10 years blogging, one thought with a few words and an interview

10 anni di blog, un pensiero con qualche parola e un’intervista.

please scroll down for english text, thanks

Nella vita ci sono anniversari importanti come i compleanni, gli anniversari di matrimonio e il primo giorno di scuola. 10 anni di blog certamente sono importanti. E allora celebrarli ripostando un vecchio articolo è un po’ poco. Un amico mi ha suggerito  che poichè ci sono tante persone nuove che seguono questo blog e  la pagina introduttiva su di me è un po’ vaga sarebbe il momento di farmi conoscere meglio.

There are important anniversaries in life like birthdays, wedding anniversaries, and the first day of school. 10 years of blogging certainly are important. So celebrating them by reposting an old article is a bit short. A friend of mine suggested that since there are so many new people following this blog and the introductory page about me is a bit vague, it would be time for me to get better known.

Buona idea, ma come fare? Dopo qualche consultazione ho pensato che il modo migliore sia pubblicare un’intervista, qualche domanda di quelle che si fanno di solito ai fotografi, qualche domanda di quelle che anch’io pongo a me stesso (e a volte non so rispondere),  e qualche domanda che voi, lettori potete lasciare  nei commenti o se preferite più privatamente attraverso il modulo dei contatti.

Good idea, but how to do it? After some consultation I thought the best way is to publish an interview, a few questions of the ones you usually ask photographers, a few questions  I oft ask myself (and sometimes I can’t answer), and a few questions that you, the reader, can leave in the comments or if you prefer more privately through the contact form.

E’ un semplice esperimento, un lavoro in corso che potrebbe cambiare man mano che procede. Anche in funzione delle vostre reazioni. Abbiate pazienza se non vi piace, incoraggiatemi se vi piace! Adesso andiamo !

It is a simple experimente, a work in progress which could change so long we proceed. Also depending on your reactions. Be patient if you do not like it, encourage me if you like it. Let’s go now!

Domanda: non occorre troppa fantasia per questa domanda, è una domanda classica, ma tanti fotografi hanno storie molto interessanti su come sono entrati in contatto con la fotografia. Quale è la tua storia a questo proposito?

Risposta: La fotografia è sempre stata presente nella mia famiglia. Mio papà chimico di professione era un appassionato fotografo. Ricordo quando avevo sei anni, l’anno del primo giorno di scuola abitavamo a Genova e a volte con tutta la famiglia, sulla piccola Fiat Topolino si andava a Milano (circa 150 km) dove c’era l’unico negozio del nord Italia dove comprare i reagenti chimici per sviluppare e stampare le foto. Per la famiglia era un avvenimento, anche mamma poteve fare qualche compera nei bei negozi della grande città mentre mio fratello ed io ci godevamo il viaggio.

Ma la vera sorpesa, la meraviglia veniva dopo aver visto papà pesare i prodotti sulla bilancina, scioglierli e mescolarli. E poi quando nella camera oscura, allestita temporaneamnete nel bagno di casa, con tutta la famiglia che doveva sincronizzare pipi con i tempi di sviluppo e fissaggio vedevo apparire la foto nella bacinella: questa si che era una magia! Un’emozione. Credo sia stata questa emozione a legarmi per sempre alla fotografia. E qualche anno dopo per Natale ho ricevuto la mia prima macchina fotografica una Ferrania Eura in plastica e metallo con un solo tempo di esposizione, lento circa 1/30 di secondo,  serviva la mano ferma e due aperture dell’obiettivo, nuvolo e soleggiato! Definitivamente ero stato conquistato.

Question: not too much phantasy is needed for this question, it is a classic question but many photographers have wonderful stories  about their first contact with photography. Which is your story about?

Answer: Photography has always been around in my family.

My Dad chemist as profession was a passionate amateur photographer. When I was 6, the time of the first year of school we lived in Genova and I remember sometimes we drove in our small  car, a Fiat Topolino to Milan, around 150 km to the only shop in North Italy where my father could buy the chemicals necessary to develop and print photos. For the family it was an event, even mom could do some shopping in the nice stores in the big city while my brother and I enjoyed the ride.

But the real surprise came later when after having seen dad weigh the products on the small precision scale, dissolve and mix them and it was darkroom time. Darkroom was temporarily set up in the bathroom  with the need for all the family to synchronize physiological needs with developing and fixing times LOL.

As a child it was for me something magical when my Dad showed me the process, and to see the print appearing in the bath. It was magical, such an emotion. I think it was this emotion that bound me to photography forever. I know it is still a magical experience for many around here.

In that way I got the bug… not many years later Santa brought me my first camera, a Ferrania Eura a metal and plastic 120 camera with only two apertures (sunny and cloudy) and a shutter speed around 1/30 sec. which required a steady hand!

