A couple of words about habitat

Un paio di parole su habitat        please scroll down for english text, thanks.

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Questa foto era stata preparata per una mostra collettiva il cui tema è “Habitat” e dove ognuno aveva a disposizione uno spazio di un metro per esporre il proprio lavoro. Habitat è un concetto molto vasto che può essere sviluppato da diversi punti di vista. L’ambiente in cui viviamo con le sue caratteristiche, i suoi problemi, le opportunità. Le persone che incontriamo e dove le incontriamo. I trasporti e come ci muoviamo. L’architettura, l’attenzione (?) al verde, alla cultura, allo shopping e alla cultura dello shopping 😦

I prepared this picture to take part in a collective exhibition whose theme was “Habitat” and where each photographer had a space of one meter to display his own work. Habitat is a wide concept which can be developed by various points of view. The environment in which we live with its characteristics, its problems, the opportunities. The people we meet and the places in which we meet them. The transports and how we move. The architecture, the attention to the green (?), the culture and the shopping culture 😦

Ma tutte queste idee contengono un lato negativo ed io ho preferito un atteggiamento più rilassato, positivo senza però ignorare le problematiche attorno all’ambiente. E allora durante una breve vacanza sulle Alpi svizzere ho scattato un paio di pellicole con la mia Holga, 24 foto in tutto dalle quali selezionare le foto per l’esposizione.

Aletsch Glacier

Aletsch Glacier         click the photo to enlarge, please – cliccare la foto per ingradirla

But all these ideas have a “dark side” and i preferred a more relaxed and positive attitude, without ignoring anyway that our habitat is menaced by many problems. So, during a short holiday in the swiss Alps I shot a couple of film with my Holga, for a total of 24 photos among which I had to choice the ones for the exhibition.

Per  me è stato subito chiaro che le foto significative erano queste cinque, una delle quali  esprimeva il paesaggio montano (per la cronaca sono a Riederalp sopra il ghiacciaio dell’Aletsch). E’ un posto accessibile anche ai non più giovani (come me)  e dove si arriva o a piedi o in funivia ma non in auto. Quindi tranquillità, silenzio, aria pulita. Ma sappiamo che i ghiacciai sono minacciati dalle attività dell’uomo. La foto con la macchina movimento terra serve a ricordarci questo.

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It was soon clear for me that the photos had to be these five, one of which with a mountain landscape (it is Riederalp, over the Great Aletsch Glacier). It is a place where even the no more young (as myself) can arrive but only on foot or by cable-car, not by cars. Quietness, silence, clean air. But we know that the glaciers are menaced by the human activity. The photo with the bulldozer symbolizes this aspect. 

Un antenna satellitare invece ci ricorda che viviamo in un momento in cui la tecnologia arriva dappertutto,  con i suoi vantaggi ed i suoi inconvenienti. Ho inserito anche i due fiori che avete già visto in questo articolo: considerando una certa casualità al momento dello scatto (sempre nella stessa breve vacanza) io credo che la loro presenza in questo lavoro diventi una metafora. Quale? A vostra scelta, ognuno può scegliere la sua preferita…ma un fiore colorato e uno nero…

A parabolic antenna to remind us we are in an high-tech world and the technology arrives almost everywhere with many benefits and a few drawbacks. I inserted in this work also the photo of two flowers you have already seen in this post: thinking  of a certain level of fortuity when I shot them (during the same short holiday) I believe that in this work they become a metaphor. Which one? You can think about and make your choice…but a flower full of color and one black…

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holga_leuk-388Scelte le foto era importante decidere come presentarle. La prima idea era di stampare le cinque foto in misura adeguata e appenderle con un piccolo passpartout nello spazio a disposizione. Ma non mi piaceva perchè di poco impatto visivo e allora cercando altre soluzioni ho pensato all’idea della matrice 5×5 con l’immagine principale ripetuta molte volte per sottolinearne l’importanza inserendo però le altre immagini di disturbo. Il tutto montato su un pannello di alluminio al vivo. Avevo anche pensato di stampare tutte le immagini nel formato piccolo (10x10cm) ed incollarle manualmente ma la mia scarsa propensione per certi lavori manuali mi ha convinto a preparare un collage digitale.

holga_leuk-400After the choice of the pictures it was important to decide how to display them. The first thought was to print the single images, frame them with a passpartout and hang them. But I did not like it because the  visual impact was too low. So I decided for a matrix 5×5 with the main image repeated many times to underline its importance inserting a few “disturbing” images to break the regular pattern. All this was mounted on an aluminium panel. To say the truth I also planned to print all the photos in the small size (10x10cm) and glue each one on the panel but my low level of craftsmanship brought me to assemble the image in a digital way.

