese.

 Nobody sees him, usually. He’s hidden down there, a little shy. Quiet.  But sometimes he gets excited and feels joyful. He’s the small child who lives inside me. It happened a few days ago when I attended a lecture about Contemporary Photography by Paolo Ventura, moderated by Mauro Fiorese.

Paolo Ventura, nato a Milano vive  e lavora a New York. Ha frequentato l’ Accademia di Belle Arti di Brera, Milano negli anni1989-91. Dopo gli studi è approdato quasi casualmente  alla fotografia di moda nel cui ambito  ha lavorato con successo per le maggiori testate del settore per dieci anni. Abbandonata la moda si è dedicato alle proprie ricerche personali.        

Paolo Ventura born in Milan (Italy) lives and works in New York. He attended the Accademia di Belle Arti in Brera (Milan) and after the studies he worked as fashion photographer for the most known magazines for ten years. Left the world of fashion he now works on his personal projects. 

Per chi non avesse dimestichezza con la lingua inglese riassumo il contenuto dell’intervista con questo autore. Paolo disegna le sue storie e costruisce su di un tavolo dei piccoli set dove colloca i suoi personaggi. Si serve di molte polaroids per verificare l’immagine ed dopo averle osservate per alcuni giorni una volta convinto scatta la foto finale. Cresciuto a Milano, città dall’inverno lungo porta queste atmosfere nelle sue foto, ispirate sia dai ricordi d’infanzia sia dalle letture di autori come Calvino. “Winter Stories” è un racconto che ci parla di un clown in un piccolo circo un po’ surreale che si muove fra la fine della città e l’inizio della campagna, territorio che l’autore apprezza particolarmente. Spesso aggiunge nelle sua ambientazioni qualche cosa di dipinto creando una relazione fra il dipinto finto e lo scenario circostante accrescendone in questo modo il realismo. Finto e reale che si alternano come in alcune fotografie del passato. Gli scrittori Bassani, Fenoglio e Pavese e Antonio Donghi, pittore, sono fra le sue fonti di ispirazione. Ma anche la sua vita, l’infanzia, i sogni, i racconti della nonna contribuiscono all’ispirazione delle sue opere.

Here is a short video with the interview I summarized above, please enjoy it.                                    

Non pubblico immagini di questo autore per rispetto del diritto d’autore, ma suggerisco caldamente di visitare il suo sito. Se anche dentro di voi vive un bambino e non sta dormendo, sarà una bella sorpresa.  I do not post his photo in order to respect the copyright, but I suggest you to visit his site. If the child inside you is not sleeping it will be a nice surprise!

Arles: North Korea, Paris and the subway: Chris Marker.

Arles: La Corea del Nord, Parigi e la metropolitana: Chris Marker                    Please scroll down for english text

“Mai sottovalutare il potenziale di una persona normale in una fotografia”  Queste parole, del fotografo americano Keith Carter pronunciate durante un suo workshop tenuto insieme all’amico fotografo italiano Mauro Fiorese, workshop cui ho preso parte mi sono venute in mente quando ho visto le fotografie di Chris Marker.

Nelle sue due serie “Quelle heure est-elle (2004-2008)” e  “Passengers” (2008-2010) fotografa persone comuni in metropolitana. Una folla fatta di individui, con i loro atteggiamenti, con la stanchezza di una giornata di lavoro, con la noia di un lungo trasferimento, con i propri pensieri, a volte cercando il contatto con gli altri viaggiatori, a volte immersi nella musica del proprio i-pod. E questo autore novantenne ci fa apprezzare la bellezza e la poesia nella vita di tutti i giorni. In una piccola serie di foto di grande formato, chiamata “A Subway Quartet” la vita di tutti i giorni diventa arte. Chris ha la capacità di individuare nella folla i soggetti adatti ed i loro volti vengono associati a grandi capolavori della pittura, fra cui La Gioconda di Leonardo Da Vinci. Le rassomiglianze sono straordinarie.

Publicum appreciates the photos from "A subway quartet" by Chris Markerr

Dopo aver visto queste foto viaggiare in metropolitana per me è diventato più interessante! E’ sufficiente guardare i volti delle persone! Le foto di “A Subway Quartet” le potete vedere qui, gustando l’approfondito commento di John Fitzgerald sulla mostra di Chris Marker alla Peter Blum Gallery di  New York in questo sito dedicato all’autore che vi suggerisco di visitare per approfondimenti.

“Never undervalue  the potential of a normal person in a photograph” these words pronounced by the american photographer Keith Carter during a workshop he hold together with the  italian photographer Mauro Fiorese, a workshop in which I took part a few years ago came to my mind when I saw the photos of Chris Marker. In his two series “Quelle heure est-elle (2004-2008)” and “Passengers” (2008-2010) he took photos of normal people during their commuting in the underground. A crowd made of many individuals, each one with his own pose, with the fatigue of the daily work, with the boredom of the journey, with his own thoughts, sometimes looking for a contact with other passengers, sometimes deeply absorbed by the music of the i-pod.  And this photograph, who is 90, let us know the beauty and the poetry in everyday’s life. In a serie of large format prints called “A Subway Quartet” is the everyday’s life which becomes art. Chris has the capacity to find among  the people the perfect subjects for this and in these prints faces of normal people are associated with visages from masterpieces of famous painters, included the “Mona Lisa” by Leonardo Da Vinci. I have to say that after having seen these photos I find travelling by subway much more interesting! Just look at people faces! You can see the pictures from the serie “A Subway Quartet” here, and enjoy the deep comment of John Fitzgerald about the exhibition of  Chris Marker at the Peter Blum Gallery,  New York  in this  site dedicated to the author, website that I suggest you to visit. 

Ma non dimentichiamo che Chris Marker è stato anche autore di un reportage in Corea del Nord quattro anni dopo la fine della guerra nel 1957. E’ stato uno dei pochi fotografi cui è stato concesso di muoversi liberamente nel paese senza alcun tipo di controllo dalle autorità. Purtroppo queste fotografie sono state rifiutate sia a norrd del 38° parallelo (perchè non menzionavano Kim II-Sung) sia a sud (perchè fatte dall’altra parte, cioè a nord). Più di cinquanta anni dopo rimangono una bella testimonianza.

But let’s not forget that Chris Marker was author of an interesting reportage in North Korea four years after the end of the war, in 1957.  He was one of the few photographers who have been allowed to move freely in the country, without any control by the authorities. Strangely these photographs have been rejected on both sides of the 38th parallel (by the North side because they did not mention Kim II-Sung and by the South side just because made on the other side!). Anyway, more than 50 years later they are a good and interesting report. 

Chris è anche un regista cinematografico e sperimentatore. Anche in questo caso un’installazione ci presenta la sua visione. Il suo film più noto “La Jetée” del 1963 è stato proiettato ad Arles e potete vederne una parte qui.

Per concludere Arles ha fatto un bell’omaggio per il novantesimo compleanno di  questo poliedrico autore. Come appassionato di comunicazione visiva posso solo imparare ad avere entusiasmo, osare nei miei tentativi di lavori visivi e cercare altre notizie su di lui.

Chris is a movie director as well and enthusiast experimenter. A visual display gives us his vision. Hie most famous movie “La Jetée” ,1963, was projected during the Arles Festival and if you are interested you can see some pieces here. At the end we can say Arles made a nice homage to this polyhedric mind for his ninetieth birthday. As passionate of visual communication I learn from him to be enthusiast, to dare in my attempt of visual works and look for more of his art.