Domanda: è veramente una passione tramandata all’interno della famiglia! Sarà interessante conoscere gli sviluppi ma ne parleremo un’altra volta. In questo articolo hai raccontato che l’ispirazione per i tuoi lavori la trovi anche nei libri. E allora quale sono il primo  e l’ultimo libro di fotografia che hai comprato?

Risposta: attenzione, siamo in un settore pericoloso: ho una dipendenza per i libri di fotografia e potremmo riempire pagine! Certo, i libri e non solo quelli di fotografia sono importanti per mantenere viva la creatività. Se ben ricordo il primo libro è stato quello su Ugo Mulas (1928-1973) comprato agli inizi degli anni ’70. Mulas è stato il fotografo italiano che oltre a fotografare la Milano del dopoguerra ha fatto molti reportages sulla scena artistica italiana. E non dobbiamo dimenticare le sue verifiche, studi pratico concettuali sulla fotografia. Avrete capito, vi incoraggio a visitare il suo sito! Il libro più recente è “good days Quiet” di Robert Frank, un altro fotografo che amo.

first and last photography book I bought

E’ un libro nel quale scorre la vita sua e di sua moglie June Leaf nella loro semplice casa di Mabou. Gli interni, la casa, il paesaggio e le persone fra le quali Allen Ginsberg e il figlio di Frank  sono presenti in quello stile imperfetto quanto basta per renderlo interessante e poetico. Un’anteprima potete vederla sul sito dell’editore a questo link.

Question: is it really a passion passed down within the family! For sure it will be interesting to know the developments but leave this for a next  time. In this article you mentioned that you find inspiration for your work also in books. Now the question is which are the first and the last photography book you bought?

Answer: pay attention, we are in a dangerous area: I have an addiction for photography books and we could go on for many pages! Of course, books and not just photography books are important to keep creativity alive. If I recall correctly the first photography book I bought was about Ugo Mulas (1928-1973) which I bough in the early ’70s. Mulas was an italian photographer who in addition to photographing post-war Milan made many reportages on the Italian art scene, very active in that time.  And we must not forget his “verifiche” =  verifications, practical and conceptual studies on photography. You will have understood, I encourage you to visit his site! The most recent book is “good days Quiet” by Robert Frank, another photographer I like very much.It is a book in which he and his wife June Leaf’s life flows in their simple home in Mabou. The interiors, the house, the landscape of Nova Scotia and the portraits included Allen Ginsberg and Frank’s son are present here in a style which is imperfect just enough to make it interesting and poetic. If you are curious about it you can preview in the editor’s site at this link.

Domanda: certamente due autori importanti. Cosa hai imparato da questi due libri, dal loro modo di fotografare e fare un libro? E ti ha influenzato più come persona e come fotografo?

Risposta: ho imparato molto,  la cosa più importante è che la fotografia può anche essere poesia. E questo vale sia per me come fotografo ma soprattutto per me come persona. Ed ha un valore immenso.

Question: surely these are two important authors. What did you learn from these books, from their way to photograph and to make a book? And have you been more influenced as photographer or as person?

Answer: I did learn much, the most important is that photography can also be poetry. This applies to me as a photographer and as a person. And it is of immense value.

Per questa volta può bastare, smetto di scrivere e  riprendo a sognare un dopo covid con quel viaggio tanto desiderato! Chissà, forse un giorno…

Come sempre potete cliccare le foto per vederle ingrandite e  i vostri commenti, suggerimenti e anche critiche costruttive sono benvenuti.

That’s enough for this time, I’ll stop writing and resume dreaming of an after covid with that much desired trip!  Who knows maybe one day…

As always you can click the pictures to enlarge them and your comments, suggestions or criticisms are welcome.

 

 

 

 

 

 

 

 

A sad month for photography

Un mese triste per la fotografia                               please scroll down for english text.

Non è stato un buon periodo per il mondo della fotografia. Nel giro di pochi giorni abbiamo perso tre famosi fotografi: Peter Lindbergh, Robert Frank e Fred Herzog . E su un livello più  personale Eric Hill, forse fotografo meno famoso ma certamente non meno appassionato e marito di una nostra amica di web Helen Hill, anche lei eccellente fotografa.

It has not been a good time for the photo graphic world. Within a few days we lost three famous photographer: Peter Lindbergh, Robert Frank and Fred Herzog. And on a more personal level Eric Hill, maybe less famous but not less passionate photographer who was married to a web friend   of mine Helen Hill, she’s also an  excellent photographer.