La foto che non c’è. Fra le immagini idonee per questo collage ce ne era un’altra scattata in quell’occasione che mi sarebbe piaciuto inserire: questa. Sotto un cielo blu intenso, nel quale sventola una bandiera davanti al  ghiacciaio dell’ Aletsch una persona, di spalle e non riconoscibile contempla la bellezza del panorama seduta su una sedia a rotelle. Questo perchè credo che un habitat amico debba permettere a tutti di goderne la bellezza. Non l’ho inserita perchè scattata con la macchina digitale di mia moglie e non con la Holga. E’ vero che con pochi passaggi di Photoshop avrei potuto renderla quadrata, aggiungere un po’ di vignettatura e sfocatura ed in quelle dimensione nessuno si sarebbe accorto dell’origine diversa. Ma sarebbe stato un falso, un tradire l’idea di questo lavoro a base di immagini scattate su pellicola con una macchinetta semplicissima. Per me la coerenza di un’idea è più importante dell’aspetto visivo.

The photo which is not here. Among the images  useful for this collage there was another that I had liked to insert: this one. Under the blue sky with a flag with flying colours in front of the Aletsch Glacier a man, seen from behind him (without seeing his face) contemplates the beautiful landscape sitting on a wheelchair. This because I think that a friendly habitat must give everybody the chance to enjoy it. I did not use this photo because it was shot  with the digital camera of my wife and not with the Holga. It is true that with a quick Photoshop work I could make it square, add some blurr and some vignetting and considering the small sizes nobody had understood it was not Holga made. But it had been a false, it had been like to cheat the idea of this work based on a  very basic film camera. For me it is more important the coherence than the visual aspect.

Come sempre se avete commenti sono benvenuti e non dimenticate di cliccare sulle immagini se volete vederle ingrandite. A presto!

As always your comments are welcome and please do not forget to click on the image if you like to see them enlarged. We’ll meet soon!

one day, time ago…

Un giorno, tempo fa…                     the english text is below, thanks

Qualche anno fa, una sera d’estate ma forse era primavera, giocavo con la mia Holga nel giardino dell’albergo dove eravamo in vacanza . E volevo sperimentarne il flash. Cosa meglio di un bel vaso di fiori rossi e fucsia per un esperimento? Va bene, un po’ banale, lo so. Dapprima ho controllato il nastro adesivo (è utile applicare nastro adesivo su un’Holga per tenere sotto controllo le infiltrazioni di luce) e dopo ho pensato almeno di costruire una bella inquadratura. Per trovare il miglior punto di vista mi sono spostato un prima poco a sinistra, poi a destra, e alla fine ho scattato. Con il flash. La foto mi è piaciuta, ma quello che mi ha veramente divertito è stato sentire un po’ più tardi questa frase da un turista tedesco rivolto a sua moglie: “Quel signore – ero io – ha fotografato questi fiori con molta attenzione. Deve proprio essere una pianta molto rara.”

A few years ago, on a summer night but it could have been spring, I was  playing with my Holga in the garden of the hotel were we were having a short holiday. I wanted to test the flash. And what could be a better subject than a vase of red and fuchsia  flowers? I know, it is a little banal! First I check the tape on the camera (you must put tape on  an Holga in order to control the lightleaks) Than I tried to frame well, in order to find the best point of view I moved on the left, than on the right and at the end I shot. With the flash. I always liked that picture, but what amused me very much was to ear later a german tourist saying to his wife: “That gentleman – I was – took a photo of these flowers, and he paid attention, very much. It must really be a rare kind of flowers.”

Per chi fosse curioso dei dettagli tecnici in genere con l’Holga adopero una pellicola di almeno 400 iso perchè l’apertura dell’obiettivo è di circa 8. In questo caso avevo però una pellicola di soli 160 iso che, al crepuscolo con la luce che già scarseggiava mi ha dato una sottoesposizione dello sfondo. Che a me piace…e a voi?

I say for the ones curious about technical details that when shooting Holga I usually have  at least a 400 iso film (the lens aperture is about f 8). In this case I had only a 160 iso film which at dusk with not so much light resulted in underexposed background.  I like it…how about you?

Bar Roma, I like it.

Bar Roma, mi piace.                        Please scroll down for english text, thanks. 

Il tema era “Sulla strada della mie estate”.  Un po’ stanco della precisione della fotografia digitale ho pensato di svolgerlo in bassa fedeltà: dunque via con il trip Holga!

The theme was “On my summer’s road”. Tired of the precision of digital photography I decided to work it out in lo-fi key: therefore the name of the trip is Holga.

E sulla strada della mia estate ho trovato il Bar Roma, che avete già incontrato in questo post. E’ andata semplicemente così. Queste sono le foto.

And on my summer’s road I found the Bar Roma, which you already saw in this post. Simply like that. Here are the pictures. 

Late summer’s games

Giochi di fine estate.               Please scroll down for english text, grazie!