E allora penso al mese di settembre di tanti anni fa quando il mio amico Francesco se ne è andato, con la macchina fotografica in mano durante un servizio…per ricordare lui e con un pensiero a gli altri riposto un articolo di quel mese lontano…

Therefore I rethink that month of a few years ago when my friend Francesco passed away with a photo camera in his hands during a job…for his memory and thinking of the other friends I reload a post I wrote that month of september…

E se volete sapere qualche cosa di più a proposito di Helen ed Eric e vedere qualche loro foto potete leggere questo post su RangeFinderForum (solo inglese).

And if you like to know more about the story of Helen and Eric and look at some of their photos you can read this post on RangeFinderForum.

CIAO FRANCESCO ,          RELOADED

Photography, friendship and sadness: a difficult post.    scroll down for english text

Fotografia, amicizia e tristezza: un post difficile.

Era una domenica pomeriggio, settembre, due anni fa. Ero solo in casa e stavo assemblando uno scaffale per sistemare la mia collezione di cd. Quando il telefono è suonato ed ho sentito la domanda dell’amico Antonio ho capito subito che qualche cosa non andava. Si, perchè se uno, senza nemmeno salutarti ti domanda” Robert, ma non sai niente?” capisci subito che qualche cosa non va. E allora mentalmente fai una lista in una frazione di secondo, che dura un’eternità di tutti gli amici comuni. E ti sembra che stiano tutti bene e ti chiedi a chi, o cosa possa essere successo. Perchè il tono della voce non ti lascia dubbi. “no, perchè?” ho risposto, aggiungendo “cosa è successo?” E allora tutto si è fermato, quando l’amico mi ha risposto, con voce commossa fino alle lacrime :

” Francesco, ieri. Infarto fulminante. Nessuna possibilità di rianimazione.”

It was sunday afternoon, september, two years ago. I was home, alone working to assemble a new shelf for my CD collection. When the phone rang and I heard the voice of my friend Antonio I soon understood that something was wrong. Yes, because when someone ask you, even without greetings “Robert, don’t you know anything?” you suddenly understand that something is wrong. Then you make a mental list, in a fraction of a second which lasts an eternity of all the friends you share with the man on the phone and it seems you they are all ok and you ask yourself whom and what could have happened. Because the tone of the voice does not leave any doubt. “No, why” I answered “what  happenned ?”  And then everything around me stopped, when the friend, with a moved to tears voice said :

“Francesco, yesterday. A heart attack. Infarct. No chance. We lost a friend”

Per me Francesco era come un fratello. La mia passione per la fotografia, che era la sua professione, ci aveva fatti conoscere. Ma poi abbiamo scoperto un sacco di cose in comune, idee e interessi. L’esigenza di lavorare per un mondo che non consumasse tutte le risorse disponibili. Il piacere di vivere senza ostentazione. Il desiderio di conoscere, studiare. La gioia dell’uscire dal coro, avere le proprie idee. L’amore per la musica oltre a quello per la fotografia.

For me Francesco was like a brother. My passion for photography, which was his profession, let us know each other. But then we discover to share many things, ideas and interests. The need to work for a world which doesn’t waste all the resources. The joy to live without any ostentation. The desire to know, to study. The joy to stay out of the chorus and to have our own ideas. The love for the music beside the one for photography.

Francesco era anche il mio editor: tante volte gli mettevo sul tavolo scatole di dia, oppure fogli di provini e lui mi aiutava nella scelta. Discutendo, ponendoci domande. Oppure semplicemente chiaccherando.  Ed ascoltavo i racconti dei suoi viaggi certamente non da turista. Come quando ha visitato Cuba in bicicletta, insiema al figlio quattordicenne per due settimane, lontano dagli intinerari turistici. O la Cambogia, sempre in bicicletta con il figlio Lorenzo. E mi parlava del prossimo viaggio, che purtroppo non è riuscito a fare.

Francesco was also my photo editor: many times I left on his table boxes of slides, or contacts and he helped me in the selection. We discussed, we asked ourselves questions. Or simply we chatted. And I listened to the stories about his journeys, for sure not touristic. Like when he visited Cuba by bicycle together with his son  14 years old far away from any touristic settlement. Or Cambodia, again bicycling together with his son Lorenzo. And he explained me the next journey, which unlucky he did not manage.  

L’amicizia con Francesco mi ha dato tanto, sia nella fotografia sia nella vita. Mi manca, ma ogni volta che prendo in mano la macchina fotografica lo sento vicino a me. E voglio ricordarlo con il suo carattere ed il volto a volte sorridente a volte serio ma sempre pronto ad aiutare gli altri.

The friendship with Francesco gave me so much, both in photography and in life. I miss him but each time I have a camera in my hands I feel him on my side. And I desire to remember him as he was, with his character and his face, sometimes smiling sometimes serious but always ready to help anyone else.