In questa mia estate analogica non poteva mancare una pausa giocherellona. E allora quando Simo ed io abbiamo deciso di trascorrere qualche giorno al lago ho pensato di portare con noi uno dei miei giocattoli. Ispirato dall’estetica delle foto lo-fi di my analogue journey fra i giocattoli ho scelto la mia Holga.

During my analogue summer I could not miss a playful pause. Therefore when Simo and me decided to spend a couple of days at the lake I thought to bring with us one of my toys. Inspired by the aesthetic of the lo-fi photos  from my analogue journey I choiced my Holga.

Un paio di righe per chi non la conoscesse: la Holga è una macchina fotografica di plastica (perfino l’obiettivo) semplicissima ed imperfetta che usa pellicole 120. Infiltrazioni di luce ed altre amenità danno foto abbastanza imprevedibili. Ultimamente, anche a causa delle dimensioni che modo di fotografare, chiamato toy camera (= macchine giocattolo) sta assumendo  sono sorte due scuole di pensiero opposte su questo tipo di fotografia. Una sostiene che quando un fotografo passa a queste macchine è perchè non ha più nulla da dire e sfrutta questo strumento per sentirsi e proporsi come artista. L’altra è invece ritiene che se il fotografo vale anche con uno strumento molto limitato può dare risultati eccellenti.

A couple of lines for the ones who do not know it: Holga is a plastic photocamera (lens included) very simple and absolutely imperfect which works with 120 films. Light leaks and other amenities give photos which are … at least unforeseeable. In the last time, due to the increasing  toy cameras phenomenon two opposite ways of thinking are born. One says that when a photographer uses this kind of cameras is because he has nothing more to say and uses this instrument to propose himself as an artist. On the other side it is said that even with a simple unsophisticated instrument if the author is valid he can get an excellent work out of it. 

Se volete avere un’idea di cosa  si possa fare con questi giocattoli vi consiglio una visita a queste pagine del sito John Stanmeyer . Da queste pagine è  anche evidente quanto lavoro serio anche in fase di editing abbia richiesto un libro come “Island of the Spirits”: non basta avere una Holga e scattare qualche foto a caso! A proposito, dalla lista del suo equipaggiamento foto vediamo che lui ne ha cinque!

To have an idea of what a talented photographer can do working with toy cameras I suggest to visit these pages of the John Stanmeyer web site. From these pages it is clear how much serious work, even in editing and sequncing is required by a book like “The Island of the Spirits” : it is not enough to have an Holga and shoot by chance! By the way, looking at the list of his equipment we can see that he has five Holgas!

Davis Burnett è un altro fotografo che ha osato lavorare con Holga su di un soggetto serio: infatti nel 2000 ha documentato la campagna presidenziale di Al Gore. Le foto sono visibili qui, sul suo sito sotto la voce “Holga eye”.

David Burnett is another photogrrapher who dared to work with an Holga on a serious subject: in the year 2000 he shoot the Al Gore campaign, photos are visible here on his web site under the label “Holga eye”.

Ovviamente fra questi fotografi e me c’è un abisso, non dobbiamo dimenticarlo. Io, come ho detto all’inizio  con Holga ci gioco. Certo, cerco di giocare seguendo un’idea e con una macchina semplicissima mi abbandono all’istinto, senza perdere tempo a trafficare con impostazioni, pulsanti, ghiere e menù vari. Come dice l’amico blogger Münchow in questo (ed altri) post del suo blog di fotografia creativa lascio il mio lato istintivo prendere il sopravvento. L’idea su cui lavoro delimita i confini in cui mi muovo. All’interno di questi guardo,  inquadro e scatto!

Of course between me and these photographers there is an abyss, this has not to be forgotten. As I said in the beginning I play with the Holga. Sure, I try to play following an idea and with a real simple camera I give freedom to my instinct, without loosing time with settings, buttons, rings and various menus. As the blogger friend Münchow says here (and in other ineresting posts of his Creative Photo Blog) I let my instinctive side to take over. The idea on which I work defines the limits whithin which I have to stay. Inside these limits I look,   frame and shoot. 

In questo caso l’idea ha a che fare con la strada che è sempre un posto dove accadono tante cose interessanti. E poi è il tema che l’associazione fotografica di cui faccio parte ha proposto come compito delle vacanze. E allora vi propongo qualche immagine di quelle scattate in questi giochi estivi in anteprima. E le altre foto? Ma quando i compiti saranno finiti, naturalmente!

In this case the idea has to do with the road because it’s a place where many interesting things happen. And moreover it is the theme proposed as holidays home work by the photo association in which I am a member. Therefore I propose now a few images I shot during these summer games as a preview. And the other photos? But when the homework will be done, of course!

holga on the road

foto rkr©2012

holga, aug 2012

foto rkr©2012

holga on the road

foto rkr©2012